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Il tweet di Gasparri
Il tweet di Gasparri

Roma, 24 mar – La settimana scorsa il profilo Twitter di Maurizio Gasparri è passato alla storia coniando un nuovo verbo: chiesimo (usato al posto di chiedemmo). Una licenza extra-vocabolario che ha scatenato un effetto domino di battute feroci. Un sarcasmo che ha attraversato tutte le testate giornalistiche, che è riuscito ad unire tanto per dire Sgarbi e il Trio Medusa. Il ‘popolo del web’ non si è sottratto, e tutti sono andati a tirare una palla all’orso sgrammaticato. La valanga di commenti ficcanti ha costretto all’outing l’autore del tweet (nato nel seno dello staff di Gasparri, che infatti aveva firmato con le iniziali “ST” la frase) e alle dimissioni il responsabile dello staff, Luca Ferlaino. Insomma, uno tsnunami che ha spazzato via una carriera e legato per sempre il vice presidente del Senato all’orrorifico #chiesimo.

Poi, ieri, è arrivato Michele Serra, che dalla sua amaca su La Repubblica voleva dare l’ultimo calcetto al martoriato Gasparri. E come succede al goffo vigliacchetto che va per spingere alle spalle e invece finisce in terra, così Serra è inciampato sulla buccia di banana della sua saccenza, riuscendo a sottrarre a Gasparri la palma dell’ignoranza. “Veniamo a sapere che il senatore Gasparri disporrebbe addirittura di uno staff addetto a twittare per conto suo”, scrive lo scandalizzato Serra, scoprendo che un politico si avvale di collaboratori per la comunicazione. Ancora meglio, Serra scopre i social media, una tecnologia a lui – pare – sconosciuta, che fa prolificare posti di lavoro bizzarri, strani, esotici, inutili. Come un contadino dell’800 che vedesse passare una Ferrari, prendendo in giro quel carro rosso e basso che nemmeno ara il terreno, così Serra irride il “digitatore”, equiparato al “personal schiacciatore di brufoli”.

L'amaca di Serra
L’amaca di Serra

Serra si rigira nella sua amaca come un baco nel bozzolo, ebbro della sua sagacia infantile. Ma mentre si compiace allo specchio, i “digitatori” hanno iniziato a far rimbalzare l’amaca sul web, inchiodandone l’autore alla sua ignoranza. Perché sì, esistono professionisti della comunicazione e sì, esistono persone specializzate nell’uso dei social. Si chiamano social media manager, lavorano in tutto il mondo, scrivono libri, tengono corsi, organizzano eventi, lavorano dietro le quinte delle campagne marketing più riuscite, di quei motivetti virali che lo stesso Serra magari si sarà trovato a ripetere inconsapevole. Se il sagace giornalista sa usare un computer, può cercare su Google e così scoprire un mondo.

E intanto Gasparri se la ride, perché se lui è stato messo in croce per una cosa che non ha scritto personalmente, e che comunque non avrebbe voluto scrivere, Serra la sua corona dell’ignoranza se la guadagna proprio per quello che ha voluto scientemente dire. Non c’è nessun capo dello staff da far fuori al suo posto, nessun copywriter sbadato. È tutta farina del suo sacco. O meglio, della sua amaca.

Ettore Maltempo

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