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Roma, 15 lug – L’impresa di Fiume, questa sconosciuta. Un’epopea straordinaria che tracciò una delle pagine più belle della storia italiana e non solo. Perché se la studiassero bene, quella pagina, molti detrattori dell’ultima ora saprebbero che le “stelle danzanti” di Fiume produssero in brevissimo tempo leggi avanguardistiche e ineguagliabili spunti artistici, letterari, filosofici. Fu insomma una fucina di pensiero innovativo che ha regalato un diamante di civiltà risorta all’Europa intera. E’ noto però che di fronte all’altezza delle montagne, i topolini rabbrividiscono, generando le peggiori bassezze.

Non stupisce dunque che Vojko Obersnel, attuale sindaco croato di Fiume, abbia scritto una lettera aperta nella quale protesta nei confronti dell’iniziativa promossa dal comune di Trieste, ovvero la realizzazione di una statua di Gabriele D’Annunzio in occasione del centenario dell’impresa fiumana. Un’opera dello scultore bergamasco Alessandro Verdi che dovrebbe rappresentare il Vate seduto su una panchina, in borghese, che legge un libro. Terribile prospettiva per taluni abituati a censurarli, i libri.

“Fiume fascista per colpa di D’Annunzio”

La lettera del sindaco croato è un delirio totale: “Innanzitutto – scrive Obersnel – vorrei accentuare il fatto che Gabriele D’Annunzio, con le sue truppe, occupò Fiume nel 1919. Egli stesso fu precursore del fascismo e l’ispirazione a Benito Mussolini, che a sua volta, molto volentieri accettò l’ideologia di Hitler e si aggiunse alle sanguinose missioni durante la Seconda guerra mondiale, una delle guerre più sanguinose nella storia del mondo”. Ecco, lui, un Obersnel qualunque, “accentua il fatto”.

Un parere senz’altro significativo su uno dei più grandi poeti italiani del secolo scorso, ne sentivamo la mancanza. Come non vedevamo l’ora di leggere il resto della missiva: “Proprio per la colpa di D’Annunzio, Fiume provò tra i primi la mano letale del fascismo. Dunque, D’Annunzio non fu un poeta timido, come tanti lo vogliono presentare, ma un aggressore e un tiranno. Per queste ragioni, se il monumento che si dovesse collocare a Trieste, è dedicato all’occupazione di Fiume, cioè se l’idea è glorificare questo evento, è una cosa assolutamente vergognosa ma anche pericolosa”. Ora, inutile spiegare al sindaco croato che Fiume era una città italiana, basterebbe che si rendesse minimamente conto di quello che (a differenza sua) ha prodotto D’Annunzio.

Deliri antifascisti

Ma non se ne rende conto, e prosegue: “La costa croata e Fiume sono croate, difese e liberate dai partigiani nella Seconda guerra mondiale, proprio come è stata liberata Trieste. I monumenti a D’Annunzio, i festeggiamenti e il populismo politico che cede alle passioni più abiette non lo cambieranno. Se esiste l’intenzione di erigere un monumento, allora il monumento deve essere eretto alle truppe partigiane che hanno liberato Trieste. Devo dire che, le iniziative che festeggiano l’occupazione delle terre degli altri, sono in opposizione con la politica europea, che, come una delle proprie basi, ha l’antifascismo. Siccome si tratta di una situazione molto seria, nel caso si continui con le attività per la realizzazione di una di queste iniziative assolutamente inaccettabili, aspetto la reazione del governo croato”.

Un coacervo di arroganza, ottusità e fesserie da far cascare le braccia. D’altronde non potevamo attenderci molto di meglio, se consideriamo che la lettera arriva dopo il manifesto contro la celebrazione di D’Annunzio, inviato al sindaco di Fiume dal Gruppo Resistenza Storica, composto tra gli altri da “storici” del calibro di Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e Marco Barone. Dal negazionismo delle Foibe ai manifesti contro il Vate purtroppo il passo è breve. Nei giorni scorsi, non a caso, è saltata fuori pure una petizione online contro il monumento a D’Annunzio, perché considerato “razzista” da certi illuminati pensatori.

Immaginarsi D’Annunzio

Eppure, malgrado queste storture villane a cui ci tocca assistere, siamo consci che oggi il grande poeta pescarese se la riderebbe di gusto. E ci viene in mente la sua Fiume, che raccontava così: “Me ne frego è scritto nel centro del gagliardetto azzurro che l’altra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, al lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera dei volontari dalmati cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell’organo nelle navate di Sebenico o di Spalato. Il motto è crudo. Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure delle parole”. Figuratevi se avrebbe temuto le sparate di un sindaco qualunque.

Eugenio Palazzini

5 Commenti

  1. Difatti il VATE li aveva acutamente nomati: CIUCOSLAVI. Chissà se il sindachetto resistenziale croato lo sa’…

  2. Questi sindaci di sinistra sanno organizzare solo i checca pride di quei schifosi frocioni maiali e malati di sinistra!

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