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Ecco perché la riconquista di Palmira è fondamentale per tutti noi

by Alberto Palladino
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Damasco, 24 mar – La notizia arriva dall’agenzia russa Ria Novosti e dice chiaramente che dalle prime ore di questa mattina le forze della coalizione antiterrorismo siriana, composte da truppe speciali dell’esercito ed elementi degli Hezbollah libanesi, hanno dato il via all’operazione d’ingresso nella città di Palmira. Sarebbe, già ora, libera la periferia nord della città, zona alberghiera che un tempo ospitava i turisti in visita al grande polo archeologico di Palmira. Anche la tv di stato siriana confermerebbe la notizia dell’avanzata che a questo punto proseguirà, quasi certamente, verso il centro della città e verso le aree archeologiche vittime, in questi mesi di occupazione, di scempi e saccheggi da parte dei terroristi dell’Isis.

Alla liberazione di Palmira hanno partecipato attivamente anche i velivoli russi che con raid mirati, tra mercoledì e giovedì, hanno facilitato il lavoro alle truppe di terra che si sono trovate a combattere anche in prossimità dei siti archeologici patrimonio dell’Unesco. Come estremo gesto disperato, i terroristi pare abbiamo minato numerosi campi e terreni prospicienti le zone occupate e ora il rischio è che si debba procedere “casa per casa” per salvare i cittadini siriani ostaggio dei miliziani dell’Isis.

palmyra1La riconquista definitiva di Palmira oltre all’ovvio significato simbolico acquisterebbe però un valore strategico fondamentale per le sorti di un conflitto che si protrae ormai da cinque anni. Dieci mesi fa, quando tutti davano l’esercito siriano in ritirata, nonostante l’isolamento internazionale Assad diede l’ordine ai suoi di riprendere il controllo di Palmira a tutti i costi. Dopo aver riconquistato le principali zone occupate dai jihadisti nel nord ovest, anche grazie all’intervento dell’aviazione russa, adesso l’esercito siriano può avanzare verso Raqqa, la sola importante città in Siria tuttora in mano all’Isis. Palmira è a metà strada tra Damasco e Raqqa, nel mezzo c’è un territorio per lo più disabitato. Circa 250 km di deserto che separano la civiltà dalla barbarie.

Ed è proprio in nome di questa civiltà che l’esercito siriano sta combattendo anche per tutti noi europei, che ci affanniamo a combattere il terrorismo con tante belle parole e gessetti colorati con cui scrivere i buoni propositi utili per quando saremo grandi. Intanto sono i soldati musulmani di Assad, ragazzi di venti anni che preferiscono combattere armi in pugno a casa loro anziché scappare dalla guerra, gli unici a sconfiggere sul campo il terrorismo che colpisce le nostre città. Con buona pace degli strilloni che invocano lo scontro di civiltà e dei cantori dell’accoglienza che replicano con le note di John Lennon.

Alberto Palladino – Eugenio Palazzini

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