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bombardamenti IserniaIsernia, 10 set – Se volessimo andare in cerca di città italiane che sono state testimoni di grandi tragedie collettive, vuoi di origine naturale vuoi a causa dell’uomo, sicuramente tra le prime risulterebbe la città di Isernia. Essa fu infatti rasa al suolo più volte: prima da Silla nell’84 a.C., poi dai Vandali guidati da Genserico nel 456 e per tre volte dai Saraceni nell’860, nell’882 e nell’883. Numerosi furono pure i terremoti che la colpirono: in particolare si ricordano quelli del 346, dell’847, del 1120, del 1294, del 1688 e del 1805. L’ultima tragedia risale al 1943: il 10 settembre gli Alleati iniziarono a bombardare la città, dilaniandola senza tregua per 3 giorni. Di nuovo il 16 e poi ancora dal 3 al 6 ottobre, ininterrottamente.



Con la firma dell’armistizio di Cassibile, con cui Pietro Badoglio siglò la pace con gli anglo-americani, gli isernini, convinti che la guerra fosse terminata, si sentirono un po’ più sollevati e il venerdì mattina del 10 settembre 1943 si recarono al mercato. E invece dalle 10.20 alle 10.25, stormi di aerei americani, inizialmente salutati come “amici”, sganciarono 384 bombe da 500 libbre, demolendo circa due terzi degli edifici, compreso il patrimonio monumentale, mietendo centinaia di vittime. Lo scenario era apocalittico: macerie dappertutto, innumerevoli i morti mentre i feriti venivano trasportati in ospedale con corse disperate, salvo poi rimanervi bloccati. Anche l’ospedale, infatti, venne distrutto. I feriti gravi restarono intrappolati nella struttura mentre quelli che poterono fuggirono via. Quando arrivarono i primi soccorritori la situazione era raccapricciante: brandelli umani erano dappertutto, persino sugli alberi. C’erano addirittura persone che reggevano il proprio intestino in mano. Hugo del Gesso, nato a Isernia ma oggi residente in Florida, così descrive quel terribile giorno: «Quella data è rimasta solidamente ancorata nella mia “memory bank”. Avevo 15 anni in quel lontano settembre del ’43 ed ero intento a rimettere a posto assieme a Mimì Brasiello la libreria del Liceo-Ginnasio del prof. Gonnella di Monteroduni. Era venerdì, giorno di mercato, un soffice sole bagnava l’ignara popolazione; massaie, contadini, bambini portati a spasso sulla Fiera (l’attuale villa comunale). Verso le dieci e mezza un largo gruppo di aeroplani americani, del tipo Fortress, si distese come dei grandi uccelli neri e a partire dal ponte della Prece salendo su, seminarono morte e distruzione. Io fuggii immediatamente a casa nel palazzo Viti, quasi antistante il Liceo. I fragori delle bombe, la polvere delle macerie di case crollate, le grida dei feriti superstiti che nessuno sentiva, un cavallo con la pancia in su che vomitava sangue, di tutto questo caos inimmaginabile fummo testimoni appena io e i miei di casa uscimmo cautamente fuori, incolumi, tremanti, inorriditi, con le nostre pupille dilatate per la grande paura. Avevo soltanto 15 anni. Avevo, come spettatore, assistito al più grande dramma della mia vita.»

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Ma quali furono le cause dei bombardamenti? Sicuramente Isernia all’epoca rappresentava un centro urbano di strategica importanza sotto l’aspetto infrastrutturale e colpire le sue vie di comunicazione voleva dire limitare l’invio di rinforzi tedeschi per reggere allo sbarco alleato a Salerno, garantendo di fatto una sufficiente garanzia per la mobilità delle truppe di terra. In più, foto scattate dagli inglesi evidenziavano la presenza di soldati tedeschi in città. Ma allora, come mai il ponte Cardarelli e il viadotto Santo Spirito non furono distrutti, impedendo così la comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico? E perché invece fu colpito il cuore della città, dove erano presenti numerose abitazioni l’una affianco all’altra? Pare alquanto strano visto che si sta parlando dei vincitori della guerra, ma il motivo fu sostanzialmente l’incapacità degli aerei americani di centrare gli obiettivi stabiliti. Infatti, nonostante vi fosse una perfetta visibilità garantita dalle ottime condizioni metereologiche e l’assenza di attacchi di contraerea nemica, gli americani dovettero tornare l’11, il 12 e il 16 settembre.

Discorso diverso deve essere fatto per i bombardamenti che vanno dal 3 al 6 ottobre. Il 3 ottobre, infatti, un migliaio di soldati della 2ndSpecial Service Brigade era sbarcato a Termoli e per contrastarli era stata inviata la 16a Panzer-Division, in trasferimento verso l’area Biferno-Fortore. La seconda fase del bombardamento è quindi sicuramente dovuta al passaggio delle truppe tedesche nella città.

Volendo analizzare con una certa serietà la dinamica dell’accaduto, evitando sia la visione pessimista e pacifista che la vulgata anti-nazionale, ciò che maggiormente stupisce è la totale assenza di scrupoli da parte degli statunitensi nel condurre bombardamenti sul suolo di una nazione che aveva formalmente sottoscritto un armistizio con loro, ignorando di fatto la sorte che l’azione militare avrebbe riservato alle migliaia di civili coinvolti. Difatti, la Repubblica Sociale Italiana nascerà soltanto il 23 settembre. È in tal senso che il bombardamento di Isernia assume un valore che trascende l’episodio in sé e va ad esemplificare la condotta di un Paese, gli Usa, che, al di là dei vari proclami umanitari sulla “libertà”, dimostra la sua brutale spietatezza nei confronti di quegli stessi civili che doveva liberare dalle ‘spietate’ dittature fasciste.

Simone Antonilli

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3 Commenti

  1. Vi sembra che gli USA (e getta) siano mai stati processati per crimini di guerra o crimini contro l’umanità? Nonostante usassero la città di Colonia come discarica per le bombe inutilizzate al ritorno dalle missioni di bombardamento… nonostante dessero fuoco a interi villaggi e raccolti in Vietnam… nonostante a Fallujah abbiamo fatto largo impiego di gas e bombe al fosforo espressamente vietati dall’ONU e dalla convenzione di Ginevra. Liberatori, democratici, moralisti… nonostante i negri fossero cittadini dalla guerra civile non ebbero diritto al voto fino agli anni ’60 del secolo scorso.

    Questi ipocriti hanno 300 anni di storia e sono invidiosi del resto del mondo che ha città e monumenti più antiche della loro (in)civiltà!

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