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Palermo, 7 apr – Almaviva Contact naviga ancora in cattive acque. Le difficoltà maggiori, dopo la chiusura del sito di Roma, si riscontrano nel capoluogo siciliano. Questo è almeno quello che si apprende dalla lettera che Andrea Antonelli, numero uno del colosso dei contact center ha inviato al presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, all’assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao, al sindaco di Palermo Leoluca Orlando e ai sindacati. “Sul centro operativo di Palermo – si legge nella missiva – ad oggi sono prevalentemente concentrate attività per cinque importanti clienti tutte in fase di rinnovo contrattuale. Tuttavia, il continuo calo dei volumi e il livello raggiunto dalle tariffe, in alcuni casi ben al di sotto del puro costo del lavoro, seguitano a generare consistenti perdite mensili e una dimensione di esuberi dal carattere ormai strutturale”. Insomma i vertici dell’azienda piangono miseria e battono cassa. Non mancano le sconsolate previsione che celano velate minacce: “La dimensione degli esuberi, è destinata ad aumentare in termini significativi entro la fine del corrente anno”.
Detto in parole povere: 3.300 lavoratori palermitani (2.800 a tempo indeterminato e 500 precari) rischiano di rimanere a spasso. Eppure a maggio dell’anno scorso i dipendenti avevano accettato un accordo che prevedeva pesanti sacrifici (fra gli altri punti la cassa integrazione “a scalare”, quattro scatti di anzianità bloccati e il congelamento per un anno del trattamento di fine rapporto). Questo però non è bastato ed ora Almaviva Contact è pronta a tirare fuori dal cilindro un’altra novità.
L’azienda, infatti, pensa di avviare la procedura di cessione di ramo del sito di Palermo. Questo è il principale timore dei sindacati. Secondo il Segretario Nazionale Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, “nella procedura si dichiara che gli esuberi presenti nel capoluogo siciliano sono strutturali e si specifica anche che tale segmento (l’outbound) conferito nella societarizzazione, in seguito potrà essere scorporato per necessità organizzative”. Secondo il sindacalista questa procedura non solo risolve i problemi segnalati dalla dirigenza ma rischia di essere “propedeutica alla creazione di una bad company, corrispondente al sito di Palermo appunto, dove Almaviva potrà interamente scaricare costi ed esuberi di personale”. Ecco, dunque, palesarsi l’incubo della cessione del ramo d’azienda, ossia il contratto che ha per oggetto la compravendita vera e propria di un’azienda (oppure un ramo di essa) e dei beni che ne sono oggetto, maestranze comprese. I rapporti di lavoro con i dipendenti sono regolati ai sensi dell’art. 2112 del codice civile: “in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”.
Questo è ciò che prevede la legge, tuttavia la realtà è ben altra cosa. Spesso i lavoratori si ritrovano in società create proprio per assorbire il personale “ceduto” e tenute in piedi grazie all’appalto concesso da chi si è liberato di loro. Ovviamente, la legge non consente questo tipo di pratiche. A questo punto, però, spetta ai lavoratori dimostrare il vizio che annulla il contratto. Si apre così una lunga vertenza legale. Inoltre, i tribunali sono pieni di cause di questo tipo. Possono passare anche anni prima di essere risarciti per il torto subito. Ecco perché i sindacati vogliono scongiurare il rischio che il sito di Palermo di Almaviva Contact si trasformi in una bad company controllata sempre dalla stessa azienda. Con lo smembramento del sistema produttivo causato dal liberismo imperante le vecchie tutele non bastano più. È necessario pensare strumenti nuovi. In caso contrario, il contratto a tempo indeterminato rischia di essere utile come la cintura di sicurezza per chi va a trecento all’ora.
Salvatore Recupero

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