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Roma, 6 feb – La gestione dei lavoratori da parte di Amazon torna a far discutere. Dopo la vicenda del braccialetto elettronico per i propri dipendenti, il colosso americano dell’e-commerce viene criticato per la mancanza di garanzie contrattuali offerte al suo personale.
Un caso su tutti: quello di Passo Corese nel reatino dove la multinazionale di Jeff Bezos ha deciso di creare un modernissimo centro di distribuzione. Nel comune laziale nei primi dieci giorni di gennaio sono state licenziate quasi trecento persone. I lavoratori raccontano che chi si è recato a lavoro il 3 gennaio al tornello d’ingresso ha scoperto di avere il badge disattivato, in pratica non poteva entrare. In meno di un’ora chi era in fila ai tornelli ha scoperto che era stato licenziato. Ovviamente il termine licenziamento in questo caso non è corretto, si parla di mancato rinnovo (che viene comunicato anche poche ore prima del turno da svolgere). Secondo quanto hanno dichiarato i dipendenti al quotidiano Il Messaggero: “Tutto viene comunicato via telefono, con pochissimo preavviso. Il sistema di lavoro è sicuramente pressante e stressante. Continuamente veniamo incitati ad aumentare la produzione e la puntualità. Per ogni minuto di ritardo, all’entrata o al rientro dalla pausa (che è di trenta minuti totali), ci viene decurtato un quarto d’ora dallo stipendio”. A questo punto ci si chiede come è stato possibile tutto questo? Semplice, a Passo Corese secondo le stime dei sindacati solo un dipendente su dieci è assunto direttamente da Amazon, tutti gli altri sono interinali o “somministrati”. In pratica, l’azienda prende in prestito i lavoratori, gli inglesi, in questo caso, parlerebbero di staff leasing.
Vediamo meglio di cosa si tratta. Stando alla definizione che possiamo leggere sul sito dell’Inps, “la somministrazione di manodopera permette ad un soggetto (utilizzatore) di rivolgersi ad un altro soggetto (somministratore) per utilizzare il lavoro di personale non assunto direttamente, ma dipendente del somministratore”. Tante parole per dire che in Italia si è legalizzato una pericolosa forma di caporalato. Il gigante dell’e-commerce è particolarmente affezionato a questo tipo di rapporto di lavoro: in Italia Amazon “ricorre a 1500 somministrazioni”, rispetto ai 3000 dipendenti. L’azienda dal canto suo si giustifica dicendo l’assunzione di personale a tempo determinato è dovuta solo a periodi di “picco dell’attività produttiva”. Questa risposta, però, rischia di essere un’excusatio non petita. Non si capisce, infatti, perché un’azienda così solida economicamente ed organizzata non assuma seppur a tempo il personale e si rivolga così spesso alle agenzie di lavoro interinale come Adecco e Ggroup. In entrambi i casi, come apprendiamo dal sito Business Insider: “La busta paga degli interinali la paga l’agenzia; Amazon si limita a riconoscerle una cifra per ogni lavoratore, normalmente intorno al doppio del salario dello stesso. La spesa include i contributi, il premio Inail e altre voci normalmente dovute: e se il costo del lavoro sembra basso vale la pena ragionare su quali siano i vantaggi totali della scelta”. Non è dunque il costo del lavoro a motivare modalità di selezione del personale. La realtà è ben diversa: un lavoratore a tempo “prestato ad una multinazionale” non si lamenta ed è pronto a tutto pur di veder rinnovato il suo contratto.
Eppure il motto di Jeff Bezos (fondatore e capo indiscusso della corporate americana) è: “Creiamo lavoro, diamo speranza al territorio”. In questo caso il lavoro più che una speranza diventa una chimera e a volte un incubo.
Salvatore Recupero

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2 Commenti

  1. Boicottare Amazon, gli acquisti online e tutto ciò che è automatico come i caselli autostradali e le.pompe di benzina. Facciamo lavorare le persone.

  2. […] Questa è sicuramente una buona notizia per tutti coloro che offrono la propria prestazione lavorativa tramite le agenzie di lavoro interinale. A questo punto sono necessarie le stesse verifiche presso gli stabilimenti di Vercelli e Passo Corese dove l’azienda ha dimostrato di avere la stessa condotta scorretta. Secondo i sindacati, infatti, sono circa 15000 le “somministrazioni” cui Amazon in Italia ricorre ogni anno, rispetto ai 3000 dipendenti. Come era stato detto non poco tempo fa la multinazionale di Seattle non assume i lavoratori preferisce prenderli in affitto. […]

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