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Palermo, 30 nov – Alla fine Nello Musumeci ce l’ha fatta. È stato un lungo travaglio, seguito da un parto podalico, ma poi il governatore ha dato vita alla sua nuova giunta. Vediamo brevemente chi sono gli uomini e le donne del presidente. Quello che ricoprirà la carica più importante è Gaetano Armao. Il docente universitario sarà assessore all’Economia  delega che durante il governo Lombardo. Ad Armao andrà anche la vicepresidenza della Regione.

Quattro gli assessori che provengono dalle fila di Forza Italia: Marco Falcone, avvocato ed ex capogruppo azzurro nella trascorsa legislatura, che si occuperà di Infrastrutture; Bernadette Grasso, sempre vicina a Gianfranco Miccichè, eletta già nella scorsa legislatura con il movimento del commissario azzurro Grande Sud, andrà alle Autonomie Locali; Edy Bandiera, andrà alle Risorse agricole.

L’Udc di Lorenzo Cesa sarà presente con due sue “figure di spicco”: Mimmo Turano, (avvocato di Trapani ex capogruppo Udc nella passata legislatura) va alle Attività Produttive e Vincenzo Figuccia  avrà l’importantissima delega dell’Energia e dei Rifiuti. E veniamo ora ai Popolari e autonomisti di Saverio Romano e Raffaele Lombardo, che hanno ben tre rappresentanti in Giunta, uno migliore dell’altro. In primis il verdiniano Totò Cordaro che si occuperà di Territorio ed Ambiente. In secundis, Mariella Ippolito, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Caltanissetta. Quest’ultima è stata candidata con Rivoluzione civile di Ingroia alle Politiche del 2013, e sarà destinata alla Famiglia e ai Servizi sociali. Infine, Roberto Lagalla, che si occuperà di Formazione professionale, anche se avrebbe preferito l’assessorato alla Sanità delega che aveva ricoperto con il governo Cuffaro.

Difficile parlare di cambiamento davanti a questi uomini e alle loro storie politiche. Tuttavia qualche novità possiamo comunque registrarla. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi occuperà la poltrona di assessore ai Beni Culturali. Probabilmente si tratterà di una nomina ad interim dato che il critico d’arte se dovesse vincere il centrodestra anche alle Politiche, ambirebbe a un posto da ministro. Come suo sostituto a Palazzo d’Orleans si fa il nome di Fabio Granata, giovane rautiano e poi fedelissimo di Gianfranco Fini. L’ex missino ha già ricoperto questo incarico due grandi democristiano: Vincenzo Leanza e Totò Cuffaro. Insomma, un uomo che ha fatto della coerenza una ragione di vita.

Un altro “nome nuovo” è quello del penalista Ruggero Razza, eletto nelle file di Diventerà Bellissima, il movimento con il quale il presidente Musumeci ha corso alle regionali del 5 novembre. L’avvocato catanese già esponente de La Destra, sarà assessore alla Sanità. La novità più importante, però, riguarda il turismo. Ad occuparsi di questo tema assai importante per la Sicilia sarà il Sandro Pappalardo, colonnello dei Carabinieri e vice presidente del Cocer, in quota Fratelli d’Italia. Come si vede anche in questo caso le logiche di spartizione partitica hanno avuto il sopravvento sul merito e sulla competenza.

L’unico rimasto a bocca asciutta è Matteo Salvini. Il leader della Lega (non più Nord) non ha nascosto il proprio disappunto: “Prendiamo atto che non abbiamo chiesto niente a nessuno. Musumeci è valido, onesto, sono contento abbia vinto. Se hanno ritenuto di preferire per la giunta gli uomini di Lombardo e Cuffaro lasciando fuori noi mi hanno fatto un favore. Se nella squadra si è preferito il vecchio al nuovo, il nuovo sta alla finestra. Ci sono nostri consiglieri che decideranno senza nessun dramma. Voteremo i provvedimenti che condivideremo”.

A questo punto la vita di questa maggioranza di governo è appesa ad un filo. L’Assemblea Siciliana è composta da settanta consiglieri di questi solo trentasei fanno parte della maggioranza. Quindi basta qualche voltagabbana per far saltare il banco. Tanti hanno detto che il problema di Nello Musumeci erano i cosiddetti impresentabili (ossia coloro che hanno qualche conto aperto con la giustizia) ma si sbagliavano. Infatti, non sono le procure che decideranno il futuro della Sicilia ma piuttosto la Corte dei Conti. Tre comuni siciliani su quattro sono a rischio fallimento come è emerso dal rapporto della magistratura contabile dello scorso 30 giugno. Tra sette mesi ci sarà il prossimo pronunciamento della stessa Corte e la Regione Autonoma potrebbe rischiare il commissariamento. Riuscirà Musumeci con la sua maggioranza composta in gran parte da seguaci di Miccichè e di Lombardo ad invertire la rotta? Difficile dirlo. Di sicuro il politico catanese ha vinto ma non ha ancora convinto soprattutto dopo la nomina dei nuovi assessori.

Salvatore Recupero

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