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Roma, 6 lug – Chiedere a un calciatore di proseguire con gli studi, a prescindere dalla carriera già in banca, da parte di un ministro dell’Istruzione è sicuramente un bel gesto. Un messaggio educativo ai più giovani, pur di successo, come a dire: cercate di crescere al meglio non solo dal punto di vista sportivo. Ecco che allora l‘appello a Donnarumma di Valeria Fedeli: “Gigi prenditi il diploma”, può suonare come un giusto incoraggiamento.

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Non fosse che in questo caso l’esortazione è arrivata da un ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca che in quanto tale si presuppone competente e titolato per fornire un buon esempio agli studenti o quantomeno essere da loro ascoltata. E invece, come noto, ci ritroviamo come titolare del dicastero in questione un’ex sindacalista della CGIL, nonché fondatrice del comitato femminista “Se non ora, quando?”, passato alla storia patria per essere durato pressoché il bercio di un gatto, che uno straccio di laurea non ce l’ha proprio. Anzi, colei che dovrebbe “vigilare sulle istituzioni universitarie”, oltre a programmare e orientare le politiche educative, si è fermata alle scuole superiori senza ottenere la maturità. Ma oggi chiede ad un giocatore di Serie A di centrarla ad ogni costo.

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In una lettera aperta, dalle pagine della Gazzetta dello Sport, il ministro Fedeli si è rivolta così al giovane portiere del Milan: “Voglio dirlo apertamente, spero che tu decida di concludere il tuo percorso di formazione, sostenendo l’Esame il prossimo anno, senza tentennamenti e con convinzione”. Il tutto perché Donnarumma avrebbe optato per l’abbandono degli studi, evitando di sostenere l’esame di maturità. Il ministro senza maturità dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha poi aggiunto, sempre rivolgendosi al baby fenomeno rossonero: “Lo studio è una straordinaria occasione di crescita. È lo strumento che più di ogni altro può darci autonomia, indipendenza, pensiero critico, che può renderci cittadine e cittadini consapevoli, attivi. Solo la conoscenza genera vera libertà, consente a ciascuna e a ciascuno di trovare ‘la propria voce’, la propria strada”.

Condividiamo, non fa davvero una piega. Ci permettiamo allora di consigliare al ministro Fedeli di darsi “autonomia e pensiero critico” trovando la “propria strada”. Il più possibile distante dal ruolo che ricopre. Magari nel frattempo, da semplice cittadina italiana, riuscirà a cogliere lo studio come “straordinaria occasione di crescita”. Quello che fino ad oggi non è appunto riuscita a fare. D’altronde: se non ora, quando?

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Se fossi nel portiere del Milan risponderei così: “IllustrissimO MinistrO, proprio Lei mi fa essere ancora più convinto della scelta che ho fatto: senza nessun titolo di studio rilevante è riuscita ad ottenere nientepopodimeno che il posto di supervisore dell’educazione scolastica ed universitaria della nostra nazione: a che pro, dunque, studiare?”.

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