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Roma, 25 lug – L’inizio: l’atto o il fatto di cominciare, di dare il via a qualcosa. La fine: la sua ultima parte, il momento in cui essa cessa. Azioni comunque espressione di volontà e decisione. E’ l’istantanea fotografica di ciò che hanno rappresentato le italiane, dalla Fiorentina alla Lazio, in Coppa delle Coppe. 39 edizioni, dal trionfo viola del 1961 al successo biancoceleste del 1999. Nel mezzo c’è gloria anche per Milan (due volte), Juventus, Sampdoria e Parma.



La Lazio pensa in grande

La stagione 1997/98 segna una rinnovata ambizione per tutto l’universo laziale. Il campionato lo vede a lungo terzo incomodo nel duello Inter – Juve e in Coppa Uefa si arrende solo in finale ai meneghini di Simoni. Inoltre, a 40 anni esatti dall’ultima affermazione, è in Coppa Italia che arriva una grande soddisfazione, concludendo nel migliore dei modi un clamoroso percorso: eliminazione ai quarti dei cugini giallorossi con una doppia vittoria (di cui la prima per 4-1), in semifinale fatta fuori la Torino bianconera e all’atto conclusivo la spettacolare rimonta sul Milan. I viscontei all’andata si impongono a San Siro 1-0 e all’Olimpico passano avanti a inizio ripresa. Ai romani servono tre reti, che puntualmente arrivano nel giro di 10 minuti (Gottardi, rigore di Jugovic, Nesta).

L’annata successiva si apre come si era conclusa quella precedente, ossia con un trofeo, la Supercoppa conquistata a Torino contro gli juventini freschi di scudetto. I biancocelesti, che nel mercato si sono pesantemente rinforzati – su tutti il ritorno in Italia di Christian Vieri – in serie A partono col freno tirato. La massima competizione nazionale finisce poi nel peggiore dei modi: alla penultima in quel di Firenze la capolista non va oltre l’1-1 e viene scavalcata in classifica dal Milan che la domenica successiva si aggiudicherà il tricolore.

A rilento anche in Europa

Zoppicanti anche gli esordi europei. All’Olimpico arrivano gli svizzeri del Losanna e dopo neanche 120 secondi i padroni di casa sono sotto di un uomo con gli ospiti che usufruiscono di un rigore. Marchegiani para ma finisce 1-1: in terra elvetica si confeziona una tribolata qualificazione grazie alla regola dei gol in trasferta. Sofferte anche le doppie sfide contro Partizan Belgrado e Lokomotiv Mosca. Nel mezzo l’unico turno senza patemi, ossia quello giocato contro i greci del Panionios, regolati con un totale di 7 reti a 0. A regalare agli aquilotti la sfida del Villa Park è l’estro di Roberto Mancini: l’attuale cittì nella complicatissima semifinale di andata confeziona, con la specialità della casa – il colpo di tacco – l’assist per il decisivo 1-1.

La Coppa delle Coppe della Lazio: un trofeo eterno

La finale di Birmingham si gioca solamente 4 giorni dopo la nefasta trasferta di Firenze. Di fronte ai capitolini c’è il sorprendente Maiorca. Passano 7′ e i fantasmi del Franchi vengono cacciati via da Vieri: un lancio senza troppe speranze del terzino destro Pancaro viene trasformato dal Bobo nazionale in un velenoso colpo di testa che vale l’1-0, siglato proprio sotto il settore dei sostenitori laziali. Ai tenaci isolani di Spagna bastano però una manciata di minuti per ristabilire l’equilibrio “grazie” anche alla complicità della retroguardia in maglia gialla che colpevolmente si dimentica a centro area il numero 9 maiorchino. La squadra di Cuper ha gamba e fiato e mette più di una volta in difficoltà la compagine romana. Ma essendo una di quelle sere in cui un giovanissimo Alessandro Nesta ha deciso di alzare il muro ogni tentativo avversario viene respinto.

Soffrono i biancocelesti, almeno fino a 10’ dal termine. Al limite dell’area il tiro di Vieri viene rimpallato, la sfera carambola sul destro di Nedved il quale senza pensarci disegna col destro una perfetta parabola che si insacca alle spalle di Roa. E’ il gol del definitivo 2-1 che permette all’aquila di spiegare le ali e volare nuovamente sui cieli d’Europa. “Per sempre nostra” è l’aforisma con cui i laziali ricordano ancora oggi la vittoria in terra albionica. La Coppa delle Coppe della Lazio è un trofeo eterno per la città eterna: la parola fine sulla storia di questa romantica competizione continentale non poteva che essere a tinte tricolori.

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