Roma, 30 mag – Non bastava l’addio a Daniele De Rossi gestito così tristemente (e diciamo anche in maniera subdola, inelegante e quasi infame). Ora un altro scossone sembra minare il già irrequieto mondo romanista. Uno scoop lanciato da Repubblica indicherebbe una “faida interna” nello spogliatoio in cui proprio De Rossi avrebbe fatto di tutto per cacciare dalla società Francesco Totti. E, ovviamente, viceversa. Uno scenario inquietante, un epilogo ancora più triste per una tifoseria che già vorrebbe spaccare tutto per un finale di stagione che ha visto la fine di un rapporto lungo 18 anni ma che, a differenza di quanto avvenuto con Totti, sa di tradimento. E non certo da parte del giocatore. Eppure ci sono più cose che in questo “scoop” non tornano. E non riguardano solo la sfera calcistica bensì quella giornalistica.


Bonini parla di spogliatoi come parla di mafia

Prima di tutto i toni apocalittici dell’articolo. Quello che dovrebbe sembrare semplicemente uno scazzo tra prime donne nello spogliatoio viene presentato come “un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico”. Praticamente un problema di spogliatoio diventa la nuova stagione di Suburra. Ma tutto si spiega andando a leggere la firma dell’articolo: Carlo Bonini. Il quale tutto è tranne che un cronista sportivo. I suoi articoli sono infatti sempre “politici” e quando toccano il calcio riguardano più che altro i presunti legami tra mondo ultras, curve, neonazismo, trame nere e pericoli mortali per la democrazia mondiale. Tanto che è finito in una querelle piuttosto aspra con Lorenzo Contucci, il famoso “avvocato degli ultras”, che anni fa lo ha querelato per aver inventato una sua intervista per confermare le “sue” tesi sul mondo ultras.

Ma Carlo Bonini è anche colui che firmò l’articolo per cui secondo il Viminale “Gabriele Sandri aveva sassi in tasca, avvalorando così la tesi dell’agguato dei tifosi all’autogrill a cui il povero Spaccarotella, sparando dall’altra parte della carreggiata uccidendo il tifoso laziale, avrebbe risposto in modo del tutto equo e professionale. Ma non solo cattivissimi ultras neonazisti per Bonini. Basta una semplice googlata con parole chiave “Bonini” e “CasaPound” e vediamo come il nostro sia totalmente ossessionato dal movimento delle tartarughe frecciate e dal mondo della destra radicale in generale. Solo nell’ultimo periodo ha firmato tantissimi articoli in cui presume oscure trame intorno al movimento. Non che sia una novità dalle parti di Repubblica e L’Espresso, per cui CasaPound si finanzierebbe con le famose carbonare di Putin.

Eppure il nostro giornalista sembra uno dei più attivi. Nelle ultime settimane Bonini ha avuto una escalation che va dal caso Altaforte a Torino, all’inchiesta sulla luce non pagata dal palazzo (in risposta all’atto del cardinal Konrad Krajewski che invece sembra essere stato giustificato) agli scontri a Genova evidente colpa di CasaPound fino a un surreale articolo per cui il segretario nazionale Simone Di Stefano abbia 16 procedimenti in corso che risultano però in qualche modo “incagliati”. Leggi “ancora in attesa di sentenza”, cosa normalissima soprattutto in Italia, anche perché parliamo di reati contestati recentemente, ma detta così ovviamente non fa trama nera da film di serie b.
Insomma perché un giornalista così attivo nelle trame nere della mafia putin-nazista si occuperebbe del caso De Rossi-Totti?

Ed Lippie, una strana “fonte”

La risposta, forse, sta proprio in quei toni da mafia da serie tv così spudoratamente espressi nell’articolo. D’altra parte De Rossi, che per la cronaca ha promesso querele e battaglia legale contro Repubblica, ha dedicato un gol al suocero assassinato in circostanze poco chiare. D’altra parte la famiglia della moglie sembrerebbe aver avuto rapporti con persone legate alla malavita. D’altra parte lo stesso De Rossi non ha mai rinnegato simpatie troppo a destra. Un quadro questo dei “ricatti” e del “doppiofondo” del mondo calcistico – impliciti rapporti “strani” tra calciatori e “altro” – che però stona con quanto poi uscito dalle fantomatiche fonti dello scoop: ovvero un carteggio tra l’ex preparatore Ed Lippie e il presidente Pallotta, che parlerebbero solo della presa di coscienza da parte dei senatori delle difficoltà di un allenatore (Di Francesco) entrato in confusione e forse nevrosi per aver accettato un mercato che lui non voleva e che non gli permetteva di esprimere la sua idea di calcio. Insomma nulla del complotto e dello spaccamento tra le due grandi bandiere.

Il legame sospetto tra Bonini e Franco Baldini

Ed ora entriamo su altre questioni che non quadrano, e queste sono del tutto sportive. Prima di tutto che Lippie possa aver voluto mettere in cattiva luce Di Francesco, reo di aver voluto la sua testa per gli oltre dieci legamenti crociati rotti in seguito ai suoi allenamenti “poco ortodossi”, non viene minimamente preso in considerazione. Ma riguardo il mettere il dito nella piaga sui giocatori romani e simbolo della squadra c’è un forte sospetto che riguarda un dirigente della Roma decisamente poco amato – eufemismo – dal popolo giallorosso. Franco Baldini. Il quale è stato per anni acerrimo nemico di Totti, come lo stesso ex capitano ha confermato nel suo libro autobiografico e come Baldini stesso ha fatto capire più che esplicitamente in una sua intervista nel 2011, quando tornò dirigente a Roma con la nuova proprietà. E il quale, stando ad alcuni audio di tifosi presenti a Trigoria il giorno dell’addio di De Rossi, a detta dell’allenatore Ranieri sarebbe stato il principale promotore della sua cacciata. Parole che il giorno dopo Ranieri ha solo in parte edulcorato, facendo però capire a tutti come intendesse dire esattamente quello che era girato nel web.

Caso strano, Carlo Bonini il 7 settembre del 2012 scrisse un articolo in strenua difesa del dirigente Baldini quando fu accusato di essere massone da parte di alcune radio romane. Un’accusa piuttosto ridicola che infatti finì per far vincere a Baldini un processo per diffamazione, eppure un articolo così appassionato in difesa di un dirigente calcistico sembra sopra le righe anche se si suppone che il vero obiettivo fosse l’accusatore, ovvero quel Mario Corsi dai trascorsi nell’estrema destra. E, caso strano, quella famosa intervista esclusiva del 2011 al Franco Baldini che tornava in pompa magna annunciando la sua idea di calcio rinnovato – leggi senza più tifosi e senza più romani – e in cui tra l’altro indicava Adriano Sofri come “la persona a cui devo più di tutti” fu fatta proprio sulle pagine di Repubblica. Che ad inizio anno lanciò una indiscrezione secondo cui De Rossi si sarebbe opposto all’acquisto di Nzonzi dicendo “vi farò arrivare decimi” e basta vedere l’impegno profuso da De Rossi quest’anno per capire quanto fosse falsa e idiota questa indiscrezione, oltre al fatto che Nzonzi andava a sostituire ben due giocatori dello stesso ruolo, quindi diminuendo la concorrenza a “DDR”. E che ora guarda caso rilancia lo scoop contro i calciatori romani. Forse solo un caso. Almeno per chi vuole crederci.

Carlomanno Adinolfi

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