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Roma, 7 mag – Sono passati ormai 36 anni dalla tragica scomparsa di Gilles Villeneuve, pilota canadese della Ferrari tra il 1977 e il 1982. Un automobilista famoso sicuramente ma non per le sue vittorie che rispetto a tanti altri suoi colleghi non sono state tantissime; anzi nella sua carriera sono stati molto di più i ritiri e le macchine sfasciate più che i gran premi vinti e i piazzamenti utili. Eppure Villeneuve ci ha lasciato un ricordo indelebile non solo come appassionati di Formula 1 ma anche come uomini amanti del coraggio e della lealtà. Debuttando in F1 nel 1977 con la McLaren fu notato subito da Enzo Ferrari che ad agosto lo volle nella sua scuderia intuendo le sue doti da temerario guidatore. E infatti il suo stile di guida fu sempre sfrontato e teso a portare la propria vettura al limite delle possibilità provocandone spesse volte la rottura anche in maniera rocambolesca come avvenne in vari spettacolari incidenti.
Uno dei primi tra questi fu il brutto incidente capitatogli in Giappone quando entrò in collisione con la Tyrrel di Ronnei Peterson andando a cadere con l’automobile su alcuni spettatori appostati in zona vietata uccidendo un commissario di percorso ed un fotografo. I suoi continui incidenti gli valsero il soprannome di “aviatore” e feroci critiche da parte della stampa di settore che arrivò a chiederne le dimissioni. Enzo Ferrari invece lo confermò e lo difese sempre probabilmente carpendone il talento e la stessa mentalità di chi nella vita vuole sempre di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Un po’ come fece lo stesso Ferrari nel costruire il suo grande sogno. Significative le parole del Capo: “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”.
Tecnicamente Villeneuve fu un pilota/meccanico nel senso che il suo modo di condurre l’auto era finalizzata a migliorarne le prestazioni evidenziandone i limiti e i difetti e permettendo ai meccanici della scuderia di metterci le mani nella maniera giusta ed efficace. Il suo pensiero lo portava a correre spingendosi oltre i limiti tecnici e quindi andando incontro a innumerevoli rischi. Nonostante le vetture sfasciate e i poveri risultati sportivi all’inizio della carriera, il pubblico imparò ad amarlo per questo suo spirito selvaggio e per il suo folle coraggio che gli arrivava a far dire frasi come questa: “A me non interessa vincere il mondiale, a me interessa correre più veloce”. E allora un pilota del genere non poteva non entrare nella storia dell’automobilismo mostrando delle epiche imprese che ogni appassionato ricorda.
Dall’entusiasmante testa a testa nel GP di Francia vinto con René Arnoux dove i piloti arrivarono a sfiorarsi e a sorpassarsi ripetutamente in un ripetuto zig-zag, agli ultimi giri di gara che terminò nel GP Dino Ferrari con l’alettone divelto dopo un contatto con Niki Lauda. O la vittoria al GP di Monaco del 1981 quando arrivò al traguardo resistendo agli attacchi degli altri piloti con una macchina ormai malconcia in procinto di fermarsi. Un’impresa che fece piangere di gioia tutto lo staff meccanici presente ai box. Ed infine l’originale sfida dimostrativa che fece con il caccia Star Fighter F104 sulla pista dell’aeroporto. Ma Gilles oltre che un amabile pazzo della velocità è anche un uomo leale e come tale rispetta e ama le persone corrette. E’ una premessa importante questa per capire la sua triste scomparsa avvenuta nel 1982 sul circuito di Zolder nel Gran Premio del Belgio. Alcune settimane prima nel Gran Premio di San Marino davanti al suo pubblico Villeneuve stava per concludere vittorioso una gara nella quale molte macchine si erano ritirate lasciando lui e il suo compagno di squadra Didier Pironi soli al comando rispettivamente al primo e al secondo posto.
Dal muretto dei box Ferrari gli addetti tirarono fuori un cartello con la scritta “Slow” con la quale si indicava di mantenere le posizioni fino al termine della corsa. Ma Pironi attaccò inaspettatamente Villeneuve il quale pensò ad una sorta di gioco per far divertire il pubblico e non rispose in maniera decisa ai sorpassi del compagno che vinse la corsa fino allora dominata da Gilles. Quest’ultimo salì sul secondo gradino del podio visibilmente offeso e arrabbiato soprattutto perché in una situazione analoga il pilota canadese aveva lasciato vincere un altro collega di scuderia (Jody Sheckter in passato GP di Monza) rispettando quel codice d’onore vigente anche nell’ambiente dell’automobilismo. Fu comunque la rottura definitiva di ogni rapporto tra i due ma fu soprattutto uno sgarbo che portò Gilles a voler vincere a tutti i costi il GP del Belgio spingendolo, nelle prove, sul circuito di Zolder a fare quella manovra avventata che lo scaraventò fuori dall’abitacolo della macchina facendolo cadere sul traliccio delle transenne della pista. Non ci fu nulla da fare. Il mito di Gilles Villeneuve finì l’8 maggio del 1982 e da quel giorno iniziò la sua leggenda.
Il destino volle che Didier Pironi dopo aver dovuto abbandonare la carriera automobilistica per un grave incidente in cui rischiò l’amputazione delle gambe, morì in un incidente durante una gara di motonautica a largo dell’isola di Wight il 23 agosto del 1987. E’ come se Gilles lo avesse cercato di farlo ricongiungere a sé dopo lo sgarbo subito. I tifosi della Ferrari in uno dei tanti gran premi amavano esporre uno striscione che recitava: “Dio perdona, Gilles NO!”. La moglie di Pironi dopo la morte del consorte chiamò i suoi figli gemelli Didier e Gilles, quasi a ristabilire una pace che in vita i due piloti avevano rotto. A distanza di 36 anni del pilota canadese ci rimane il suo esempio di spregiudicatezza e di coraggio misto a pazzia che ne ha fatto un mito romantico e commovente. Gilles ha incarnato l’uomo leale e coraggioso che non guarda al successo o ai soldi ma che ama il coraggio ed è disposto a rischiare la vita per superare i limiti per pura poesia e per spirito d’avventura. All’inizio di ogni gara non sapevi mai se fosse riuscito a terminare una corsa, ma avevi la certezza che si sarebbe spinto al massimo dei suoi limiti senza paura e affrontando il suo destino. Rimane epica la lettera che una ragazza madre, tifosa di Villeneuve, scrisse alla rivista “Quattroruote” per ricordare il suo campione. “Un giorno racconterò a mio figlio chi era Gilles Villeneuve e gli parlerò delle sue gesta e grazie a te, Gilles, gli insegnerò a non aver mai paura nella vita!”
Francesco Amato
 



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2 Commenti

  1. Articolo onesto,leale e commovente……. Ricordo una sua foto con Enzo Ferrari in cui Gilles rideva di gusto con il grande vecchio, sua eccellenza il commendatore Enzo Ferrari…….. Due leggende , a stento trattengo le lacrime……..un grande pilota, amante della velocità e valoroso nei comportamenti, tradito dal suo compagno di squadra e dalla sua smodata voglia di rivincita……sei sempre vivo nei nostri cuori mitico Gilles. Grazie.

  2. se avesse corso ora per il clan mafioso degli agnelli non avrebbe avuto tregua; se non vinci (con ogni mezzo, anche illecito) non vali niente

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