Roma, 20 lug — L’occasione era troppo ghiotta, per Bakayoko, per non provare a darsi un tono che richiamasse quel vittimismo alla Black lives matter, per sentirsi un po’ uno scampato George Floyd e far parlare un po’ di sé. «Il problema non è l’errore ma il modo e il metodo utilizzati. Mi sono ritrovato l’arma a un metro da me e dal passeggero. Ci hanno chiaramente messo in pericolo a prescindere dalle ragioni che hanno portato a fare questo».

Scambio di persona

Lo ha spiegato sul proprio profilo Instagram il calciatore del Milan, commentando lo spiacevole episodio del 3 luglio che l’ha visto protagonista (suo malgrado). Fermato a un posto di blocco, la polizia lo aveva obbligato a scendere dall’auto per una perquisizione.  Dopo alcuni istanti di tensione, un poliziotto si era accorto che i colleghi avevano scambiato Bakayoko per un’altra persona, un ricercato dall’aspetto simile allo sportivo rossonero. Riconosciuto l’errore, gli agenti si erano scusati con il calciatore e l’avevano lasciato andare.

Bakayoko la butta sul tragico

Uno scambio di persona, sicuramente spiacevole: ma gli agenti, lo si evince dai filmati, si sono comportati correttamente e hanno porto le loro scuse a Bakayoko. Nulla da fare: come da copione, all’episodio è seguito il solito, inutile battage antirazzista e piagnucoloso. E Bayoko non ha perso la chance per frignare sui social e buttarla sul tragico: lo ha fatto a 17 giorni di distanza, rigorosamente dopo la diffusione della notizia sui media nazionali.

«Le conseguenze — spiega — sarebbero potute essere più gravi se non avessi mantenuto la calma, se non avessi avuto la possibilità di fare il lavoro che faccio ed essere riconosciuto in tempo. Non è accettabile mettere le persone in pericolo». Bakayoko è di origini ivoriane, vive in Italia ma pensa — evidentemente — di abitare negli Stati Uniti, dove la polizia è nota per i metodi non proprio garbati nei confronti dei sospettati o degli arrestati. Nel Belpaese nessuno gli avrebbe sparato, nemmeno in caso di arresto, e lui probabilmente lo sa. Già vedendosi forse nei panni del George Floyd de noantri, il calciatore rossonero si è voluto mettere in croce da solo. 

Procedura normale

Girolamo Lacquaniti, portavoce dell’Associazione Nazionale Funzionari di polizia, intervenendo al programma radiofonico Gli Inascoltabili su «New Sound Level», aveva commentato così l’accaduto: «La sala operativa della Questura di Milano aveva diffuso una nota con la quale segnalava che c’era stata una rissa con sparatoria e si ricercava un suv con a bordo persona di colore con una maglietta verde. Esattamente il tipo di auto, il tipo di abbigliamento e le caratteristiche del giocatore del Milan. Le procedure d’intervento che gli operatori hanno applicato sono quelle standardizzate, quando si interviene su soggetti sospetti ritenuti armati». Con buona pace dell’aspirante martire Bakayoko.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. gentile Bakayoko, a me è successa la stessa identica cosa: carabiniere che mi punta la pistola addosso, mani in alto e faccia contro la mia auto. Il motivo? Perché ho accelerato in una rotatoria mentre sopraggiungeva l’auto dei caramba. Mentre tutto ciò accadeva, me la ridevo perché avevo la coscienza a posto e la situazione mi sembrava surreale. Pure loro alla fine l’hanno messa sul ridere. Quindi è proprio il caso di dire che hai voluto fare la vittima. «Le conseguenze sarebbero potute essere più gravi se non avessi mantenuto la calma…>> ma fammi il piacere !!!!!

  2. beh,
    se non ama il trattamento delle nostre forze dell’ordine
    (che sono già fin troppo garantiste verso i criminali,come ben sa qualsiasi italiano)
    può anche tornarsene a casa sua:
    sicuramente lo tratteranno meglio ai controlli….
    dico,ma come mai nel calcio italiano non si trova più neanche uno straccio di italiano?
    mancano pure i ragazzi che giocano a calcio,oltre a quelli che han voglia di lavorare?

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