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Sovranita-monetaria_02Roma, 22 mag – Dopo anni di recessione, era inevitabile che anche il comune di Napoli, con i conti forse più disastrati d’Italia, aderisse al cosiddetto “fondo salva-comuni“. Alla luce della disciplina normativa della finanza degli enti comunali è da notare che in merito agli effetti dell’attivazione degli istituti del dissesto finanziario non ci sono differenze sostanziali rispetto al fiscal compact e annesso fondo salva-Stati, ovvero l’applicazione a livello locale della politica del pareggio di bilancio, costituzionalizzato nel 2012 con la riforma dell’art. 81. Al lato pratico si ha un commissariamento del Comune. Nel caso di dissesto vero e proprio si ha un commissariamento formale e deliberato cui segue l’istituzione di una commissione di “burocrati” ministeriale; invece nel caso di pre-dissesto i controllori sono la Sezione Regionale della Corte dei Conti, il ministero dell’Interno e il ministero dell’Economia.



Così come in entrambi i casi si profila un commissariamento, così in entrambi i casi, poiché viene applicata la politica del pareggio di bilancio, definita altrimenti austerità, saranno posti nuovi limiti e vincoli sulle possibilità di indebitamento (deficit di bilancio pubblico) e sarà imposto di rispettare il pareggio nei saldi di parte corrente e finale, di cassa e competenza, a preventivo e a consuntivo. Tutto ciò si traduce in tagli alla spesa sociale, aumento delle tariffe sui servizi, svendita del patrimonio pubblico, privatizzazioni oltre a tradursi nella eliminazione della possibilità di investimenti. Cosa che oltretutto, come dovrebbe oramai aver capito anche l’elettore medio di Fare, si traduce in un peggioramento dei conti e quindi in un indebitamento ulteriore del Comune. Inoltre, l’approvazione del piano di riequilibrio finanziario è la strada per poter accedere al fondo di rotazione (fondo salva-Comuni) che non è altro che un’altra forma di indebitamento (anticipazioni di liquidità). Si alimenta così la spirale di coprire i debiti con altri debiti. Quello che non si riesce a capire è che il problema reale sta a monte. La politica di pareggio di bilancio viene imposta dalla Troika agli Stati per salvare l’euro e gli Stati a loro volta impongono detta politica agli enti locali. Si salvano gli Stati per salvare l’Euro ma in realtà si stanno salvando le banche (che hanno in “pancia” i titoli di questi stati così come i titoli derivati).

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Si sta tentando in tutti i modi di ritardare l’inevitabile armageddon finanziario, e per farlo ovviamente si strangola l’economia reale, diventata semplicemente un inutile spreco di risorse. L’euro stesso è ormai un pilastro del sistema finanziario transatlantico, sistema nel quale le banche commerciali sono state inglobate nelle banche speculative e poiché lo stesso sistema è dedito principalmente alla finanza speculativa, esso stesso è diventato ormai una bisca speculativa in completa bancarotta e destinato alla disintegrazione. Si calcola l’esistenza di centinaia di trilioni (un trilione è pari a 1000 miliardi) di dollari di derivati ed altra carta straccia il cui valore nominale ha perso oramai da anni qualunque ancoraggio con la realtà. Nessuno potrà ripagare, in nessun modo, questo enorme ed irrazionale debito. Come si noterà, sono le grandi banche (dedite principalmente alla speculazione) ad essere sull’orlo del fallimento al punto che in tutta Europa sono pronte le leggi che consentono il prelievo forzoso sui conti correnti e su tutto ciò che è depositato nelle banche. Aggiungiamo che i mercati delle materie prime sono in caduta libera e i debiti legati a questi mercati ormai privi di valore, ed infatti società petrolifere, minerarie e di trasporto sono in bancarotta.

Non se ne uscirà in modo indolore, ovviamente, ma l’importante è tacitare con le buone o con le cattive la massa di ridicoli ciarlatani che usano a pretesto quello che è un problema finanziario per ciarlare di “stagnazione secolare”, “decrescita” e “limiti dello sviluppo”. Marginalisti ed ambientalisti, uniti nel fronte comune per la lotta allo sviluppo in quanto potenzialmente foriero di cambiamento, cialtroni genocidi che parlano di “adattamento” ed altre storie cripto-darwiniste (in riferimento ad darwinismo sociale di Spencer). Non c’è nessuna stagnazione secolare, non c’è alcun limite allo sviluppo, non c’è alcun picco delle risorse, ma c’è una politica folle di austerità posta al servizio degli interessi delle banche e dei fondi speculativi che ha scientemente deciso di sacrificare l’economia reale. Vogliamo la controprova? Recuperiamo la nostra sovranità monetaria, nazionalizziamo i settori strategici ed impostiamo una politica di investimenti pubblici di lungo e lunghissimo periodo. E vedremo se siamo veramente destinati al sottosviluppo.

Matteo Rovatti

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7 Commenti

  1. D’ accordissimo con l’autore dell’ articolo; voglio ricordare che Sabato 18 Giugno 2016 ore 10:00 ci sarà la manifestazione a Piazzale Coldio davanti alla Procura per invitare la magistratura alla confisca delle quote private della banca d’Italia.
    Sia la BCE che Banca d’Italia ,privatizzata nel 1992 e che detiene il 16% della stessa BCE, sono private.In cambio di carta prodotta a costo zero o dei soldi moltiplicati dal nulla dalle banche private i plutocrati mondialisti si prendono tutte le ricchezze pubbliche e private delle nazioni.Nel 1935 Mussolini ,liberatosi della nassoneria,aveva nazionalizzato la Banca d’Italia e fatto le banche d’interesse nazionale;l’Italia grazie al fatto di avere un costo del denaro pari a zero usci dalla crisi del 1929 prima degli USA!!! Tuttavia la cosa non gli fu’ perdonata dai banchieri stranieri che misero le sanzioni nel 1936 con la scusa dell’ Etiopia e ci requisivano a volte anche i carichi sulle navi.Dopo fecero una campagna di media tesa ad isolare e provocare sia l’Italia che la Germania(con Banca Centrale pubblica anche essa) e ci costrinsero a combattere la 2a guerra mondiale.
    In conclusione, ai banchieri usurai interessa il controllo del denaro in forma privata e se non gli viene concesso dagli stati sono pronti a distruggere la nazione che si oppone; altri recenti esempi sono la
    Libia e la Siria, ambedue nazioni che avevano od hanno ancora Banche Centrali di proprietà del popolo cioè della nazione e che sono state distrutte

    • Non capisco il commento di cui sopra da uno che ha scritto della necessità di ridare al popolo e cioè alla nazione la sovranità monetaria.

  2. Ovvio che non lo capisce.
    Se per lei la questione è la proprietà delle quote di Bankitalia è abbastanza ovvio che aderisce alle strampalate teorie dei vari Auriti e seguaci.
    Come del resto dimostra la lezioncina di storia for dummyes non richiesta.

  3. Se la lezioncina di storia, come viene chiamata da Matteo, tratta di fatti utili a sapere qualcosa sui complotti contro il nostro paese,allora Matteo contesti i fatti invece di opporsi alla divulgazione di essi denigrandoli come storia per scemi

    • Ma della differenza fra valore facciale e valore nominale ne vogliamo parlare?
      Ma della fondazione della Banca d’Inghilterra?
      E gli ebrei dove li mettiamo, che in fondo è sempre colpa loro?

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