COEre5jWcAAjqatBudapest, 8 set – Non tutti adottano la resa come strategia definitiva di fronte all’immigrazione. L’Ungheria, per esempio, tenta di far rispettare un minimo di legge, anche se la cosa si fa sempre più difficile. I profughi alla frontiera con la Serbia continuano ad ammassarsi e la tensione è alle stelle. Addirittura 300 immigrati hanno sfondato le linee della polizia ungherese nei pressi del confine serbo, a Roszke, e si sono messi in marcia a piedi sulla principale autostrada verso Budapest.

L’obiettivo è ovviamente la Germania delle “porte aperte” della Merkel in cerca di braccia per le sue industrie. I profughi temono di non poter raggiungere Berlino se registrati in Ungheria e quindi, senza tanti complimenti, sfondano i cordoni. La polizia ha usato spray urticante per farli desistere. Alcuni treni sono ripartiti dall’Ungheria verso l’Austria, ma sono molti i migranti che continuano a muoversi a piedi. Nel fine settimana cinquemila, in maggioranza siriani, hanno raggiunto la Macedonia dalla Grecia, ventimila sono arrivati a Monaco.

Il premier Viktor Orban, tuttavia, tira dritto. Il leader ungherese si è anche recato a Morahalom, a pochi km dal confine con la Serbia, dove ha incontrato i lavoratori impegnati nella costruzione della barriera metallica anti-immigrati lungo i 175 km della frontiera con il Paese ex jugoslavo. Non solo: Orban ha anche preteso le dimissioni del ministro della Difesa Csaba Hende, reo proprio di non aver finito il muro nei tempi stabiliti. Orban lo ha rimpiazzato con Istvan Simicsko, finora responsabile per lo sport.

Il primo ministro ungherese ha spiegato le sue ragioni: “Il problema sta nelle priorità. Più tardi, potremmo anche parlare di quote, ma ora il problema è la difesa delle frontiere dell’Ue. Noi, in Ungheria, conviviamo da secoli con i rom, ma non vogliamo convivere con i musulmani. È un altra cultura, e gli ungheresi non vogliono questa presenza”. Orban ha anche sottolineato come, secondo lui, gli immigrati vadano in Germania perché attirati dal benessere tedesco e non per ragioni umanitarie. E tuona contro l’Ue: “Chiuda le frontiere o arriveranno a milioni“.

Giuliano Lebelli

 

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