Roma, 15 dic – Gli aumenti illegittimi delle bollette sono stati nell’occhio del ciclone dell’Antitrust nei giorni scorsi. Un caro energia “gonfiato” da speculazioni e crescite pompate sul quale gli utenti, però, possono reagire.

Caro energia, gli aumenti illeciti

Sette società energetiche sono finite nel mirino dell’Antitrust. L’accusa è, per dirla in termini semplici, di aver chiesto aumenti illegittimi del costo delle bollette, in un momento in cui il caro energia è sentito dalla stragrande maggioranza della popolazione. Le società dovranno contattare i clienti avvisati di un rinnovo contrattuale, comunicandogli che le tariffe non subiranno crescite nel prossimo anno. Dunque Eni, Enel, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie, dovranno conformarsi, per un ritorno alle vecchie condizioni contrattuali, che in teoria dovrebbe essere automatico, grazie a una lettera inviata dal gestore di turno che avvisi il cliente dell’annullamento delle nuove condizioni. Se è scattato il nuovo prezzo, si dovrà tornare a quello precedente all’aumento. Ora, però, sorge il problema “storico”: è possibile recuperare le somme passate? E come affrontare la situazione presente?

Come possono reagire gli utenti

Anzitutto, nel caso in cui non ci siano contatti con i gestori nel giro di una quarantina di giorni, è buona norma chiamare il servizio clienti e pretendere la riduzione della bolletta e, in caso di risposta negativa, presentare un reclamo. In ogni caso, è probabile che la telefonata sia sufficiente a ricevere rassicurazioni certificate nel merito. Più complicata la questione relativa ai rimborsi, che – sempre in teoria – dovrebbero giungere in maniera automatica. Il consiglio delle associazioni dei consumatori è di inviare un sollecito alle compagnie in ogni caso, qualora i rimborsi stessi non dovessero arrivare. Secondo quanto riporta Avvenire però, le stesse aziende energetiche non hanno intenzione di stare a guardare e sono pronte a presentare un ricorso al Tar del Lazio, convinte che il tribunale amministrativo darà loro ragione. Senza contare che la punizione dell’Antitrust non dovrebbe andare oltre la sospensione dell’attività di impresa per 30 giorni. Insomma, tornare alle condizioni precedenti sembra più che plausibile, la restituzione del maltolto più complicata, e – in ogni caso – di lunga risoluzione.

Alberto Celletti

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