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Altro che ritorno dell’eroe. Dibba alle Europee resta in panchina

by Davide Di Stefano
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Roma, 27 mar – Nel Movimento 5 Stelle lo invocano un po’ tutti come il salvatore della patria, l’unico in grado di risvegliare lo spirito anti sistema delle origini. Ma il Guevara de’ noantri di tornare in prima linea per il momento non ci pensa proprio. Alessandro Di Battista non sarà l’uomo immagine dei pentastellati nella campagna elettorale per le Europee, come invece sembrava assodato fino a poche settimane fa. I tempi belli della ritrovata intesa con Luigi Di Maio, tra le pose in baita e le zingarate in macchina direzione Strasburgo, sembrano lontani. Alla base del gran rifiuto del Dibba ci sarebbe la débacle dei 5 Stelle alle regionali abruzzesi, finita per pesare quasi interamente sulle sue spalle.

Dibba salta il giro

Tanto peggio tanto meglio. A questo punto perché Di Battista dovrebbe mettere la faccia su una campagna elettorale che nella migliore delle ipotesi produrrà un risultato elettorale non entusiasmante? Molto meglio rinnovare la sua collaborazione con il Fatto Quotidiano (come ha già fatto) e partire per l’India a caccia di reportage subito dopo le Europee. Come spiega il Corsera la decisione di fissare la partenza dopo il voto prevede comunque la volontà di Di Battista di lasciarsi un minimo di autonomia decisionale.

O almeno di non mostrarsi troppo disinteressato alla competizione europea, marcare visita senza però intestarsi alcun tonfo elettorale. Soprattutto in assenza di garanzie politiche sui temi identitari del Movimento, No alla Tav in primis. E poi altro giro altra corsa in un continente lontano, in attesa del gran ritorno che a questo punto avverrà solo in concomitanza di uno scenario politico totalmente rinnovato (fine governo gialloverde ed ipotesi alleanza con Pd alternativa a centrodestra).

Di Maio sempre più solo

Nell’esperienza di governo che sta erodendo pericolosamente i consensi dei pentastellati il vicepremier appare sempre più solo. A certificare poi la lontananza con il suo alter ego rebelde è un’intervista rilasciata al Corsera, in cui Di Battista viene liquidato come “il primo degli attivisti”. Un modo furbetto all’interno di un partito per incensare un avversario interno senza però riconoscergli un ruolo determinante in ambito decisionale o di vertice. All’interno della componente governista dei 5 Stelle iniziano anche a girare alcune voci non proprio benevole nei confronti di Dibba, il cui disimpegno europeo sarebbe dovuto anche ai soldi che percepirebbe dal quotidiano diretto da Marco Travaglio, che sarebbero addirittura di più di quelli che prenderebbe a Bruxelles al netto dei tagli imposti dai regolamenti 5 Stelle.

Per il vicepremier la rinuncia a Di Battista nella campagna per le Europee non è un fatto di poco conto, dopo il recente tonfo in Basilicata rivenduto addirittura come una “vittoria”. Negli ultimi colloqui che i due hanno avuto Di Maio avrebbe chiesto esplicitamente al collega giramondo di schierarsi come capolista in tutti i collegi. “Dopo l’India sarà troppo tardi”, è il monito di Di Maio. Ma troppo tardi per chi? Per giggino il vicepremier in difficoltà o per il Movimento? Tanto peggio tanto meglio, il ritorno dell’eroe non sembra in agenda. E quando avverrà non sembra prevedere la presenza del miracolato di Pomigliano.

Davide Di Stefano 

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2 comments

Alberto 27 Marzo 2019 - 3:01

Dibba fa bene a preservarsi, quel coglioncello del miracolato di Pomigliano si è chiaramente montato la testa, e con la sua improntitudine sta devastando un patrimonio di consensi che non sarà facile ricostruire.
Temo però che sia un processo irreversibile, e credo che la colpa sia soprattutto di Grillo… non doveva lasciare come ‘capo politico’ (?!) un coglioncello ignorante senza alcun carisma❗️
E lo dico con amarezza, dato che li ho votati!!!

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Vittorio 29 Marzo 2019 - 9:22

… A parte le (condivisibili) considerazioni sul personaggio e la innegabile leggerezza di quanti lo abbiano indirizzato agli attuali compiti di governo, c’è da rilevare il poco spessore che individualmente hanno la maggioranza dei componenti e di qui, la frase dell’uno vale uno, si rileva una balla. Mettere ai comandi di un 747 in fase di decollo uno che non ha nemmeno la patente per una Panda, porta disgrazia… GRAVE.

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