Roma, 16 gen – Negli ultimi anni, le cosiddette “fake news” hanno trovato ampio spazio nelle pagine della stampa italiana, soprattutto in merito ad uno dei temi più caldi e controversi, l’immigrazione. Diversi giornalisti, sedicenti esperti, sono sembrati tutti ottimamente allineati nel divulgare ad hoc inesattezze e nel tacere fatti che avrebbero potuto contraddire la loro narrazione, e tutti attentamente disciplinati come se esistesse un orwelliano Ministero della Verità che passasse opportuni pizzini. L’ultima grave inesattezza, in ordine temporale, è stata quella pubblicata dal Corriere della Sera, nell’articolo con titolo clickbait “Aquarius e rifiuti, annullato il sequestro della nave chiesto dal pm Zuccaro”.

Dopo qualche ora, il più venduto quotidiano italiano, vice diretto da Federico Fubini nel board della Open Society Foundations di George Soros, ritratta il titolo per un più corrispondente alla realtà Aquarius e rifiuti, annullato un sequestro chiesto dal pm Zuccaro, anche se ancora facile a fraintendimenti. Il primo a lanciare la fake news, secondo Il Fatto Quotidiano, sarebbe stato l’ex Senatore del Partito Democratico, Luigi Manconi, ora titolare del doppio ruolo (ad alta criticità in merito al conflitto di interessi) di coordinatore UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri) nominato da Paolo Gentiloni già dimissionario, e presidente dell’associazione A Buon Diritto, finanziata dalla Open Society Foundations di Soros.

Chiariamo quanto è successo presso il Tribunale del riesame di Catania nella giornata del 15 gennaio: i giudici hanno accolto integralmente unicamente il ricorso dell’agente marittimo e titolare della società “Mediterranean Shipping Agency” di Augusta, Francesco Gianino, riguardante il dissequestro dei conti bancari e l’annullamento della relativa misura cautelare. Quindi nessun dissequestro della nave Aquarius, che peraltro non è mai stata sequestra e ora è stata dismessa dalle ONG, Medici Senza Frontiere e SOS Mediterranee.

Quindi, l’inchiesta presso la Procura di Catania guidata dal Procuratore Carmelo Zuccaro, procede in merito allo smaltimento illegale di rifiuti infetti scaricati nei porti italiani dalle navi di MSF. Le intercettazioni di fatto lasciano poco spazio a dubbi in merito alle regolarità del trattamento dei rifiuti accumulati a bordo.

Come del resto procedono, nel silenzio della stampa allineata, altre due inchieste delle Procure siciliane che vedono come protagoniste le Ong, la prima a Trapani e la seconda a Ragusa. La mancanza di un’informazione chiara sulla questione, ha fatto credere all’opinione pubblica italiana che le organizzazioni, operanti davanti alle coste libiche, siano uscite indenni dalle varie indagini e che i fascicoli investigativi a loro carico siano stati archiviati.

Questa potente arma disinformativa è stato peraltro uno strumento indispensabile usato dalle stesse Ong per continuare nella loro propaganda pro immigrazione, spesso ridicolizzando la giustizia italiana con attacchi frontali soprattutto contro Carmelo Zuccaro. Ricordiamo la dichiarazione di Oscar Camps, in seguito al sequestro della nave Open Arms: “Il pm Zuccaro deve aver bevuto qualcosa, speriamo che il giudice si renda conto dell’assurdità delle sue accuse”.

Aperta nell’agosto 2017 presso la Procura di Trapani con il sequestro della nave Iuventa diventato poi definitivo in Cassazione, l’inchiesta vede come indagati tre membri di Jugend Rettet, organizzazione tedesca di studenti della ricca borghesia berlinese, e Padre Mussie Zerai, accolto da Laura Boldrini a Montecitorio e fondatore della piattaforma Watch The Med – Alarm Phone che, ancora attiva, smista telefonate satellitari provenienti dai barconi dei migranti. Il reato ascritto alle parti è “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Lo scorso 11 luglio, nell’ambito delle indagini su Jugend Rettet, sono stati inviati altri 20 nuovi avvisi di garanzia ai membri della stessa Ong, di Save The Children, di Medici Senza Frontiere e di alcuni dipendenti dell’armatore olandese Vroon.

Le intercettazioni e i filmati, in possesso della Procura di Trapani ottenute grazie ad un agente infiltrato a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children, proverebbero i contatti dei membri di Jugend Rettet con i trafficanti al largo della Libia.

Aperta nel marzo 2018 presso la Procura di Catania e poi passata per competenza territoriale a quella di Ragusa, l’inchiesta vede come indagata Proactiva Open Arms, l’organizzazione spagnola fondata da Oscar Camps, ex bagnino con vertenze sindacali. L’11 dicembre scorso, la Procura di Ragusa ha emesso un avviso di conclusione indagini in merito allo sbarco del 15 marzo 2018, nei confronti del comandante della nave Open Arms, Marc Reig Creus, e della capo missione Ana Isabel Montes Mier. I reati ascritti sono “violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Peraltro, il 14 gennaio, Proactiva Open Arms è stata raggiunta da un fermo delle autorità spagnole, presso il porto di Barcellona, perché “la nave non ha i certificati che garantiscono il rispetto delle norme internazionali sulla sicurezza marittimavisto che la Open Arms sarebbe omologata per il trasporto di un massimo di 18 persone. Quindi ben tre organizzazioni, che hanno di fatto traghettato migliaia di immigrati irregolari nei porti italiani, sono attualmente indagate presso le Procure siciliane: Jugend Rettet, Proactiva Open Arms e Medici Senza Frontiere. Attendiamo i rispettivi percorsi giudiziari.

Francesca Totolo

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