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Alpinismo, Bergamini: “Voglio essere il primo italiano ad arrivare in vetta al Singu Chuli”

by Simone Pellico
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Roma, 24 set – Un anno fa raccontavamo la salita di Riccardo Bergamini in vetta al monte Manaslu, alto 8.163 metri, senza l’ausilio di bombole d’ossigeno. Un anno dopo siamo di nuovo con Riccardo prima della sua imminente partenza per il Nepal, alla ricerca di un primato nell’alpinismo italiano.
Di nuovo in partenza per l’Himalaya. Cosa ti spinge a farlo?
La voglia di mettermi in gioco, l’avventura, la passione e l’adrenalina di non sapere se riuscirò a raggiungere l’obiettivo prefissato. Determinazione, sacrificio, umiltà, pazienza e la forza per tentare di realizzare un proprio sogno. In una parola: vita!
Quest’anno una montagna non di 8mila metri, più bassa, ma con un significato speciale?
Verissimo, tenterò il Singu Chuli. Una bella montagna particolarmente difficile da scalare, molto tecnica, alta 6.501 metri. Mai salita da alpinisti italiani. Ed è proprio per questo che l’ho cercata e scelta, sarebbe un bel successo. Non tanto per me, ma per la nostra cara Italia, che viene prima delle mie soddisfazioni personali.
Sei un padre di famiglia. Ti ha mai sfiorato l’idea che, se qualcosa andasse storto, i tuoi figli crescerebbero senza un padre?
Certamente! Proprio questo pensiero mi concede la forza e la consapevolezza di saper rinunciare, se le condizioni non permettono di proseguire e raggiungere la cima. Nell’alpinismo non ti puoi permettere di sbagliare. Non esiste il ritiro, una pausa o una bella doccia. Non torni più a casa.
Sarai abituato. Ma ti aspettano notti scomode ed insonni, freddo intenso, venti gelidi, disidratazione, congelamenti, sforzi fisici al limite delle proprie forze. Chi te lo fa fare?
Mah! Sempre meglio che vivere seduto sul divano o perdere ore in mezzo al traffico cittadino o al telefonino. In più realizzare un’impresa senza soffrire che senso avrebbe?
Ma cosa si prova in vetta?
Un grande senso di gioia. Realizzi che le tue rinunce e la tua determinazione ti ha portato a fare qualcosa di eccezionale. Comunque ti rendi anche conto che siamo dei puntini al cospetto di queste cattedrali naturali.
Nelle tue scalate hai girato mezzo mondo: Cina, Kirghizstan, Perù, Nepal, Tibet, dove hai salito il Cho Oyu, montagna alta 8.201 metri, senza l’ausilio delle bombole d’ossigeno. Solo scalate o anche la conoscenza della popolazioni locali e delle loro culture?
Una delle grandi caratteristiche di questi viaggi è proprio la scoperta delle culture e le usanze delle popolazioni locali. In molti casi puoi veramente meditare se il nostro progresso non sia in realtà che regressione. Un appunto sulla scalata a vette di oltre 8mila metri. Credo che moltissimi di quelli che mi apostrofano come “grandissimo ” o “fenomeno”, in verità, pensano che sia un pazzo da rinchiudere in manicomio. E non posso dargli torto!
Molte volte sui giornali si leggono notizie tragiche che riguardano la montagna e gli alpinisti. Un tuo giudizio in proposito e se mai ti sei trovato in situazioni di pericolo.
Situazione di pericolo? Certamente. Non è possibile praticare alpinismo d’alta quota senza evitare i pericoli oggettivi che esistono lassù (valanghe, crepacci, seracchi). Ho passato ore in mezzo a bufere di neve, ho bivaccato di notte a 6mila metri con freddo polare senza tenda. Nel 2011, mentre scendevo dalla conquista di una vetta di oltre 7mila metri, si staccò sotto i miei piedi un lastrone di ghiaccio e neve con la conseguenza che scivolai e cascai per almeno una ventina di metri, senza conseguenze fortunatamente. Ho perso parecchi amici. L’ultimo sul Cervino (Matteo Pes ndr). Ci eravamo sentiti il giorno prima per messaggio. Oltre al cordoglio mi sento di ripetere una frase che gli piaceva molto: “Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele”.
Parliamo ancora del tuo allenamento per queste imprese.
Bisogna essere in forma e ben allenati. Mi alleno 6 giorni su 7. Tanta montagna, corsa in collina e allenamento con pesi in palestra. Nei mesi precedenti alla mia partenza, salgo ogni fine settimana sulle Alpi Occidentali per scalare sempre vette al di sopra dei 4mila metri. Ottimo allenamento per favorire l’acclimatamento prima della partenza per l’Himalaya.
Una considerazione: si può essere allenati al massimo della forma, ma sopra certe altitudini bisogna avere testa e gran coraggio. Il corpo reclama pietà, ogni stimolo ti consiglia di tornare indietro. Tutto è fatica. Anche mettersi un guanto. Bisogna sapere anche non mollare oltre che rinunciare.
Sappiamo che parti da Lucca per scalare il monte Bianco e tornare in serata a casa…
Eh si! Parto in piena notte, guido per oltre 800/900 km, salgo su più cime di 4mila metri e intorno alle 19 sono di nuovo a casa. Diciamo che corro e salgo veloce. Molte volte in perfetta solitudine. E il Monte Bianco è una di queste mete.
Ultima domanda prima dei saluti. Oltre ad essere un grande alpinista, sei anche un uomo impegnato politicamente. Perché?
Sono stato candidato con CasaPound Italia alle elezioni comunali di Lucca 2017 e al Senato nelle elezioni politiche di quest’anno. In entrambi i casi abbiamo ottenuto eccellenti risultati, considerando lo spazio e la visibilità che ci viene concessa dai media. Soprattutto per le comunali, dove abbiamo raggiunto un risultato storico per la città di Lucca e non solo. Ma credo che con dedizione, attenzione, intelligenza e sacrificio, quest’ultimo risultato possa essere superato, considerando anche la qualità dei nostri candidati.
Siamo ai saluti.
Un caro saluto a tutti i lettori del Primato Nazionale. Seguitemi sul mio profilo Facebook cliccando “segui” o in alternativa sul mio profilo Instagram su “Riccardo Bergamini 76”.
Simone Pellico

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