Roma, 11 nov — «Ve lo buco, ‘sto pallone». Tutti abbiamo avuto un vicino di casa insofferente che attentava ai nostri divertimenti di bambini minacciando di sequestrarci la palla se questa sconfinava nel suo giardino. La diatriba si risolveva con due urlacci e qualche reprimenda. Quando ad essere il «vicino insofferente» è il sindaco, però, iniziano i problemi.



Succede a Bellegra, piccolo comune in provincia di Roma, dove il primo cittadino ha emesso un’ordinanza che vieta il gioco del calcio e le biciclette in piazza perché disturbano «le altre persone e il decoro pubblico». Stop ai divertimenti nella piazza coperta del piccolo centro dell’alta Valle Aniene. Le multe per chi non rispetta l’ordinanza vanno dai 25 ai 500 euro.

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Il sindaco vieta il gioco del pallone in piazza 

Il sindaco Flavio Cera è irremovibile. «Abbiamo messo a disposizione di tutti — puntualizza — uno spazio fruibile sia d’estate sia d’inverno». Cera si riferisce a piazza Padre Marco Morasca, centro del paese, coperta proprio per essere accessibile 12 mesi all’anno. «Purtroppo giungono frequenti segnalazioni che all’interno della piazza gruppi giocano a pallone o con le biciclette recando disturbo alle persone e con danneggiamenti che dobbiamo ogni volta riparare», denuncia il sindaco. «Pertanto, per salvaguardare questo spazio, abbiamo emesso un’ordinanza che vieta l’uso di palloni e biciclette dentro la piazza coperta». 

Molti cittadini protestano

Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie parte della cittadinanza. Se gli amanti della tranquillità e dell’ordine plaudono l’iniziativa, una cospicua parte dei residenti si è dichiarata contraria, innescando la protesta social. «Passiamo dall’assurdo al ridicolo in poche righe — scrive sul gruppo Facebook del Comune Alessandro Pascucci, un abitante di Bellegra —. Ma veramente vogliamo togliere ai nostri bambini, al nostro futuro, la voglia di giocare in compagnia in un luogo pubblico? Trovo in generale un certo tipo di divieti assurdi, ma quando vedo che è vietato giocare a pallone o girare con una bici, allora mi inc…».

Il gioco è la vita dei bambini

Dopo un anno e mezzo di restrizioni, lockdown e vita sociale falciata dalle misure anti Covid, l’ennesimo colpo di grazia al bisogno di socializzazione dei più giovani. «Per un bambino il gioco è la sua vita, è come per un adulto il lavoro o la famiglia. Togliere spazi urbani ai bambini è come licenziare il papà da un posto di lavoro», aggiunge. «Le piazze sono luoghi da vivere perché c’è qualcuno che le riempie, altrimenti sono spazi vuoti privi di anima, ‘non luoghi’. Il calcio e la bici poi sono i giochi del popolo delle nostre tradizioni. Stiamo costruendo una generazione di ragazzi schiavi del pc e dello smartphone. Non mi venite a parlare di arredo urbano e decoro», conclude. 

Gli fa eco un’altra residente: «Riguardo al divieto degli strilli, in pandemia i rumori dei bambini ci sono mancati. E adesso danno fastidio? Avevo trovato che fosse una buona idea chiudere la piazza con le finestre per viverla dodici mesi l’anno, ma con tutte queste restrizioni più che un luogo di svago sembra un museo».

Cristina Gauri

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