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Questo articolo, che analizza le strutture del pensiero unico, è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2018

Poteva sembrare una bufala, una di quelle notizie che si potrebbero leggere su qualche sito satirico. Invece il «fascistometro» esiste davvero ed è contenuto nell’ultimo saggio di Michela Murgia: 65 frasi, tra luoghi comuni e slogan da spuntare come un test, per poi leggere il risultato finale. Già, perché nella società del politicamente corretto, in cui tutto viene spettacolarizzato e banalizzato, coloro che non si allineano al pensiero unico vengono denigrati, perseguitati e marchiati con lo stigma del «fascismo». Il paradosso è che la violenza proviene proprio da coloro che si ammantano di slogan buonisti e si infarciscono la bocca di mantra politicamente corretti.

La violenza buonista

Il totalitarismo del buoni sentimenti («buoni» solo in apparenza) ha i suoi cani da guardia pronti a riportare all’ovile chiunque dissenta od osi manifestare pubblicamente dei dubbi. Si vuole neutralizzare la coscienza critica e censurare qualunque forma di dissidenza. Per chi sgarra la prima sanzione è l’avvertimento sul web tramite le armate di haters e cyberbullisti. Si passa poi all’esclusione dal dibattito (altrimenti l’imputato potrebbe spiegare le proprie motivazioni e irretire altre deboli menti), infine alla punizione. Chi dissente va censurato, deve arrivare a vergognarsi non solo di quello che ha detto, ma di quello che ha «osato» pensare. Potrà pertanto essere riaccettato nella comunità solo a patto di umiliarsi e chiedere pubblicamente perdono.

Per chi sgarra la prima
sanzione è l’avvertimento
sul web, si passa poi
all’esclusione
e infine alla punizione

Quando Gianluca Marletta ed io pubblicammo l’edizione aggiornata e ampliata di Unisex, scoppiò un putiferio. Venimmo insultati, accusati di essere omofobi e fascisti, persino minacciati di morte. Molti ci scrissero che avrebbero bruciato i nostri libri in piazza e nel rogo avrebbero messo volentieri anche noi. Questa violenza era «giusta» e tollerabile in quanto avveniva in nome di una «buona» causa: il politicamente corretto contro cui noi avevamo osato schierarci. Non mi andò meglio con Utero in affitto, in cui, per aver criticato la maternità surrogata che paragonavo a una sofisticata forma di schiavismo moderno e a un’eugenetica da supermercato, grazie a un ribaltamento concettuale venni accusata di «nazismo». Sembra infatti che trattare alcuni temi non sia «di sinistra» e quindi sia da biasimare pubblicamente. Ti devi semplicemente «vergognare» a pensare e a promuovere certe posizioni. Devi persino iniziare a dubitare della tua sanità mentale. Ti sei infatti macchiato di «psicoreato». La psicopolizia è feroce quanto implacabile: si vuole cioè impedire alle persone di pensare ed esprimersi liberamente.

I professionisti del piagnisteo

Nel giro di pochi anni, si è prodotta una campagna di propaganda che ha trasformato la mentalità e l’immaginario di massa rispetto ad alcuni temi fino a poco tempo fa ritenuti «impensabili», ma che sono penetrati gradualmente nell’opinione pubblica come fari del politicamente corretto e del progresso. E se non condividi certe tematiche, sei inevitabilmente un fascista, un reazionario, un retrogrado. Non hai nemmeno bisogno di testare il fascistometro. Potresti persino essere affetto da turbe psichiche e da qualche patologia che troverà presto spazio sulla prossima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Tutto ciò dimostra che la modernità è contraddistinta da valori in apparenza buonisti, che però camuffano semplicemente l’egoismo e l’individualismo tipici della borghesia. Come scrive Alain de Benoist, nella nostra società «anche l’egoismo è presente, camuffato da umanitarismo, avvolto in un discorso che gronda piagnisteo, ottimismo, frasi fatte e buone intenzioni».

L’ossessione per i diritti civili
ci ha fatti sprofondare
nell’esaltazione
di qualsiasi minoranza,
meglio se perseguitata

Nel suo libro La cultura del piagnisteo, lo scrittore Robert Hughes metteva alla berlina l’ipocrisia del politicamente corretto: «La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze». Per Hughes si trattava cioè di un atteggiamento falso e stucchevole che impedisce di esprimere il proprio parere per non offendere nessuno, soprattutto le «minoranze». L’ossessione per i diritti civili ci ha fatti sprofondare nell’esaltazione di qualsiasi minoranza, meglio se perseguitata. Nella cultura del piagnisteo Hughes disprezzava in particolare il falso moralismo che oggi possiamo constatare essere diventato il pilastro del pensiero unico. Il politicamente corretto è divenuta una vera e propria ideologia che riscrive la lingua, indica una morale a cui sottostare e riprogramma le menti e i comportamenti delle masse.

Brave New World

Lo scopo di questa rivoluzione non solo culturale ma anche antropologica è modellare un’umanità docile, spersonalizzata, terrorizzata dal potersi esprimere liberamente, progressista, asservita ai miti del consumo compulsivo, schiacciata sotto il peso dell’indifferenziazione, votata a rivendicare diritti individuali a scapito di quelli sociali e collettivi, convinta che ciò che è nuovo sia sempre migliore del vecchio, liquida persino nella propria identità sessuale. L’umanità deve diventare a-morfa (senza forma), per poter essere meglio controllata e plasmata: occorreva un’ideologia felpata, suadente come il sussurro del demonio e al tempo stesso ipnotica, che fosse in grado, come certe pubblicità o come alcuni grandi relatori, di abbassare le nostre difese inconsce e penetrare nel nostro immaginario senza che ce ne accorgessimo. Di certe tematiche non si deve parlare per non urtare alcune minoranze che sembrano aver preso in ostaggio il senso critico. Chi si permette di farlo dovrebbe ritagliarsi una fascetta di tessuto, ricamarci l’iniziale di «E» di eretico, e cucirsela a bella vista sui vestiti. In fondo anche la stregoneria quando venne perseguitata era assimilata all’eresia. Anche essere politicamente scorretti è una forma di eresia: significa rifiutare di conformarsi al pensiero unico, dissentire dall’ortodossia di Stato, forgiarsi una propria opinione alternativa alla maggioranza e difenderla a rischio di, citando Ernst Jünger, «darsi al bosco». E per tutti gli altri ci sarà il sonno della ragione: non ci sarà nemmeno bisogno della somministrazione di psicofarmaci (come il «soma», la droga di Stato del Mondo nuovo di Aldous Huxley), basterà conformarsi passivamente ai costumi libertari e progressisti del pensiero unico per essere accettati. Abdicare cioè alla propria coscienza critica.

Enrica Perucchietti

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2 Commenti

  1. Splendido articolo, che fotografa perfettamente la realtà odierna, dove il pensiero unico buonista della sinistra impedisce a tutti i dissidenti, anche con minaccia di conseguenze penali, di esprimere il proprio parere. Oggi se non approvi l’accoglienza indiscriminata dei migranti negri e non approvi le unioni gay contro natura rischi persino il carcere. Ma c’è anche chi non ha paura delle intimidazioni, come il sottoscritto, che continua a tenere un blog alternativo e ad esprimersi liberamente.
    Complimenti a Enrica Perucchietti. Vorrei conoscerla.

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