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Roma, 19 ago – Con la scomparsa di Piero Sella, scrittore, storico e conferenziere assurto ieri tra gli dèi della religione ancestrale europea cui aderiva anche se poco di essa si occupava, si chiude anche simbolicamente la quarantennale avventura del trimestrale l’Uomo libero. E della piccola omonima casa editrice che l’ha affiancato, di cui lo stesso era direttore ed animatore dal 1981, e che poco dopo la cessione alla proprietà di Rinascita. Il quotidiano della sinistra nazionale aveva già cessato le pubblicazioni per problemi economico-organizzativi.



Addio a Piero Sella, animatore del trimestrale L’Uomo libero

Caso non frequente nel panorama italiano, una iniziativa vicina a preoccupazioni nazional-europeiste, identitarie, antiliberali ed anti-occidentali, ma altrettanto lontana dalla sinistra tradizionale, che non ha mai accettato una collocazione politica a destra, e non ha mai avuto più o meno nulla a che fare con realtà missine, post-missine o paramissine.

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Una tribuna per le voci del dissenso europeo

Ma una tribuna che nel tempo ha ospitato molte delle voci del dissenso europeo su un amplissimo spettro di questioni di rilevanza economica, metapolitica, sociale, scientifica, internazionale, etc., sempre in una chiave di assoluto radicalismo, quando non di aperta provocazione rispetto ai tabù della cultura dominante. Prima tra queste, la pubblicazione della prima edizione italiana del visionario Il sistema per uccidere i popoli di Guillaume Faye.

Controinformazione e analisi fuori dagli schemi

In questo ambito, Piero Sella stesso si è personalmente distinto soprattutto sul piano della controinformazione e delle analisi fuori dagli schemi in materia storiografica e geopolitica. Ciò grazie anche ad un’estesissima cultura personale sulla storia politica e militare degli ultimi due secoli che aveva la meglio sulla sua formazione da giurista e lo portava a documentare la narrazione o le chiavi di lettura sottoposte al lettore con una amplissima messe di particolari significativi, documentati ma poco noti.

L’attenzione per i fenomeni di opposizione alla globalizzazione e al mondialismo

In questo resta un autore denotato da una posizione persino troppo critica nei confronti delle classi dirigenti che si sono succedute alla guida del nostro disgraziato Paese, ma per contro attenta ai vari movimenti, regimi e fenomeni che nel corso del tempo si sono opposti in varie aree del pianeta alla globalizzazione occidentalista ed al mondialismo insorgente, evitando regolarmente le lagnosità vittimiste da un lato o l’autocolpevolizzazione etnomasochista e moralista dall’altro, nella tradizione di un machiavellismo realista e scanzonato e in uno stile quanto mai semplice e diretto.

Alla lettura oltremodo interessante ed avvincente di testi come L’Occidente contro l’Europa o Prima di Israele, o per esempio del numero monografico della rivista in cui prendeva posizione riguardo l’entrata della Turchia in Europa dal punto di vista del nazionalismo turco e della difesa della relativa identità, fanno così riscontro le favole facili e apparentemente disimpegnate di Buttiamola sul ridere, che rappresentano anche uno spaccato di vita lombarda della parte centrale del Novecento dal punto di vista di una visione del mondo senza compromessi.

Stefano Vaj

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