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13256504_10153619498469499_2508377926146413991_nRoma, 23 mag – Spostare le scatolette di tonno dagli appositi scaffali dei supermercati, portarle in giro col carrello e riporle a casaccio, magari tra i bicchieri di plastica o le bibite gassate. Per l’immensa gioia dei commessi. Non si tratta della marachella di qualche bulletto delle elementari, ma dell’ultimo atto della campagna lanciata da GreenPeace Italia contro il marchio Mareblu. L’associazione ambientalista parla di una “mobilitazione nei supermercati di tutta Italia” e di “scatolette di tonno “Mareblu che sono andate a spasso”. Greenpeace spiega che “è solo una delle tante attività che stiamo portando avanti per fermare chi svuota i mari: mentre la nostra nave rimuove i FAD – sistemi di cattura in cui finiscono anche baby tonni e squali”. Questo è il video promo della campagna contro il “killer del mare” Mareblu.

Ammesso che la salvaguardia degli oceani e la tutela dei pesci sia una battaglia legittima per chi ha questo tipo di sensibilità, il primo pensiero rispeto ad una campagna del genere resta “ma non ci avete proprio un c….. da fare!”. A maggior ragione vedendo anche la campagna sui social network, dove si invitano “gli attivisti” a pubblicare le foto scattate da loro delle scatolette spostate: una sequenza (piuttosto breve a dir la verità) di mani che ripongono scatolette di tonno tra i formaggi o i detersivi. Piuttosto deprimente, se non ridicolo, come provano le centinaia di commenti di insulti degli utenti di Facebook arrivati sulla pagina ufficiale di Greenpeace Italia. “I commessi dei supermercati che devono risistemare tutte le scatolette sicuramente vi staranno ringraziando, seriamente potevate inventarvi qualcosa di meglio!”, è uno dei più moderati. Oltre alla modalità c’è chi critica anche l’utilità della campagna: “economia 1.0 Mareblu ha già venduto quei prodotti ai supermercati. State facendo solo danno ai supermercati e ai commessi che devono risistemare le scatole. Azione insensata”. 13254474_10153617265874499_8990077895089149111_n

Chi scrive vi assicura che ce ne sono di ben peggiori (andate sulla loro pagina Facebook per controllar voi stessi https://www.facebook.com/GreenpeaceItalia/?fref=ts). Le risposte ai commenti forniti da Greenpeace riflettono in pieno la “mentalità talebana” che anima un certo ambientalismo, dove la stupidaggine delle scatolette assume un valore ideologico, visto che “è nei supermercati che i suoi consumatori diventano complici ignari della distruzione del mare”. In ogni caso con questa campagna Greenpeace sembra aver fatto un vero e proprio “buco nell’acqua” (perdonate la battuta terribile), visto che più che ricondurre i “torturatori di tonni” della Mareblu sulla retta via, sembra che finora l’unico effetto sortito sia quello dell'”insurrezione” della gran parte delle persone a cui la campagna dovrebbe essere rivolta.

Davide Di Stefano

 

1 commento

  1. Stanno solo sensibilizzando la gente con un gesto visibile su un tema a loro caro, senza fare danno a nessuno e senza infrangere alcuna legge, pertanto garantendosi ancora la patente di legittimità. Non vedo cosa ci sia di assurdo… a meno che non ritieni assurda l’ideologia di fondo. In questo caso, l’incomunicabilità è assicurata.

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