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E’ “l’uomo di Odino” la più antica incisione runica mai scoperta

by Andrea Bonazza
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Roma, 10 mar – Scomparsi dalla storia in epoca medievale, assorbiti dalla società europea cristiana, nonostante abbiano affrontato interminabili rotte in mare alla conquista di nuove terre, forse mai come in questi ultimi anni, i vichinghi sono riusciti a conquistare il mondo. Intendiamoci; ciò è avvenuto grazie a fortunati romanzi, serie tv e gruppi musicali che hanno riportato in voga il fascino norreno nella cultura contemporanea. Ma attraverso le più moderne tecniche di ricerca e scavo, anche dal punto di vista archeologico gli studiosi sono riusciti ad effettuare straordinarie scoperte che riguardano origini, usi e costumi di questi popoli guerrieri originari del nord Europa.

La più antica iscrizione dedicata a Odino

Un sorprendente riferimento al dio nordico per eccellenza, Odino, è stato identificato su un antico e bellissimo disco d’oro rinvenuto nella Danimarca occidentale. La runologa Lisbeth Imer, del Museo Nazionale danese di Copenaghen, ha spiegato che l’iscrizione rappresenta la prima prova concreta del culto di Odino. Il meraviglioso disco d’oro, perfettamente conservato, risale infatti al V secolo d.C., molto prima quindi della nascita ufficiale dell’era vichinga e antecedente, di almeno 150 anni, al precedente ritrovamento di una spilla scoperta nella Germania meridionale, dedicata alla massima divinità nordica e databile alla seconda metà del VI sec.

Il tesoro di Vindelev

Stando alla traduzione della runologa scandinava, l’iscrizione recita testualmente: “È l’uomo di Odino” e potrebbe riferirsi a un re o a un signore supremo che dominava sulle antiche tribù che abitavano le fredde terre del nord. La reliquia, un ciondolo ornamentale molto sottile e pregiato, sulla base di una ricerca scientifica è stato datato al V secolo. L’oggetto faceva parte del tesoro di Vindelev, una ricca collezione 1.500 anni, che custodiva oltre due libbre di manufatti d’oro scoperti nella Danimarca occidentale nel 2020. inclusi nel tesoro, i ricercatori scoprirono grandi medaglioni grandi come piattini e monete romane riconvertite in gioielli. Come annuncia il suo stesso soprannome, il tesoro è stato portato alla luce nel villaggio di Vindelev, nello Jutland centrale, area abitata fin dall’antichità e ricca di ritrovamenti archeologici. Nonostante la sua antica lavorazione, secondo l’esperta di scrittura runica, Imer, questa “è una delle iscrizioni runiche meglio eseguite che io abbia mai visto”. Krister Vasshus, uno specialista di lingue antiche, ha affermato che poiché le iscrizioni runiche sono rare, “ogni iscrizione runica è vitale per il modo in cui comprendiamo il passato. Quando appare un’iscrizione di questa lunghezza è di per sé sorprendente – continua Vasshus – Ci fornisce alcune informazioni piuttosto interessanti sulla religione del passato, che ci dicono anche qualcosa sulla società dell’epoca”.

Il Padre degli Dei del Nord

Gli esperti pensano che il tesoro di Vindelev sia stato sepolto circa 1500 anni fa, per nasconderlo ai nemici o come ex-voto per placare la furia degli déi norreni. Odino era una delle principali divinità della mitologia norrena ed era spesso associato alla guerra e alla poesia. Troppo spesso bistrattato dalla cultura mainstream contemporanea, le fonti antiche che descrivono Odino provengono principalmente dai miti norreni e dalla famosa Edda dello storico islandese Snorri Sturluson. Nell’Edda, Odino è il principale rappresentante degli Asi, gli déi di Asgard, e viene associato tanto al sacro, alla sapienza e all’ispirazione poetica e profetica, quanto alla guerra e alla vittoria. Nella tradizione norrena Odino si accompagna con la sua invincibile lancia, Gungnir, e cavalca il suo cavallo a otto zampe chiamato Sleipnir. Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e Vé, sposo di Frigg e padre del mitico Thor e di molti degli dèi, spesso viene definito “Padre degli Dèi” e sommo creatore di ogni cosa.

In attesa del Ragnarock

Quando sulla Terra giungerà il Ragnarok, Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell’ultima battaglia che anticiperà la fine del mondo. Nello scontro il dio verrà ucciso, inghiottito dal gigantesco lupo Fenrir, per essere poi vendicato da Víðarr che ucciderà la terribile bestia cacciandole un piede nella gola. In diversi testi, scientifici e non, il fatto che i ritrovamenti degli antichi manufatti sacri di epoca norrena avvengano proprio in questo periodo iniziatico per il Terzo millennio, presagirebbe l’avvicinarsi del tanto atteso e temuto Ragnarok. Sicuramente non siamo nessuno per comprenderne la veridicità o la buona fede di tali affermazioni, ma di fatto, l’epoca in cui viviamo si fa sempre più buia e caotica, sempre più lontana dalla tradizione e dalla saggezza dei nostri antenati. Un epoca nella quale, se vogliamo tentare un paragone con le profezie eddiche, a governare sono proprio le forze del caos, rese sempre più forti da eserciti di umanoidi rincoglioniti e lobotomizzati dalla propaganda progressista. Chissà che questi ritrovamenti non riescano a riportare l’uomo sulla retta via tracciata dal sangue e dal sudore dei propri avi. Altrimenti; che fine del mondo sia!

Andrea Bonazza

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