Il Primato Nazionale mensile in edicola

giovanna botteriRoma, 3 feb – Quanto si guadagna a piangere ogni giorno per recitare il ruolo dell’amante tradita (a suo dire, dall’elettorato americano, reo di non capire una beneamata mazza nonostante i giornalisti), traducendo astio e risentimento in una marea di fake news? Chiedetelo alla candidata per il premio post-verità del 2017, Giovanna Botteri, che con il suo lauto stipendio ci delizia ogni giorno da New York con numerose perle di saggezza.

Duecentomila euro – lo scriviamo in lettere a scanso di equivoci – più benefit: è questo l’appannaggio della corrispondete Rai negli Stati Uniti. Oltreatlancio dal 2007, ha prima seguito con entusiasmo a tratti sfiorato nel culto della personalità la presidenza Obama, salvo poi risvegliarsi nel mondo reale (perché no, la Grande Mela NON è l’America, ma vaglielo a spiegare) come in un incubo: la disperazione in volto, l’incredulità, i dubbi sulla sua funzione. Ha vinto Trump, succede, è il sistema elettorale a stelle e strisce. Ma questo no, non poteva essere. Ecco allora che la Botteri si reinventa, per deliziare gli italiani, in soldatessa crociata anti-Trump.

E’ così che parte il fuoco di fila, non importa da dove peschi. Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi: come un novello Arnaldo di Citeaux, qualsiasi fonte vale pur di sparare contro il nuovo presidente, che siano affidabili o meno poco importa: l’importante è che aderiscano alla narrazione del razzista e sessista che è stata costruita attorno al magnate. Che è poi la logica della post-verità, per l’appunto. Trump non vuole rispondere ad una domanda della Cnn? Per la Botteri significa che ha attaccato un giornalista. Rex Tillerson ha fatto affari con Mosca (sai com’è, era amministratore delegato di una società petrolifera fra le più grandi al mondo)? Diventa in automatico un “noto amico della Russia”. Per non parlare poi della querelle relativa al muro con il Messico: la Botteri sa benissimo essere stato costruito da Clinton, ma come lasciarsi sfuggire l’occasione ghiotta per condire il racconto instillando il dubbio del razzismo? A spese dei contribuenti italiani, che per sentire ogni giorno gli sproloqui dalla sede Rai si sono perfino visti il canone caricato direttamente sulla bolletta elettrica. Non fosse mai che fra tagli e revisioni della spesa anche il suo stipendio ne risentisse.

Nicola Mattei

3 Commenti

  1. senza arrivare alla faccia di plastica della Gruber,che quando sorride le si sollevano le spalle…

    il dato estetico di questa Butteri Botteri (o come diavolo si chiama) è davvero una citazione vivente anni ’70 per cui il compagno (o la compagna) abbigliato con eskimo verde (dalla tasca anteriore dove uscire l’Unità oppure il Manifesto ripiegato in modo che fosse riconoscibile dalla testata) e simil-clarks ai piedi, doveva sembrare il più “caduto giù dal letto ed uscito senza lavarsi” possibile per dimostrare al mondo la propria distanza dal modello “borghese”.

    e pensare che una consgliabile visita di questa “reporter” all’estetista oltre ad essere una forma di rispetto nei confronti degli spettatori paganti, potrebbe per lei risultare illuminante anche per eventuali scambi culturali con una Alessandra Moretti quando non malat.. OPS ! in India.

    • E chi vuoi che la paghi? La pahiamo te, io e tutti quelli che sin son visti recapitare a casa la bolletta della luce con annesso il canone RAI.