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Roma, 13 mag – La vittoria del bello non va giù alle femministe. Non scomoderemo Nietzsche per raccontare una vicenda così di basso livello, ci limiteremo alla cronaca. Al Festival di Cannes è stata assegnata la Palma d’onore ad Alain Delon. Decisione poi confermata nonostante gli attacchi all’attore francese da parte dell’organizzazione femminista Women and Hollywood. Sì perché ai tempi del #Metoo, dei soloni del Libro e in generale del pensiero unico dominante e appiattente, potevamo aspettarci una revoca del premio. Invece, deo gratias, l’ottusità in questo caso non ha prevalso. Certo, sono stati giorni conditi da accuse e critiche di ogni risma, contro uno dei più celebri sex symbol della storia del cinema.

Le accuse ad Alain Delon

Ma cosa avrebbe combinato di così grave Alain Delon? Le femministe in questione lo accusano per le sue posizioni politiche di destra, le sue simpatie nei confronti di Marine Le Pen e la sua netta opposizione all’adozione di bambini da parte di genitori dello stesso sesso. A scatenare la bufera è stata Melissa Silverstein, fondatrice di Women and Hollywood, che su Twitter ha pubblicato una dichiarazione dell’associazione, la quale definisce Delon un sostenitore di “valori aberranti”. L’attore francese è colpevole in particolare, stando a quanto scritto dalle femministe, di essersi “schierato con il Front National razzista e antisemita”.

Fortunatamente però Thierry Fremaux, delegato generale del Festival di Cannes, non si è fatto intimorire: “Le contestazioni a Delon? Lo premiamo con la Palma d’oro alla carriera non con il Nobel per la pace“, ha dichiarato all’incontro con la stampa internazionale alla vigilia della 72/a edizione. “Nessuno è perfetto – ha sottolineato Fremaux riguardo all’attore francese – ma le contraddizioni sono nella storia di ciascuno. Posso non essere d’accordo con quello che ha detto in passato, ma dobbiamo anche contestualizzarlo: Delon appartiene ad un’altra generazione e a ben dire il Fronte di Le Pen rappresenta il 20 per cento dei francesi. Noi qui premiamo l’attore, l’artista che ha incantato Visconti e ci ha fatto sognare al cinema”.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Sentono che il terreno sotto i loro piedi trema, così diventano intolleranti. Non ce la fanno più ad argomentare, e più in generale a confrontarsi con l’altro, e allora spingono per l’emarginazione e la criminalizzazione di chi ha idee diverse. Occorre resistere, ormai gli ultimi bagliori di una certa cultura post sessantottina stanno per spegnersi, questo atteggiamento arrogante è presente soltanto in occidente e anche qui ha i giorni contati. Le femministe poi si commentano e si squalificano da sole.

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