Roma, 9 set – Ebbene sì, finalmente è Carlo III, alla precoce età di 73 anni, dopo una vita in cui le ironie sulla sua successione alla corona britannica si erano sprecate. E sulle quali, anche recentemente, ci eravamo divertiti anche noi.

Carlo III, il più anziano dei re

Muore la regina dei record, e lui, d’improvviso, si ritrova re. Il più anziano, perché 73 primavere non sono affatto poche. Neanche Edoardo VII, che pure attese a lungo a causa del regno lunghissimo della regina Vittoria (in carica per ben 64 anni), arrivò così anziano al trono, nel 1901. Il principe Carlo sì, dopo un’esistenza fatta di ironie sull’ “eterno erede” che non avrebbe mai mai ricevuto la terra e il trono. L’ultimo squillo parve quasi una beffa, ma in realtà fu un atto premonitore: il Queen’s Speech tenuto a maggio di quest’anno, nel corso del quale il principe sostituiva la madre, già evidentemente in dubbio stato di salute. Era stato impossibile non ironizzarci, forse inconsciamente per godersi gli ultimi scampoli di quella che, a tutti gli effetti, è stata un’era. A Carlo III va riconosciuto un fatto: quello di essersi sempre calato nel ruolo familiare senza mai dare l’impressione di non poterne più. In silenzio, ha atteso il suo momento. Certamente, lo ha atteso a lungo. Al punto che c’era chi riteneva che non sarebbe venuto mai.

Ci mancherà prenderla in giro, Sua Maestà

Il terremoto che generò il suo divorzio con Lady Diana, le indiscrezioni con Camilla prima che la questione diventasse ufficiale, l’imbarazzo della Corona, i Tabloid come sempre impazziti. Che ricordi. Poco se non per nulla influenti, ma anch’essi in grado di dipingere un’epoca particolare, che è rimasta nella memoria collettiva anche di chi – come chi scrive – non è esattamente un assiduo osservatore delle vicende della Monarchia inglese. Ma che ne rimane inevitabilmente affascinato, se non altro per un retaggio tradizionale, in un’epoca in cui la tradizione stessa sembra sempre più patire il colpo della modernità. Quella stessa modernità le cui proposte alternative (fascismo e comunismo) hanno perito proprio nel Novecento. E questo non può che provocare un minimo di nostalgia.

Stelio Fergola

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