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Il primo supereroe: Franco Baresi, 6 per sempre

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 31 lug – Ci sono notizie che non avresti mai voluto sentire. E articoli che non avresti mai voluto scrivere. Spesso, quando si apprende della scomparsa di un personaggio famoso, ci ricordiamo di qualche episodio della nostra vita nel quale le nostre esistenze siano entrate in contatto con la sua, ma nel caso della morte di Franco Baresi, per quanto mi riguarda, parlo di un uomo, prima che del fantastico calciatore che è stato, che ha fatto parte di tutta la mia vita in maniera silenziosa (del resto è sempre stato di poche parole) ma costante. Come ha scritto un mio amico: sei stato il mio primo supereroe. E francamente non posso trovare parole più vere e toccanti per ricordare il “Piscinin”.

Dalla Serie B alla Coppa dei Campioni

Per leggere dei suoi trionfi e di che meraviglioso giocatore sia stato, potete facilmente consultare internet o guardare qualche stralcio delle sue immortali partite. Oggi invece mi preme farne un ricordo personale, probabilmente non perfetto e filtrato dalle lacrime che copiosamente scendono sulla tastiera del mio computer. Perché Franco Baresi era in campo il 7 novembre 1982 in Milan-Cavese, quando con mio papà  varcai per la prima volta i cancelli di San Siro. Il Milan era in Serie B e lui era lì, capitano dei rossoneri, perché non era voluto andarsene: il Milan era già la sua famiglia, fin da quando bambino perse entrambi i genitori e venne cresciuto a Milanello.

Franco era in campo anche il 9 ottobre 1983 per Juventus-Milan, la mia prima trasferta. E poi il 24 maggio 1989 a Barcellona, quando alzò la Coppa dei Campioni al Camp Nou, dopo il trionfo contro la Steaua di Bucarest. Ed io ero lì, con mamma e papà, e lui una sorta di zio di tutti noi ottantamila cuori rossoneri sugli spalti.

Franco Baresi, garanzia di milanismo

E Franco è sempre stato lì quando sono entrato nella Fossa dei Leoni – e, spesso, per me le gradinate erano più importanti del campo. Perché noi sapevamo che, in ogni caso, in campo c’era lui a difendere i nostri colori, nel bene e nel male. Era garanzia di milanismo, di spirito “casciavit”. L’unico calciatore sul quale tutti noi tifosi, dall’ultras più facinoroso al più pacifico tifoso da tribuna, fossimo sempre d’accordo: unica inimitabile bandiera.

Si è ritirato l’1 giugno 1997 in Milan-Cagliari. Anche lì senza dire nulla a nessuno, con tutto lo stadio che lo implorava di restare, perché senza di lui saremmo stati più soli. Ma Franco Baresi sapeva che il suo tempo in campo era finito, era troppo un fenomeno per scendere sul rettangolo verde solo per onor di firma. Lo doveva a se stesso, ai suoi compagni, ma anche ai suoi avversari, che lo rispettavano in maniera infinita. Tanto che Maradona disse che era il più grande difensore di sempre, uscendo dal campo con indosso la sua maglia numero 6.

Il saluto della Scala del Calcio

Il 28 ottobre 1997 la Scala del Calcio adorante gli diede il suo tributo in una partita d’addio. Entrai allo stadio nel primo pomeriggio per aiutare ad allestire la coreografia preparata per lui. Non ci fu persona quella sera allo stadio che non pianse. E pianse anche lui, quando fece il giro d’onore sulle note di Grande, grande, grande di Mina. Lui che non era avvezzo a mostrare al mondo le sue emozioni, eccetto dopo la sfortunata finale Mondiale di Pasadena, uno dei suoi più grandi e imperituri capolavori, a dimostrazione che a volte le sconfitte possono portare altrettante gloria delle vittorie.

Ma Franco non se ne andò mai via veramente. Perché, nonostante i cambiamenti anche dolorosi che ha attraversato la Curva Sud, una cosa era certa: la bandiera rossonera con il suo nome ed il numero 6 garriva al vento in curva, quasi a ricordare a tutti noi milanisti, in campo e sugli spalti, chi eravamo e per cosa stessimo lottando.

Kilpin, Berlusconi e Franco Baresi

Personalmente le nostre strade si incrociarono una volta sola, alla festa per i trent’anni della Fossa. Presenziò in maniera discreta, nonostante l’incredibile affetto del quale era circondato. Riuscii a dirgli solamente “Grazie Capitano”: i supereroi è giusto restino lì, un po’ distanti da noi. Ci basta sapere che veglino su di noi, come continuerà a fare anche ora che se ne è andato altrove, nell’Olimpo del milanismo insieme ad Herbert Kilpin e Silvio Berlusconi, tre personaggi che più diversi non si può. Eppure senza anche solo uno di loro la mia vita non sarebbe stata la medesima.

Arrivederci e grazie unica inimitabile bandiera e mio Capitano. 6 per sempre.

Roberto Johnny Bresso

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