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Roma, 24 set – E’ iniziato il Consiglio dei ministri che deve approvare il decreto su sicurezza e immigrazione, fortemente voluti dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per quanto riguarda le misure relative alla sicurezza, il testo è stato limato in più punti: alcuni articoli sarebbero stati interamente cancellati, destinati tuttavia a rientrare in sede di conversione. Fonti del governo fanno sapere che le cancellature sarebbero arrivate perché ad alcune norme previste mancava il carattere d’urgenza necessario per far ricorso alla decretazione. Diverse modifiche, ad esempio, sono state apportate sulla parte relativa all’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, anche se a quanto pare verrà disposto in ogni caso l’aumento del personale in capo all’agenzia. Salvini parla di diecimila assunzioni nelle forze dell’ordine.
Discorso più complesso, invece, sul fronte immigrazione. Fonti governative spiegano che Salvini – mentre i tecnici lavorano sul testo – non ha permesso che si apportassero modifiche sostanziali. Il ministro dell’Interno ha posto diversi paletti, prima di tutto riguardo l’espulsione per i richiedenti asilo che si macchiano di gravi reati, ma anche per quanto riguarda la misura che prevede la revoca della cittadinanza in caso di gravi reati di terrorismo. Ieri sera, ospite di Non è l’Arena su La7, a proposito dei problemi di costituzionalità di cui si è parlato in questi giorni, il ministro dell’Interno e vicepremier ha assicurato: “Non c’è nessun problema. Se c’è una critica positiva io cambio, aggiungo, arricchisco”.
Nel dettaglio, nella bozza è previsto il trasferimento al Fondo rimpatri di 500mila euro per il 2018 e i 1,5 milioni annui per il 2019 e il 2020. I soldi finiranno agli sportelli informativi comunali per gli stranieri che intendono accedere ai programmi di rimpatrio volontario.
Per chi invece non ha intenzione di tornare volontariamente al suo Paese è previsto un rafforzamento dei centri di rimpatrio coatto. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del dl Migranti, sarà possibile procedere per l’esecuzione dei lavori di costruzione o ristrutturazione dei Centri per i rimpatri attraverso procedure negoziate, per lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie nell’arco di tre anni. L’obiettivo è quello di “ottenere un rapido ampliamento dei posti nei centri e facilitare l’esecuzione di provvedimenti di rimpatrio degli stranieri irregolarmente presenti nel territorio nazionale”. All’interno dei centri, peraltro, i clandestini potranno rimanere più che in passato, visto che il periodo massimo di trattenimenti raddoppia, da 90 a 180 giorni.
Per quanto riguarda l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari – uno dei provvedimenti più voluti da Salvini – va detto che si tratta di un tipo di permesso utilizzato in Italia in maniera molto più generosa che all’estero. Visto e considerato che la maggior parte dei permessi di soggiorno staccati in questi anni ai migranti sono proprio di tipo umanitario.
A sostituirlo ci saranno permessi di soggiorno per gravi condizioni di salute, per calamità naturale nel Paese di origine e per atti di particolare valore civile.
Infine, in merito alle critiche rivolte dalla Conferenza episcopale italiana al governo, stamattina il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio ha commentato: “Penso che il provvedimento verrà portato a casa senza problemi, lo spero e la Cei pensi alle anime, che forse è meglio“. A chi gli chiede quali siano i punti innovativi contenuti nel testo, Centinaio dice: “Finalmente facciamo quello che abbiamo promesso in campagna elettorale; noi – conclude – siamo i primi che fanno qualcosa che hanno promesso in campagna elettorale”.
Il governo però, per poter trasmettere il decreto al Parlamento, dovrà prima incassare la controfirma del presidente della Repubblica. Il Quirinale nei giorni scorsi ha espresso dubbi sul dl in merito a necessità e urgenza e ha ribadito che non si possono modificare principi previsti dalla Costituzione con una legge ordinaria com’è appunto quella di conversione di un decreto.
Adolfo Spezzaferro

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