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Atena era bionda: a Castro torna a splendere la Dea e ci parla ancora di Enea

by Sergio Filacchioni
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Atena

Roma, 23 aprile – Dal passato riemerge la verità e non importa cosa possono pensare i moderni: se infatti Netflix se la vedrà con l’Egitto per la sua rivisitazione “afro” della Regina Cleopatra, nel silenzio del Museo Archeologico di Castro, in Puglia, qualcuno ha riportato in vita una Dea che un tempo guidava i navigatori dell’Adriatico: la Dea Atena.

Atena di Castro

Risale al 2015 il rinvenimento del busto acefalo e il 18 marzo scorso sono stati recuperati i due blocchi delle parti inferiori. Si tratta di un ritrovamento notevole: la più grande statua greca mai realizzata in pietra leccese. La statua di Atena Iliaca, alta 3,40 metri per 800 chilogrammi, è composta da dieci elementi, al momento però manca ancora la testa e chissà se o quando sarà ritrovata. «Dopo essere stata sepolta sotto terra per millenni, aver assorbito acqua e umidità, i blocchi della statua sono stati tenuti ad una temperatura costante lasciando evaporare tutta l’umidità che la pietra aveva accumulato. Poi si passerà a una pulitura leggera e delicata di tutto il materiale e la terra che avvolge la statua» spiega Mario Catania, il restauratore che dal 9 dicembre è chino sulla Dea per riportarla in vita. «Sul busto – continua Catania – i colori erano di meno e più localizzati e evidenti, non ci aspettiamo di vedere zone molto colorate, ma si intravedono. Per chi conosce lo stile, sa dove c’è più colore. La cosa interessante di questa statua è la policromia, l’ocra rossa, viene compendiata dal ciuffetto di capelli che dimostra che Atena era bionda». Con buona pace della cancel-culture.

Alla ricerca del volto

Il professor Francesco D’Andria, direttore scientifico del restauro, è pero fiducioso di poter trovare il volto della dea. L’altare del tempio a lei dedicato è affiorato nell’autunno del 2017. Una nuova campagna di scavo dovrebbe, infatti, partire in primavera e le aspettative sono molto alte. L’obiettivo finale è quello di arrivare all’istituzione di un vero e proprio Parco Archeologico per il quale, ha spiegato D’Andria, un progetto è stato già preparato in attesa di un bando regionale più volte annunciato ma non ancora ufficializzato. Ricostruita, messa in piedi e svelata al pubblico, l’imponente e meravigliosa dea Athena Iliaca di Castro da ieri sera si mostra in tutta la sua bellezza, nel Castello Aragonese di Otranto. Ma c’è di più.

Il viaggio di Enea

La Dea “dai lucenti occhi azzurri” come la definisce già Omero, che guarda dritta davanti a sé, verso il mare del canale d’Otranto è descritta da Virgilio nell’Eneide. Infatti, la prima terra italiana che secondo il poeta conosce Enea è proprio il tacco dello stivale, il sud della Puglia, il Salento! Le coordinate del poema sono oscillanti: non conosce una geografia precisa; e così non è dato sapere con certezza dove Virgilio colloca l’arrivo di Enea e dei troiani. Nel tempo, in molti hanno cercato di riconoscere nel profilo del Salento le immagini descritte dal poeta: si è detto di Porto Badisco, di Santa Maria di Leuca, di Otranto ma soprattutto – guarda caso – di Castro. Il ritrovamento degli elementi di un antico santuario con l’altare e della grande statua dedicata a Minerva, lascia pensare che quest’area possa proprio corrispondere al primo approdo di Enea in Italia: «Soffiano le invocate aure, e già s’apre / più presso il porto e il tempio appar su l’arce / di Minerva», come recita il terzo canto del poema. Ecco quindi che questa statua millenaria ci indica con sapienza e leggerezza i luoghi sacri della nostra memoria perduta: «E già fugati gli astri rosseggiava / l’Aurora, quando discerniam lontano / oscuri i colli ed umile l’Italia: / Italia primo grida Acate, Italia / lietamente salutano i compagni». Italia! Salutiamo ancora la tua bellezza che vince il tempo ed ogni menzogna.

Sergio Filacchioni

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