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Ad avere bisogno di manodopera straniera non è l’Italia ma la sinistra

by Andrea Bonazza
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Roma, 6 apr – In piena emergenza sbarchi, con il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni ancora sottomesso a direttive e promesse della Ue, e pressochè impotente nel gestire la massiccia immigrazione che sta colpendo l’Italia; a sinistra troviamo ancora i soliti ritornelli sull’accoglienza. La sparata odierna arriva dal sindaco di Pesaro, nonché già vicesegretario del PD, Matteo Ricci. Questa mattina, all’interno di un dibattito televisivo a Tgcom24, il portavoce PD ha risposto alle preoccupazioni sui massicci ed incessanti sbarchi sulle nostre coste con la solita frase da manuale turbocapitalista, ovvero: “l’Italia ha bisogno degli immigrati, ci serve manodopera per le imprese”. Se già in sé la frase fa sorridere (o piangere) proprio per l’estrazione ideologica del politico che la ha pronunciata (una lunga carriera nella sinistra, dal PDS al PD), la stessa si potrebbe però analizzare sotto vari punti di vista.

L’Italia ha davvero bisogno di manodopera straniera?

Secondo Ricci, infatti, la Nazione avrebbe bisogno di un maggior numero di immigrati per sopperire alla mancanza di forza lavoro richiesta dalle imprese italiane. Distogliendo però il naso dal primo piano di Ricci in televisione e guardando in strada dalla finestra di casa, in molti vedranno moltissimi immigrati bighellonare nelle nostre città senza far niente tutto il giorno. Tutti i giorni. Sono le famose “risorse” delle quali il Partito Democratico ci ha largamente parlato e imposto negli ultimi dieci anni. Alcuni di questi stranieri immigrati in Italia hanno trovato lavoro e si sono ricostruiti una vita dignitosa, certo. Ma quanti sono? E soprattutto: quante sono le risorse che come tali non si sono affatto dimostrate?

Quanta manodopera straniera è detenuta nelle carceri italiane?

Gli ultimi dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, risalenti al 31 ottobre 2022, illustrano come negli istituti penitenziari nazionali risultano presenti 17.840 cittadini stranieri, corrispondenti al 31,8% dell’intera popolazione carceraria. Rispetto al 2021 si è verificato un aumento di 811 unità, che corrispondono a un tasso di crescita del 4,7%. Le concentrazioni più elevate di stranieri detenuti si riscontrano nel Centro-Nord Italia, in particolare in Trentino Alto Adige (62,4%), Valle d’Aosta (60,6%) Liguria (55,8%) Veneto (51,3%), Emilia Romagna (48%), Toscana (46,6%) e Lombardia (45,9%). La maggioranza degli stranieri presenti nelle carceri italiane è senza dubbio africana (53%) e, in prevalenza, nordafricana con il 36%. Ma se la popolazione italiana autoctona si aggira intorno ai 60 milioni di cittadini e quella straniera, certificata, arriva a quasi 6 milioni di unità, in proporzione, in questo 8,8% allogeno si evince come gli immigrati sono più propensi a commettere reati rispetto ai cittadini italiani. In questo breve e semplice calcolo però, non abbiamo tenuto conto degli immigrati posti a regime di detenzione domiciliare, obbligo di dimora e altre restrizioni riguardanti adulti e minorenni, ma basta leggere le cronache per farsene un’idea.

Quanti sono gli immigrati disoccupati o “nulla facenti”?

Scrutando i dati pubblicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quando a ricoprire la carica di Ministro del Lavoro c’era l’ex PCI e fondatore del PD, Andrea Orlando, in Italia gli occupati stranieri sono appena 2,3 milioni su 6 milioni. Essi rappresentano il 10% del totale dei lavoratori in Italia e, non c’è che dire, è sicuramente una buona percentuale che, però, è garantita soprattutto da un’immigrazione originaria dell’Est Europa e da Oriente. Il tasso di disoccupazione all’interno della comunità straniera in Italia è oggi al 14,4% (9% tra gli italiani), ma quello che più dovrebbe far riflettere è il 32,4% di manifesta inattività. Senza calcolare infatti le decine di migliaia di immigrati irregolari, possiamo verificare come quasi un terzo degli stranieri non abbia alcuna intenzione di rimboccarsi o sporcarsi le maniche. I fattori sono sicuramente i più vari: dall’aspetto burocratico-legale a quello del lavoro nero; ma vi sono anche altri elementi che, come ben sappiamo, sfociano nei “soldi facili” della criminalità o nella cultura stessa degli stranieri. Gli indicatori, infatti, peggiorano sensibilmente se si fa riferimento al genere femminile, spesso relegato a mansioni domestiche, di badanti o “lavoretti extra” tra le quali la prostituzione.

Risorse che sfruttano risorse

Ad incidere però sui dati relativi alla disoccupazione straniera vi è la soglia di povertà nella quale, sempre secondo le fonti del precedente governo presieduto da Mario Draghi, gli immigrati rientrano. Come dimostra un approfondimento curato dall’Istat per il XII Rapporto Annuale. Il 30,6% delle famiglie di soli stranieri (dato in crescita di quasi 4 punti rispetto al 2020) è in una condizione di “povertà assoluta”, contro il 5,7% registrato tra le famiglie di soli italiani. Le famiglie con stranieri, pur rappresentando solo il 9% delle famiglie in Italia, pesano per il 31,3% sul totale delle famiglie povere. Detto questo; negli ultimi anni, quelli a direzione PD, 5 Stelle e governi tecnici, il sistema dell’assistenzialismo italiano ha subito non poche accelerazioni. Virando bruscamente verso assistenzialismo e accoglienza agli immigrati per “risolvere” la crisi economica, i precedenti governi Italiani hanno battuto cassa dalla Ue per fronteggiare il pericolo “povertà”. Tra le fasce più “povere” presenti sul suolo nazionale, insieme a poveri reali e “nomadi”, vi sono certamente anche centinaia di migliaia di immigrati. Per loro, il sostegno sotto forma di assegno sociale ammonta a un importo annuo pari a € 5.983,64 (dati 2021). Se tale importo di € 460,28 mensili riguarda i soli soggetti non coniugati, per le coppie la cifra sale del doppio, quindi € 11.967,28. Quasi mille euro mensili e dodicimila euro all’anno. Adesso proviamo però a moltiplicare tutti questi soldi pubblici per un terzo di sei milioni di stranieri e scopriremo cifre da capogiro sul nostro sistema sociale, altro che risorse!

Reddito di cittadinanza agli stranieri

Abbiamo accennato prima a parte dei danni compiuti dai precedenti governi tinti di rossofuxia e pentastellati; arriviamo dunque al tanto dibattuto reddito di cittadinanza. Principale battaglia del Movimento 5 Stelle, soprattutto nell’ultimo periodo di crollo elettorale, il reddito di cittadinanza è stato allargato anche agli stranieri. Essi possono richiedere il reddito di cittadinanza se si trovano in una di queste condizioni: sono familiari di un cittadino italiano o dell’Unione Europea, titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente. A gennaio 2023, i percettori del reddito di cittadinanza e di pensione di cittadinanza erano 2,20 milioni di cittadini italiani e 201 mila cittadini extra comunitari con permesso di soggiorno Ue, 84 mila cittadini europei, 3600 familiari delle precedenti categorie o titolari di permesso di protezione internazionale. Parliamo di oltre 8 miliardi di euro stanziati, dei quali una parte finisce a trecentomila stranieri, oltre che ai soliti “furbi” del lavoro nero. Il numero delle persone beneficiarie del reddito di cittadinanza, comunque, quest’anno ha subito un forte calo rispetto agli anni precedenti, anche per determinati paletti messi dal nuovo governo e una seppur lenta ripresa economica nazionale.

Ad aver bisogno di manodopera straniera non è l’Italia ma la sinistra

In tutto questo spendi e spandi all’italiana, non dobbiamo però scordarci delle esorbitanti cifre che si investono annualmente nelle strutture di accoglienza; fabbriche di caritatevoli dipendenti ben pagati che gravitano intorno alla galassia dell’associazionismo catto-progressista. Se anni fa fecero scalpore i 15 euro al giorno regalati ai “profughi”, oggi sembra non interessare che cooperative, Ong, onlus e privati percepiscano oltre 30 euro al giorno per ospitare gli stessi. A questi poi andrebbero aggiunti milioni di euro che Stato, regioni e comuni investono annualmente per sostenere il fruttuoso sistema di accoglienza. Ecco forse a cosa si riferisce la sinistra quando parla di risorse e manodopera: Migliaia di nuovi posti di lavoro per sodali e futuri elettori da iscrivere nella macchinosa rete del clientelismo progressista.

No, non è l’Italia ad aver bisogno di manodopera straniera, siete voi che necessitate di fondi e schiavi per mantenere la tremenda ingordigia del mostro che avete generato.

Andrea Bonazza

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