Roma, 14 apr – Dovete imparare Bella ciao durante le vacanze di Pasqua. Devono essere state queste le parole della professoressa di Faenza (Ravenna) che ha avuto la brillante idea di assegnare questo compito alla sua classe, proprio per le vacanze pasquali. Peccato che in una scuola media nessuno studente è ancora in grado di poter rispondere ai docenti con un sonoro vaffanc*lo: ci ha pensato un genitore a segnalare l’accaduto al consigliere comunale ex-Lega Gabriele Padovani, che ha fatto subito scoppiare la polemica.

Bella ciao per bambini

Ora, chi scrive è passato dalle scuole (come tutti) e si permette di toccare prima una nota di stile: fossi stato un genitore, non dico l’alunno perché la mia condotta non è mai stata brillante e rispettosa dei docenti, avrei fatto eseguire il compito a mio figlio. Il proibizionismo di solito funge l’effetto contrario di quello desiderato, soprattutto su giovani menti. Avrei lasciato mio figlio confrontarsi con il compito e poi avrei risposto alle sue eventuali domande, lo avrei invitato ad abbeverarsi ad altre fonti e non solo a quelle della professoressa e solo dopo avrei cercato di fargli capire che spesso lezione ufficiale e verità non coincidono. Sarebbe stato lui poi a decidere come confrontarsi con la docente. Chiamatelo senso critico, ma non possiamo trasformarci nei bacchettoni al contrario soprattutto oggi che una canzone come Bella ciao è perfino sulle pubblicità di serie Netflix, quindi con un elevato potenziale ideologico e commerciale. Dopo la nota, si capisce benissimo come un genitore non possa sopportare che il figlio debba svolgere tale compito a casa, soprattutto se non è della sponda politica propagandata dalla docente. Polemiche per altro non nuove che si inseriscono nei lunghissimi annali della politicizzazione rossa delle scuole e dei percorsi didattici di cittadinanza: abbiamo bagni gender-fluid nelle Università, no? Dalle “nursery alle Università e da questa di nuovo alla nursery”, come diceva Ray Bradbury, il passo è sempre molto più breve della gamba.

Tutto nella norma

Insomma, lungi dall’essere una novità assoluta dobbiamo però riconoscere un dato di fatto incontrovertibile: Bella ciao ha rotto il c*zzo. O meglio, i professori che esercitano questo vero e proprio soft-power devono essere combattuti con tutte le armi politiche che sono a nostra disposizione, in primis costruendo delle alternative valide sia professionalmente che culturalmente. Gli stessi professori che negli istituti vietano le conferenze su Mazzini e i presidi che come esempio di patriottismo sanno portare soltanto la resistenza. Secondo il 90% di questi “lavoratori” della scuola la storia d’Italia inizia soltanto nel 1943, il resto può essere tranquillamente liquidato. Ciò di cui parliamo è un sistema di potere che insieme alla giustizia, la stampa e lo spettacolo forma quell’egemonia rossa che ci condanna, ancora nel 2022, a vedere i nostri bambini subire senza filtri la propaganda martellante del progressismo liberal condito di antifascismo e miti decostruzionisti di qualsiasi identità, perfino quella sessuale.

Le interrogazioni non bastano

“Depositerò a breve un’interrogazione e un ordine del giorno – ha detto Padovani – Bella Ciao è una canzone contrassegnata politicamente e oltretutto non fu mai nemmeno cantata dai partigiani. Per quale ragione la si propone a ragazzi di 12 anni?”. Una domanda legittima. Per il consigliere, infatti “se l’intenzione era quella di sensibilizzare i ragazzi sulla guerra in corso, allora si poteva optare per altri brani, come il verdiano Va pensierò”. Nessuno tocchi Verdi per carità, forse sarebbe meglio però un bel “I lombardi alla prima crociata” o “L’Aida”, non si capisce bene perché l’alternativa della destra ai canti partigiani o perfino all’Inno di Mameli debba essere sempre e per forza il coro del popolo eletto… Verdi ha fatto tanto, riscopriamo anche altro. Polemica verdiana a parte, per Carlo Boldrini, figlio del partigiano Arrigo, “Bella ciao non è un canto di parte, è un canto unitario degli antifascisti.

Chi afferma il contrario non conosce la storia, ma non me ne stupisco: è ormai da 30 anni che ci troviamo in un clima di revisionismo storico”. Non fa una piega, ovviamente se ragioni con le categorie del secolo scorso e pensi che in Italia siamo tutti per forza antifascisti. Unitario per chi? Nel fronte antifascista contiamo anche gli americani, il capitalismo finanziario e i cattolici? Domande che forse un ragazzo avrebbe potuto fare alla docente, ma che nessun giornalista potrebbe permettersi di fare una volta che la questione diventa di dominio pubblico. Le interrogazioni comunali non penso basteranno ad arginare l’attacco ideologico della sinistra sulle scuole: non si è riusciti quando nell’arco parlamentare c’era il Movimento Sociale Italiano, chi dovrebbe riuscirci adesso? Meloni o Salvini che non perdono occasione per essere antifascisti?

Cosa possiamo fare?

Sono domande su cui dovremmo interrogarci. La cancel culture non si fermerà con i buoni propositi e il lavaggio del cervello dentro le scuole nemmeno. Cosa fare? Sicuramente evitare l’antifascismo mentale, ovvero il voler dividere il mondo in buoni e cattivi in nome di un unico Dio. Potremmo pensare a tante vie diverse, che partono dalla costruzione silenziosa dell’alternativa come detto sopra, passando dal sostegno a tutti quei professori che proprio allineati non sono ma si ritrovano isolati in un mondo a tinte rosse (o al massimo fucsia), per arrivare all’aperta battaglia per la libertà di pensiero. Sulla scuola passa una battaglia epocale in cui siamo noi a dover scardinare le posizioni trincerate della cultura globalista. Se ci siamo stancati di Bella ciao è ora di dirlo apertamente, nei collegi docenti, nelle visite a scuola dei genitori, nelle assemblee d’istituto. Dobbiamo far sapere che l’Italia non è finita nel 1945 ed oggi l’antifascismo non è che la garanzia del mantenimento degli interessi politici ed economici raggiunti dopo la guerra, perché non scontenta nessuno, nemmeno le grandi multinazionali. Insomma dovremmo far capire che non è una canzone che parla della Libertà del popolo italiano, ma quella che ancora la incatena al servaggio. Dobbiamo infine non avere paura di dire apertamente che Bella ciao non è una canzone nel quale si rispecchia la maggior parte degli italiani. Che faccia paura o no, la storia d’Italia è più grande di loro.

Sergio Filacchioni

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3 Commenti

  1. I genitori intelligenti dovrebbero muoversi contro l’assegnazione di compiti di natura ideologica. Alle medie gli studenti non hanno ancora ovviamente precise idee politiche, quindi quello è un vero abuso da parte degli insegnanti.

  2. Bella ciao = Bella schiavo tuo (questo è il vero significato).
    Io vengo definita brutta, non sfrutto, non discrimino nessuno -men che meno me stessa-, quindi desidero che lo stesso facciano con me, ecco perché sono favorevole a musiche educative ben diverse.
    A Pasqua quindi non desidero sorprese di m.

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