Roma, 8 giu – Alla fine Black Mirror, la serie antologica “cult” che debuttò nel 2011, è giunta alla sua quinta stagione. E’ infatti disponibile con tre nuovi episodi, come sempre indipendenti l’uno dall’altro, sulla piattaforma di Netflix che ne ha acquistato i diritti nel 2014 e l’ha prodotta a partire dalla terza stagione. Prima di dare un giudizio sulle ultime puntate, però, è forse bene fare un breve sunto di cosa sia, e come si sia evoluto, il fenomeno Black Mirror.

Black Mirror: la serie che racconta il futuro “tra dieci minuti”

Al debutto della serie Charlie Brooker, produttore e ideatore, aveva risposto a una domanda sulla collocazione temporale dell’opera che essa “è ambientata tra dieci minuti”, rendendo perfettamente l’idea di un futuro immediato, appena dietro l’angolo. E qual era il comune denominatore di questi episodi slegati nelle trame e nei personaggi, un po’ più futuristici di “oggi”? La tecnologia. Ma non una tecnologia lontana e distante: anch’essa il frutto del prossimo salto in avanti nell’integrazione tra vita reale e social network, nelle connessioni internet che diventano neurali, nelle app del telefonino collegate a microchip sottopelle. È una fantascienza che è già reale, quella delle prime stagioni di Black Mirror, fatta di avanzamenti tecnologici che portano con sé grandi dubbi morali nella migliore delle ipotesi, e nella peggiore un vero e proprio senso di opprimente minaccia. Questo, almeno, è ciò che viene mostrato nelle prime due stagioni, e che si stempera solo marginalmente nelle stagioni tre e quattro, già veicolate al grande pubblico da Netflix. In questa quinta stagione, rilasciata mercoledì scorso, perfino l’episodio più salvabile sarebbe stato considerato il peggiore, se fosse stato inserito in una delle precedenti.

In primo luogo, la tecnologia è ormai relegata in posizione quasi periferica: viene nominata senza essere mostrata, ridotta a sfondo strumentale della narrazione, oppure diventa accessoria al messaggio propagandistico che si vuole trasmettere. Le vicende, a questo punto, non sono più il risultato della presenza o meno di un’innovazione scientifica. A rischio di rivelare qualcosa, vale la pena di spiegare un po’ più nel dettaglio perché questa nuova edizione di Black Mirror sia un’opera deludente e senz’anima, o peggio, con un’anima permeata dal pensiero unico: se non volete incappare in alcun tipo di “spoiler”, il consiglio è di interrompere qui la lettura.

Addio all’approccio tecnopessimista, ora domina il progressismo pop

Il primo episodio, dal titolo Striking Vipers, racconta la storia di un marito annoiato dalla quotidianità familiare che, dopo essere tornato in contatto con un amico e compagno di scorribande in gioventù, scoprirà tramite un videogioco iperrealistico di ultimissima generazione di non essere propriamente chi credeva di essere. Al netto di una storia che non vogliamo anticipare, l’episodio si fa l’ambasciatore di molte istanze morali che ossessionano i progressisti di oggi: il tema della fluidità sessuale innanzitutto, ma anche la sistematica distruzione dell’idea di “impegno” in una coppia, come se la fedeltà non fosse altro che un doloroso sacrificio. Nota a margine: il solo personaggio di etnia caucasica che si scorge nei 61 minuti della pellicola è un cameriere che serve la coppia protagonista in un ristorante, roba che se fosse avvenuta “al contrario” avremmo già udito lamentele progressiste provenire da ogni angolo del web.

Il secondo episodio, Smithereens, è quello che più ricorda le ambientazioni delle stagioni precedenti, senza comunque riuscire ad afferrarne a pieno lo spirito. Un impiegato in una grande multinazionale dei social network (una Facebook che non chiameremo Facebook, e che comunque non si vede mai) viene preso in ostaggio da un uomo disperato che porta un rancore esasperato verso la compagnia, per motivi di cui questa è solo incidentalmente responsabile. La confezione è un piccolo thriller interessante, ma anche in questo caso, foriero di messaggi politicamente corretti. Il Ceo dal volto umano che accetta contro ogni suggerimento di parlare al terrorista, per di più, trasforma una specie di Zuckerberg in una sorta di vittima del grande ingranaggio che stritola tutti.

E per concludere, il terzo episodio, atteso dalla critica per la presenza tra i protagonisti di una Miley Cyrus che interpreta – fondamentalmente – se stessa e il sogno bagnato di se stessa. Nelle (poche) vesti di Ashley O, la Cyrus incarna una cantante idolo degli adolescenti, le cui ambizioni musicali sono castrate dalla zia-manager fino alle estreme conseguenze. Dalla sua presenza opprimente verrà salvata grazie a una coppia di sorelline orfane di madre, guidate dalla bambola modellata sulla personalità di Ashley/Miley, in una puntata che ambiva forse a essere una rocambolesca commedia drammatica ma assomiglia di più a una mistura malriuscita di Io, Robot, Corto Circuito e vari estratti da mediocri telefilm pomeridiani per teenager, conditi da una pessima cover dei Nine Inch Nails.

Nel complesso il nuovo Black Mirror sacrifica troppo all’altare del pensiero unico e dell’americanismo più pop, perde il suo sguardo su un futuro claustrofobico e minaccioso e abbandona l’ansia per le problematiche legate alle avanguardie tecnologiche. Non fa più paura, non fa più pensare, e soprattutto: è drammaticamente noioso.

Alice Battaglia

4 Commenti

  1. Cara Alice Battaglia, hai perfettamente ragione, a dire il vero il politicamente corretto aveva iniziato a insinuarsi in questa serie non appena è stata acquisita da netflix… peccato! ma d’altronde si suol dire “mai andare oltre la terza stagione”.

  2. Volevo far notare che questo articolo, descrittivamente, è impeccabile, al contrario, il resto è critica che non è fondata. Sicuramente il livello è leggermente calato perché non si possono trovare infiniti temi da affrontare quando si tratta di tecnologia e società, ma non è assolutamente vero che è diventato “pop progressista”. La critica al fatto che appaia solo un uomo bianco nel primo episodio sa tanto di “eh ma non c’è un etero pride” e in secondo luogo il rancore del secondo episodio ha un comprensibile rancore nei confronti della compagnia, (SPOILER ALERT) ma soprattutto non finisce nemmeno bene quell’episodio… davvero non hai continuato a guardare dopo che sono iniziati i sottotitoli? Personalmente mi sembrava chiaro che l’episodio volesse far capire quanto in realtà nessuno ha provato davvero a comprendere il gesto del protagonista (se non l’impiegato), dato che il cecchino se la ride, per esempio, e il CEO del social network torna alla sua vita ordinaria e alla sua meditazione subito, fregandosene altamente. Black Mirror sarà sempre politicamente scorretta dato che cerca di metterci in guardia dagli effetti devastanti della nostra dipendenza dalle tecnologie e dai social network, anche affrontando temi non facili come la sessualità e le inclinazioni più perverse dell’uomo.

  3. A differenza di Simone, che dice che l’articolo è “descrittivamente impeccabile”, io penso sia decisamente inaccurato.
    [SPOILER]
    “Striking Vipers”:
    Non c’è alcun tema di “fluidità sessuale”. I protagonisti si “amano” nel gioco ma, come esplicitamente dimostrato nella scena del tentativo di bacio, nella vita reale sono completamente etereosessuali.
    Non mi è ben chiaro a cosa si riferisca la frase “scopre di non essere propriamente chi credeva di essere”: chi credeva di essere? Una persona a cui non sarebbe piaciuto avere un rapporto virtuale online, nelle vesti di un personaggio completamente diverso da sé stesso, con un personaggio virtuale femminile? Non avendo mai provato, come avrebbe potuto escludere che non gli sarebbe piaciuto, e che non fosse parte di chi egli sia? Perché a questo punto anche se non ho mai mangiato le cozze posso poi scoprire che mi piacciono e quindi che “non sono propriamente chi credevo di essere”.
    In questo episodio la domanda che vedo non è “chi” si sia ma “cosa” si sia: se ho un aspetto diverso, etnia diversa e addirittura un sesso diverso, se faccio cose che non ho mai fatto né mai farò, sono la stessa persona? Esisto io, e sono me stesso, al di fuori dal mio corpo?
    Alla fine il compromesso è che è il marito possa “giocare” periodicamente con il suo partner virtuale, e che la moglie possa, nella vita reale, fare delle scappatelle autorizzate: ma è veramente la stessa cosa? Lei rimane sempre sé stessa, ma il marito vive una vita alternativa, in cui per molti versi non è la stessa persona.
    “Smithereens”:
    “Il Ceo dal volto umano che accetta contro ogni suggerimento di parlare al terrorista, per di più, trasforma una specie di Zuckerberg in una sorta di vittima del grande ingranaggio che stritola tutti”.
    Sinceramente qui non capisco nemmeno cosa non vada, se non il fatto che “accetti contro ogni suggerimento di parlare al terrorista” ma non perché non abbia senso accettare di parlargli, ma perché non ha senso suggerirgli di *non* accettare, soprattutto dopo aver detto “il CEO lo deve sapere”: a che pro dirglielo, se non si vuole che intervenga?
    Anche qui mi sembra che il vero messaggio non si sia compreso: come dice Simone, il “twist” è che alla fine a nessuno frega niente: tutti riprendono, scrivono, etc., e *sembrano* interessatissimi, ma poi quando l’episodio finisce l’interesse sparisce immediatamente, probabilmente per passare alla prossima notizia.
    “Rachel, Jack and Ashley Too”:
    Su questo non molto da dire, non mi piace Miley Cyrus e quindi ero prevenuto; l’episodio sicuramente non brilla, ma non è la prima volta che ciò accade in Black Mirror.

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