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Roma, 20 set –  La stretta sugli ammortizzatori sociali voluta dal jobs act rischia di causare migliaia di licenziamenti. L’allarme è stato lanciato da sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. Inoltre, lunedì prossimo è stato convocato un presidio unitario dei metalmeccanici al ministro dello Sviluppo Economico per chiedere risposte immediate al governo. In pratica, i lavoratori coinvolti in crisi aziendali potrebbero rimanere senza alcun reddito, venendo a mancar l’integrazione salariale a loro dovuta. Per capire ciò che sta avvenendo è utile fare un passo indietro. Nel 2015, il D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148 ha modificato la legislazione vigente sugli ammortizzatori sociali. Per intenderci stiamo parlando della cassa integrazione.
Si stabilì che per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. Utilizzando la Cigs (Cassa integrazione guadagni straordinaria) per causale contratto di solidarietà tale limite complessivo può essere portato a 36 mesi nel quinquennio mobile, perché la durata dei contratti di solidarietà viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente. Questo decreto limitò fortemente l’uso delle integrazioni salariali senza tener minimamente conto delle crisi aziendali in atto e delle delocalizzazioni compiute dalle imprese italiane. Oggi i nodi vengono al pettine. Secondo i sindacati: “Sono 140.000 i lavoratori metalmeccanici coinvolti da situazioni di crisi dei comparti degli elettrodomestici, della siderurgia, dell’Ict e Telecomunicazioni, dell’elettronica, dell’automotive, con oltre 80.000 persone interessate dalla cassa integrazione straordinaria”.
L’attuale governo sta predisponendo una norma per la Cigs (anche se ancora manca un provvedimento ufficiale) che potrebbe salvare circa trentamila cassaintegrati. Sono ancora troppi, dunque, le persone che rischiano di trovarsi senza alcuna tutela. Inoltre, nei prossimi mesi, ad ingrossare le fila di questo esercito potrebbero esserci i dipendenti di Blutec di Termini Imerese e quelli di Aferpi di Piombino. Senza contare le vertenze ancora aperte. In totale sono 144 i tavoli di crisi aziendale dei vari settori aperti al ministero dello Sviluppo Economico al 30 giugno 2018 che riguardano 189.000 lavoratori. Purtroppo, la tentazione di delocalizzare è ancora molto forte. Nella sua audizione alla Camera dei Deputati il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha comunicato che: “Sono trentuno le aziende che hanno cessato l’attività in Italia per delocalizzare all’estero mettendo a repentaglio oltre trentamila posti di lavoro”. Come si vede i provvedimenti presi dal governo Renzi con la scusa della razionalizzazione della spesa pubblica rischiano di avere un impatto sociale devastante.
In assenza di tessuto economico forte, l’austerity applicata agli ammortizzatori sociali va contro ogni buon senso. È come togliere la stampella a chi si è rotto una gamba senza sottoporlo alla dovuta riabilitazione.
Salvatore Recupero

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