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Roma, 22 giu – “Quando la verità offende, mentiamo e mentiamo finché non riusciamo nemmeno a ricordarla. Eppure la verità è ancora lì. Ogni menzogna che raccontiamo ha un debito con la verità, e prima o poi, quel debito deve essere pagato. Qual è il costo delle bugie?” E’ un monologo straordinario quello di Valerij Legasov, lo scienziato sovietico famoso per il lavoro svolto per limitare i danni del disastro di Chernobyl.

Con queste parole si apre (e chiude) la serie che prende il nome proprio dal reattore nucleare che il 26 aprile 1986 divenne tristemente famoso in tutto il mondo a causa di un drammatico incidente. La miniserie in 5 episodi, prodotta da HBO e distribuita in Italia da Sky Atlantic, racconta l’esplosione all’interno del reattore numero 4 nella centrale nucleare dell’omonima cittadina ucraina (allora parte dell’Unione Sovietica) e le tragiche conseguenze del disastro. La linea temporale è focalizzata sulla successione di eventi che portarono alla catastrofe, ma anche sulla successiva gestione dell’emergenza da parte delle autorità sovietiche.

Il disastro di Chernobyl

La visione è brutale ma mai asservita alla pornografia dell’orrore: nonostante questo talvolta si palesi in tutta la sua evidenza (ad esempio mostrando i letali effetti dell’avvelenamento da radiazioni in alcuni dei protagonisti), lo spettatore non ha mai una sensazione di morboso compiacimento al presentarsi delle immagini più cruente.

Il disastro stesso viene mostrato nelle prime scene solo attraverso la finestra di una stanza lontana, e l’avvicinamento sia visivo che emotivo è graduale. La vera gravità della situazione emerge con tempistiche molto realistiche, e lo spettatore è infine gettato col massimo impatto nel coacervo di bugie, negligenze e segreti che ancora oggi rispecchiano in gran parte quello che fu l’Unione Sovietica, perlomeno nell’immaginario collettivo occidentale.

Pur non rischiando l’effetto spoiler (a ben vedere, tutti sanno a grandi linee cosa è successo a Chernobyl), non vogliamo descrivere nel dettaglio la serie, che peraltro è davvero minuziosa per essere una drammatizzazione di eventi reali. Ma vorremmo suggerire a tutti di guardarla.

Eroismo e menzogne

Perché l’opera del regista Johan Renck non è solo l’analisi storica approfondita di quella che fu una delle peggiori catastrofi umane della storia, le cui conseguenze sarebbero potute essere ancora più drammatiche, ma è anche un avvincente racconto sugli uomini e le donne che, lottando contro il tempo, contro il contesto storico e contro una cultura di bugie e disinformazione, al costo di carissimi sacrifici e scelte sofferte, evitarono scenari ancora più apocalittici salvando l’Europa intera.

La serie ha battuto tutti i precedenti record di streaming per HBO, lasciandosi alle spalle anche la super blasonata Game of Thrones: un dato decisamente interessante per una programmazione tutta ispirata ad eventi storici. Forse il debito di verità di Chernobyl era un lascito talmente profondo da rubare terreno anche alla distrazione delle fiction, almeno per qualche ora.

Alice Battaglia

2 Commenti

  1. Ho vissuto in diretta la “vicenda” in quell’anno terribile l’86. Ho assistito a mie colleghe democratiche, libertarie e comuniste, litigarsi l’ultima confezione di latte UHT al supermercato come due iene… Mentre due giorni prima decantavano le virtù “organolettiche” del latte fresco. Inutilmente cercavo di far capire loro, che il più era ormai fatto, che non serviva a nulla far bere ai bambini la tintura di iodio diluita in acqua distillata, che quello che ci eravamo beccati ormai era fatto, verdure a foglia larga ed altre baggianate sparate ad ogni ora da una TV che iniziava la cultura del trash spettacolare, dopo il caso rompighiaccio del povero Alfredino Rampi… Nel vuoto inerte e pneumatico dei nostri politici e disinformatori scientifici, rimaneva solo il valore assoluto dei Pompieri di Cernobyl che combattevano contro un fuoco che non si poteva spegnere… E infatti è ancora li. Onore a Voi Camerati e Compagni, Fratelli nel dovere ad ogni costo. Ora e Sempre Presenti !

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