Roma, 7 set – Anche il calcio nella morsa del caro energia. L’allarme viene dal presidente della Figc Gabriele Gravina, riportato da Tgcom24.

Il calcio colpito dal caro energia: migliaia di campi rischiano di chiudere

“Il mondo dell’associazionismo e del volontariato sportivo rischia di fermarsi”, è l’affermazione – forte – del presidente Gravina, che lancia un vero e proprio “grido d’allarme che auspico venga raccolto quanto prima dal governo”. La questione riguarda “15mila campi di calcio” che “rischiano la serrata”. Poi l’aggiunta sull’allarme: “Devo farlo, perché se è una situazione complessa per le società più grandi e strutturate di Serie A, diventa insopportabile per quelle più piccole che faticano a tenere aperti gli impianti“.

Società comuni che, dunque, stanno accusando il colpo in modo, forse, mortale: “Cosa succederà nelle fatture del gas, con gli aumenti del 300% sulle bollette elettriche?”. Il mondo calcistico “minore”, infatti, rappresenta in realtà il 90% dell’attività italiana in generale. E ha un peso pure importantissimo, perché è anche da lì che provengono i giocatori professionisti del futuro. Gravina, sostanzialmente, chiede di guardare al calcio non come questione secondaria, in quanto “componente fondamentale di un settore che deve essere considerato al pari degli altri in un momento di così grande difficoltà. Dopo la pandemia il rally dei prezzi generato dalla guerra in Ucraina potrebbe essere il colpo definitivo”.

L’incredibile peso strategico della questione

Non che non lo sapessimo già, ma stiamo fronteggiando tutto questo direttamente e, certamente, non eravamo abituati. Man mano che passano i mesi, ci stiamo rendendo conto della nostra dipendenza dalla questione energetica in maniera drammaticamente seria. Un’energia che eravamo abituati a dare per scontata, sebbene con tutta evidenza non lo fosse. Passa il tempo, i prezzi aumentano, e sempre più ci rendiamo conto che quanto l’emergenza non dia tregua praticamente a nessun aspetto del nostro vissuto quotidiano. Giorno dopo giorno, scopriamo sempre più ambiti in cui la nostra vita, di questo passo, sia destinata a peggiorare: quello essenziale, come il cibo, la sicurezza della casa, del lavoro, il nostro potere d’acquisto, le nostre aziende, ma perfino ciò che potremmo considerare “secondario”, come il mondo del calcio, sebbene ancora non di livello professionistico. Che poi, “secondario” sarebbe comunque una semplificazione: anche nel mondo del pallone lavorano tante persone, il cui futuro è a rischio. Questo senza dimenticare l’importanza del settore sotto un profilo non strettamente economico, ma culturale e pedagogico, come sottolineava anche Gravina.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Ricordo quando si giocava a pallone e di energia c’ era solo la nostra voglia di divertirci in campi “sconnessi”, magari sotto la pioggia e con tanto fango. Era davvero uno spettacolo anche per i coraggiosi spettatori.
    Andassero a fare in c..o loro e le banche che li alimentano con i ns. soldi, creando buchi su buchi a fronte pur di bilanci farlocchi ma per loro validi perché presentati dagli amici degli amici. E adesso cercano pure le grandi scuse per bussare ancora, chiudergli la porta in faccia è il minimo. Andassero a studiare-lavorare e per le palle c’è il dopo-lavoro.

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