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Roma, 5 mag – Quando Mourinho disse “voto a destra” era il gennaio del 2016. Da allora di acqua sotto i ponti del London Bridge ne è passata, senza che lui sia mutato di una virgola. Lo Special One è sempre lì, a surfare controcorrente. Di politica però non ha più parlato, così restano impresse quelle dichiarazioni di cinque anni fa con cui riuscì dove riesce sempre benissimo: far discutere.



Mourinho e quel voto a destra

“E’ la scelta migliore per il nostro Paese. E’ la prima volta che mi espongo pubblicamente, lo faccio perché penso che, oggi più che mai, il Portogallo abbia bisogno della scelta giusta“. A chi si riferiva Mourinho? A Marcelo Rebelo de Sousa, allora candidato della destra lusitana e attuale presidente del Portogallo. Qualcuno restò di stucco per quelle parole.

Ma come spiegammo su questo giornale le radici “di destra” di Mou affondano nella storia della sua famiglia. Con un padre sempre in giro per lavoro, lo Special One trascorse gli anni della propria gioventù nella tenuta dello zio materno Mario Ascensao Ledo. Un tipo piuttosto noto nel Portogallo meridionale: imprenditore e proprietario di un’industria di sardine in scatola. E soprattutto persona fidata di un certo Antonio de Oliveira Salazar, dittatore bollato spesso come “fascista”. Di fatto si ispirò inizialmente a Mussolini, per poi intraprendere una deriva piuttosto reazionaria.

Il mago del tiki tackle

A prescindere però dal suo passato, tutto si può dire tranne che José Mourinho sia un megafono del politicamente corretto. Dalle “manette” alle frecciate agli avversari, dallo stile burbero – eppure essenzialmente raffinato – alle frasi entrate nel verace vocabolario del calcio, lo Special One spiazza e divide. Non è un uomo per tutte le stagioni, è un uomo d’impatto rude, che fa discutere sempre e comunque. E per questo piace, anche a chi lo critica fingendo di odiarlo. Anche agli inglesi che lo hanno ribattezzato “Special Once”, ovvero “speciale un tempo”, a causa della sua parabola discendente sulle panchine della Premier League. Dai fulminanti successi al veleggiar in mezzo al guado, qualcuno è convinto ormai che Mourinho sia un allenatore vintage. Poco adeguato allo scorrere vorace del calcio spettacolo.

Sia come sia ad averne di Mou, dal piglio romantico che non fa mai rima con cipiglio, quello che intravedi ogniqualvolta ti imbatti nei volti di plastica della stucchevole retorica mediatica. Portoghese, dunque di poche parole, con quel fare sospeso tra oceano e mediterraneo. Incarnazione pura di quella indecifrabile malinconia di chi è nato in una terra d’Europa che all’Europa dà le spalle, scorbutico modo per non farsi travolgere dall’immediatezza. Mourinho ti inchioda alla profondità dello sguardo di chi non sai mai se ti apprezza o ti sbeffeggia. Uno dei pochi a rivendicare ancora lo spirito battagliero del calcio d’altri tempi, che si gioca al tavolo del bar sport più che sul campo. E’ forse per questo che è Special soprattutto in Italia, nella patria di chi vive di polemiche e campanili, di scontro e incontro perenne. Nella terra del tiki tackle in faccia al tiki taka.
Bentornato a casa José.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Bentornato a casa…, che bel complimento. Sottoscrivo senza essere né interista e né romanista.

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