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Roma, 25 lug – L’Italia – per lo meno quella calcistica – è tornata. L’entusiasmante cammino di Euro 2021 può essere il giusto innesco per far ripartire definitivamente il sistema aiutandolo a tornare sui livelli a cui gli anni ‘80 e ‘90 ci avevano abituato. Si suol dire però che una rondine non faccia primavera. Le qualità e le caratteristiche su cui si basa il gruppo azzurro sono infatti elementi sì necessari, ma non sufficienti. Per avviare un virtuoso progetto di ampio respiro – che coinvolga le società tanto quanto la Nazionale – si devono giocoforza prima risolvere le storture strutturali del sistema pallonaro. A partire dalla (eccessiva) presenza di giocatori stranieri nel calcio italiano.



Qualche mese fa su queste pagine abbiamo parlato dell’esterofilia come forma mentis che da ormai troppo tempo influenza negativamente il mondo pedatorio. A dar manforte alle nostre tesi ci hanno (involontariamente) pensato dal Cies – Centro studi sportivo internazionale – con le loro fredde, ma inequivocabili, statistiche.

Come si muovono i calciatori

In uno degli ultimi rapporti analizzano, sulla base dei dati disponibili a maggio 2021, le migrazioni direttamente legate al calcio giocato. Se da una parte riscontrano la crescente, anche in tempo di Covid-19, mobilità internazionale dall’altro si evince che tra gli “esportatori” ai primi posti ci siano il Brasile (1.287 giocatori in 145 campionati esteri), la Francia (946) e l’Argentina (780).  La tendenza è – stranamente – in rialzo per i transalpini, in ribasso invece per le due nazioni sudamericane.

La rotta più frequentata è quella che dal Brasile va in Portogallo (236). Traffico anche in Britannia: 120 calciatori dalla Scozia verso la nazione dei 3 leoni, 78 effettuano invece il percorso inverso.

Note – per noi – dolenti, arrivano quando ci si focalizza sugli “importatori”. In questa infausta classifica ci piazziamo “virtualmente” al secondo posto (sono 695 gli stranieri nel calcio italiano dopo i 771 dell’Inghilterra) che diventa però “potenzialmente” primo in quanto tra i movimenti albionici in entrata ben 231 sono riferiti alle altre realtà del Regno Unito. Le italiane si aggiudicano anche il poco edificante record mondiale di 18,4 “espatriati” per squadra.

Gli stranieri nel calcio italiano: il quadro generale

Di questi quasi 700 atleti, più del 10% proviene dalla Francia, in 58 invece dall’Argentina e 55 dal Brasile. I numeri in questione però non comprendono quei calciatori stranieri cresciuti nei settori giovanili delle nostre squadre. Incrociando i numeri con quanto riportato a ottobre scorso da Calcio e Finanza contiamo nella sola Serie A un totale di 355 allogeni (di cui 33 brasiliani, 27 argentini, 22 francesi e 21 spagnoli) contro 240 italiani, ossia solamente il 40% dei tesserati. Nei 5 maggiori campionati europei solo la Premier League riesce a far peggio (38%). In questo caso vale tuttavia la pena rimarcare come il Regno Unito sia storicamente un caso più unico che raro, con quattro nazioni che compongono un singolo stato: nel restante 62% troviamo anche gallesi, scozzesi e nordirlandesi. Non è un caso comunque che la nazionale inglese sia a secco di trofei da metà degli anni ‘60.

I connazionali “espatriati” sono invece 138. Di questi, poco più di una decina hanno militato nella stagione 2020/21 in uno dei 4 campionati più importanti d’Europa. Tra essi ricordiamo gli azzurri Palmieri, Jorginho (Premier League), Verratti e Florenzi (Ligue 1). La presenza di italiani all’estero è quindi piuttosto esigua.

Una tendenza castrante

Questa (purtroppo) consolidata tendenza non ha fatto bene né alle società – il cui ultimo trofeo continentale risale a una vita fa, maggio 2010 – né alla nostra Nazionale, la quale negli ultimi anni ha avuto parecchi giri a vuoto. Anche per i motivi di cui sopra, alla fine dei conti, i sorrisi precedenti all’esperienza manciniana (2006 e 2012, rispettivamente vittoria mondiale e finale europea) sono rimaste prediche nel deserto.

Soprattutto in ottica azzurra, solo i nostri campionati possono avere l’interesse di  garantire il dovuto spazio ai calciatori italiani. Pensare che ciò succeda all’estero è semplicemente utopistico. La caccia al mondiale riparte da un gruppo forte, giovane e versatile che però va puntellato regolarmente: le soluzioni per migliorarlo le abbiamo tutte in casa. Farle ammuffire ancora una volta in panchina sarebbe davvero un peccato mortale.

Marco Battistini

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