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Washington, 7 apr – Sono trascorsi quasi 25 anni da quello che viene ricordato come “l’assedio di Waco” e Paramount Network ha commemorato l’anniversario della tragedia producendo una miniserie in sei episodi. La serie ricostruisce i fatti basandosi, tra i vari documenti, soprattutto sui testi “A Place Called Waco” di David Thibodeau, uno dei pochissimi Davidiani sopravvissuti al massacro, e “Stalling for Time: My Life as an FBI Hostage Negotiator” di Gary Noesner, negoziatore dell’Fbi durante i 51 giorni di assedio dei Davidiani.
I Branch Davidians (“Davidiani del ramo”) erano una branca scissionista degli Avventisti del Settimo Giorno, un movimento cristiano protestante dalle forti influenze apocalittiche. Negli anni ’90, capeggiati dal loro leader David Koresh, diedero vita a una sorta di comune nella località di Mount Carmel, qualche miglio a Nord-Est della cittadina di Waco in Texas. Era il 1993 quando il governo degli Usa cominciò le proprie indagini in merito a Koresh e alla proprietà dove viveva con i suoi fedeli. Ipotizzando reati che andavano dalla detenzione illegale di armi da fuoco ed esplosivi alla pedofilia, si decise per autorità di Janet Reno, allora Procuratore generale degli Stati Uniti d’America nominata da Bill Clinton, di effettuare una perquisizione del ranch. L’ordine venne eseguito il 28 febbraio dagli agenti del Atf (l’agenzia di Stato che regolamenta armi, tabacco e alcol): ne nacque un conflitto a fuoco tra Davidiani e agenti federali, che si concluse con 10 morti tra gli uni e gli altri, e l’inizio dell’assedio che si sarebbe protratto fino al 19 aprile successivo, giorno in cui l’Fbi ed i reparti scelti della “Delta Force” lanciarono l’ultimo assalto per espugnare la comunità religiosa. L’attacco, portato avanti anche con carri armati, mezzi corazzati e granate, degenerò in un incendio dove perirono 76 persone (fra cui 24 cittadini del Regno Unito, 25 bambini e due donne in gravidanza), compreso David Koresh. L’anno precedente un episodio simile, seppur in scala minore, era avvenuto a Ruby Ridge, dove la famiglia di Randy Weaver, presunto suprematista bianco, era stata messa sotto assedio per i medesimi motivi, e l’azione si era conclusa con la morte del figlio 14enne e della moglie di Weaver.
La pancia dell’America, legata a doppio filo al secondo emendamento (il diritto al possesso delle armi) e già scossa da questo evento, da subito contestò le tesi dell’Atf e dell’Fbi secondo le quali i Davidiani sarebbero stati i primi ad attaccare, appiccando loro stessi il fuoco ai propri locali in una sorta di suicidio di massa. La ricostruzione governativa puntava così a giustificare quella che a parecchi era parsa un’esecuzione di massa. Nonostante lo sforzo delle autorità nel difendere il proprio operato, l’opinione pubblica e molti media accusarono l’amministrazione Clinton e Janet Reno di aver orchestrato una vera e propria strage di Stato, con tanto di depistaggio delle indagini, prove scomparse, documenti spariti, testimoni deceduti in circostanze quantomeno sospette.
L’attentato di Oklahoma City del 1995, per mano di Timothy McVeight, è da considerarsi diretta conseguenza di quello stato di assedio anche psicologico di cui una parte della popolazione si sentì prigioniera in seguito ai fatti di Waco. E venticinque anni dopo l’onta non sembra essersi placata, ma si è anzi sedimentata nella memoria degli americani: la drammatizzazione degli eventi proposta dalla Paramount ricostruisce minuziosamente l’assedio, a partire dalle testimonianze più fedeli tuttora reperibili, e restituisce una narrativa dei fatti molto differente da quella portata avanti dagli organi governativi coinvolti.
Uno degli indizi della “scomodità” dell’opera è proprio da ricercarsi nella pioggia di aspre critiche piovute sulla miniserie andata in onda a gennaio. Gli ambienti liberal l’hanno accusata di aver rappresentato Koresh e i suoi seguaci in maniera “troppo umana”, tacciata di essere stata costruita a tavolino per “un pubblico che simpatizza per i movimenti di estrema destra”, confezionata su misura per i “fanatici che si oppongono a leggi più restrittive sul possesso delle armi da fuoco”, adatta a tutti coloro che supportano Trump e la sua visione di Stato “più vicina al Far West che alla convivenza civile”. In realtà, la serie non fa altro che raccontare gli eventi come sono davvero accaduti, compreso il loro aberrante esito e le scelte che hanno condotto al massacro. Che tutto ciò non faccia il gioco di uno Stato che mira sempre più a limitare ogni forma di libertà consolidata dei propri cittadini, è davvero un’altra storia.
Alice Battaglia
 



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