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Roma, 5 set – Battibecco inutile quanto noioso quello avvenuto tra Maria Elena Boschi e Sara Varetto, conduttrice di Sky tg 24 che ha intervistato il Ministro per i Rapporti con il Parlamento alla Festa dell’Unità di Torino.



La Boschi sostiene che ormai declinare i ruoli istituzionali al femminile sia prassi sdoganata anche dal sindaco di Roma Virginia Raggi. Oltre all’esempio cita anche l’Accademia della Crusca, forse per furbizia o per evitare ulteriori polemiche: “Nel momento in cui la Crusca ci dice che è corretto dire ministra in italiano, noi seguiamo le regole della Crusca che è molto più autorevole di noi”. Sembra che questa affermazione sia più un artifizio dialettico visto che poi “la ministra” afferma che l’utilizzo del linguaggio “può aiutare a sensibilizzarci sul fatto che ormai certi ruoli appartengono anche alle donne”.

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La giornalista risponde affermando: “personalmente non l’ho mai considerato un problema, nel senso che i problemi delle donne credo passino da altro in questo paese”. E infatti ci chiediamo: ma davvero le lotte femministe si sono ridotte alla battaglia per la declinazione dei ruoli istituzionali al femminile? Forse si, in un’epoca dove si confonde femminilità con femminismo, dove si spacciano le isterie ossessive della richiesta di diritti per affermazione di una categoria e dove “distinzione dei ruoli” sembra un’espressione vetero-reazionaria invece che un concetto di buon senso riferito all’organizzazione all’interno della società.

Aurelio Pagani

 

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3 Commenti

  1. Questa “Ministra” o (Minestra) la crusca ce l’ha nel cervello! Innanzitutto l’Accademia della Crusca è Toscana e foraggiata dall’Europa, pertanto non mi si venga a dire che è corretto declinare al femminile solo i ruoli istituzionali! Oltre a sfasciare quei pochi valori che c’erano rimasti (appartenenza ad uno stato, ad un popolo, la famiglia ecc.) ora volete sminchiarci anche la lingua?
    Siete figli e figlie dell’ignoranza e del pressapochismo cattoKomunista. ACEFALI!

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