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Requiem per Banksy: lo street artist ora parla come Scelta civica

by Adriano Scianca
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banksyRoma, 12 dic – Per misurare l’anticonformismo di un artista basta verificare le sue idee sugli aspetti veramente cruciali della contemporaneità. Perché a scagliarsi contro un generico “consumismo” sono capaci tutti, prendere posizioni davvero scomode è tutto un altro paio di maniche. Prendiamo Banksy, per esempio, lo street artist meritatamente più famoso del mondo, noto anche per l’aura di mistero che ne circonda il personaggio.

Ebbene, qual è l’ultima opera di questo maestro delle provocazioni? Un graffito realizzato nel campo profughi di Calais, in Francia, che ritrae uno Steve Jobs vestito con i classici jeans e dolcevita nera, con uno dei primi computer Apple in una mano e una sacca in spalla. Titolo: “Il figlio di un migrante siriano”. Il riferimento è alle origini del fondatore dell’azienda di Cupertino: il padre biologico di Jobs, adottato da una coppia di armeni-americani, è infatti Abdulfattah John Jandali, giunto negli Usa dalla Siria. Non solo: il misterioso Banksy, lo sfuggente terrorista artistico, il ribelle senza volto ha anche diffuso un… comunicato stampa. In cui si legge: “Siamo inclini a pensare che l’immigrazione rappresenti un danno per le risorse di un Paese e invece Steve Jobs era il figlio di un migrante siriano. Apple paga circa 7 miliardi di dollari all’anno di tasse ed esiste unicamente perché l’America ha accolto un giovane uomo da Homs”. Che bello, lo street artist rivoluzionario che parla tramite ufficio stampa e dice le stesse cose che potrebbe scrivere Rosy Bindi.

Ora, a parte la disonestà intellettuale di fare propaganda per l’immigrazione prendendo il singolo caso eccezionale e non l’ordinarietà di milioni di altri migranti, la cui storia e il cui contributo alla nazione ospitante è ben differente; a parte il fatto che comunque accogliere immigrati in un Paese nato dall’immigrazione, come gli Usa, e farlo nelle nazioni europee è cosa totalmente differente; a parte tutto questo, dicevamo, ma davvero un ribelle anticapitalista come Banksy non trova un esempio migliore del fondatore di una multinazionale? Davvero non trova un argomento più accattivante delle tasse pagate da Apple? Ma sei un artista ribelle o il capogruppo di Scelta civica? Quanto devi aver interiorizzato l’immaginario e i valori del capitalismo per produrre un’opera del genere, tutta basata sul sogno americano e sul mito del self made man? Di questo passo, la prossima provocazione di Banksy sarà sulla inderogabile necessità di una maggiore flessibilità sul mercato del lavoro. Anche quella, ci dicono, può essere “una risorsa”…

Adriano Scianca

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nota1488 12 Dicembre 2015 - 7:53

Bansky, il pensiero unico in azione! Lino Banfi è più trasgressivo.

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