Roma, 11 feb – Neanche il tempo di gustarsi un turno di campionato particolarmente succulento – non solo Napoli-Inter, la rivitalizzata Juve cerca punti Champions in casa dell’Atalanta e in coda Genoa e Salernitana si sfidano nella più classica delle ultime spiagge – che le squadre italiane si rituffano nella (difficile) rincorsa a un’affermazione europea, sfuggente da oltre un decennio.

L’Inter con la testa, la Juve di forza

Partiamo dalla coppa con le grandi orecchie, che già nella fase a gironi ha dimezzato le truppe italiche: bocciato il Milan e spedita in Europa League l’Atalanta. Sarà subito di scena invece – mercoledì sera sul prato di San Siro – l’Inter la quale, come ben sappiamo, affronterà il Liverpool di Jurgen Klopp nonché delle vecchie conoscenze romaniste Alisson e Salah. Per superare i quotatissimi (soprattutto in chiave vittoria finale) Reds nella doppia sfida ai nerazzurri servirà, per dirla con Sacchi, un capolavoro. Eccellenza da raggiungere senza gli strappi dello squalificato Barella e con ogni probabilità le qualità da “tuttocampista” di Bastoni. Missione ardua ma non impossibile: come fa notare l’Arrigo nazionale – incidenti di percorso a parte, come l’ultimo derby in cui i campioni d’Italia ad un certo punto si sono seduti – la Beneamata è la squadra che per impostazione di gioco più si avvicina alle migliori compagini del continente. Certo la differenza tecnica (e, ribadiamo, di mentalità) con le pretendenti alla finale di San Pietroburgo non si colma dall’oggi al domani, ma affrontare gli ottavi senza timori reverenziali potrebbe essere un ulteriore gradino alla lenta crescita registrata dalla gestione Spalletti in avanti. Oltre che in senso materiale – da un triennio a questa parte in Serie A nessuno ha segnato di capoccia quanto i meneghini – sarà quindi fondamentale l’uso di quella testa che negli ultimi anni proprio in Europa ha funzionato a intermittenza.

Urna tutt’altro che proibitiva invece per la Vecchia Signora. Tra una decina di giorni la Juventus sarà di scena infatti all’ex Madrigal, tana del Villarreal, con tutti i favori del pronostico. La mini-rivoluzione di gennaio (dentro Zakaria e – soprattutto – Vlahovic, fuori Bentancur, Ramsey e Kulusevski) ha per lo meno risollevato gli animi alla Continassa, dove l’aria da fine ciclo iniziava a farsi pesante, quasi deprimente. Allegri si affiderà quindi alla forza del centravanti serbo, subito in gol all’esordio nonché decisivo nella coppa nazionale, il quale con Morata e Dybala – tralasciamo giocoforza l’infortunato Chiesa – forma un pacchetto avanzato decisamente completo. I quarti sono alla portata, a patto che vengano definitivamente messi da parte i fantasmi di Porto, Lione e Ajax.

Gli spareggi di Europa League: Atalanta e Lazio

Per quanto riguarda la sorella di mezzo, tra il 17 e 24 saranno impegnate negli spareggi per accedere agli ottavi tutte le italiane (in Conference la Roma si è guadagnata il biglietto diretto per gli ottavi). Qualche defezione di troppo dalla trequarti in su in quel di Bergamo: a mercato chiuso il Gasp si ritrova con Miranchuk, Ilicic e Zapata fuori causa. L’Atalanta – unica a giocare in casa l’andata – incrocerà i tacchetti con i comunque abbordabili campioni di Grecia dell’Olympiakos che prevedibilmente cercheranno di limitare i danni a Bergamo e puntare tutto sul calore del “Karaiskakis” nella gara di ritorno.

Lazio che invece se la vedrà con il Porto: allenato dall’ex Sergio Conceiçao rimane un avversario ostico ed esperto, nonostante quest’anno in campo internazionale – con l’alibi di essersi ritrovato nel girone di ferro con Atletico, Liverpool e Milan – abbia espresso un atteggiamento decisamente rinunciatario. Sulla sponda biancazzurra del Tevere il sarrismo ha già avuto qualche giro a vuoto di troppo e proprio in Europa l’ultimo allenatore italiano capace di alzare questo trofeo continentale (Chelsea 2019) potrebbe ritrovare certezze che in patria sembrano non così granitiche.

Per il Napoli una sfida da Champions

Chiudiamo il quadro con la partita più attesa, ovvero Barça – Napoli. Ai blaugrana, in pieno ricambio generazionale e intervenuti pesantemente sul mercato durante la finestra invernale, non rimane che appigliarsi alla fu Coppa Uefa per salvare una stagione fin qui disastrosa. Il rispetto a un avversario così blasonato è ovviamente dovuto ma i partenopei, rivitalizzati dopo un dicembre negativo – e con i fondamentali recuperi di Koulibaly, Anguissa e Osimhen – devono puntare al massimo risultato. E chissà che Insigne, dopo aver agganciato Maradona nel conto dei gol segnati, non riesca a raggiungerlo anche in quello dei trofei continentali, facendo un regalo alla sua amata e calorosa città prima di partire per la gelida Toronto.

Marco Battistini

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