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clandestiniRoma, 24 lug – C’erano una volta i clandestini. Un termine che sta tuttora a indicare coloro che entrano in un paese senza avere validi titoli per entrarci, ma che si è riuscito via via a eliminare dal dizionario, almeno da quello giornalistico e politico.
Al suo posto, è stato introdotto l’indistinto termine di profughi. Una parola che sul piano giuridico non ha alcun significato, come abbiamo spiegato giorni fa, ma che ha la funzione di mettere indistintamente tutti gli immigrati non in regola (il 100% di quelli che sbarcano, fino a prova contraria) sotto l’ombrello di un termine che evoca per essi la fuga da una guerra o da un qualche cataclisma.
A ben guardare, poi, sono una strettissima minoranza quelli che fuggono realmente da un conflitto. Del resto, come le immagini televisive mostrano – pur cercando talvolta di indugiare sui pochissimi immigrati di sesso femminile – la gran parte di questi supposti profughi sono giovani maschi che sembrano venuti qui più per motivi economici che per un’emergenza “umanitaria” (altro termine abusatissimo). Com’è stato da più parti sottolineato, infatti, si presuppone che chi fugge da un paese per scampare a quasi sicura morte, porti con sé la sua famiglia, moglie e bambini, piuttosto che salvarsi lui e lasciare i suoi cari sotto le bombe. A riprova di questo dubbio, basterebbe controllare da quali paesi provenga la grande maggioranza di essi.
Che fine ha fatto quindi, la parola clandestini? Una prima spiegazione risiede certamente nell’abolizione del reato di clandestinità, votato in modo bipartisan da sinistra e M5s nel 2014. Intervenire sulla fattispecie criminosa non modificandola – avendo cura magari che questa incidesse meno nell’ingolfamento delle carceri italiane, perché no con la previsione di un rimpatrio immediato del reo – ma cancellandola con un colpo di spugna ha certamente contribuito alla scomparsa del termine.
Del resto, questa circostanza è stata una palla presa al balzo dai tanti professionisti dell’informazione, e da altrettanti politici, che mal sopportavano questa parola, nella convinzione che l’Italia sia una terra liberamente colonizzabile, magari a qualche chilometro di distanza di sicurezza dalla propria villa.
Accanto a questo, un ruolo fondamentale lo hanno avuto i CARA temporanei. I CARA – istituiti nel 2002 – sono i centri di accoglienza per richiedenti asilo. Originariamente, esisteva un numero limitato di centri in Italia che poteva accogliere fino a 4000 profughi alla volta. Tutti gli altri dovevano andare nei centri di accoglienza tradizionali, che hanno limitazioni molto più stringenti sia come qualità della vita che come libertà di movimento. A un certo punto, si è deciso di estendere ad libitum questo numero prevedendo dei centri di accoglienza per richiedenti asilo temporanei, ovvero le varie strutture e alberghi nei quali, come abbiamo potuto vedere soprattutto negli ultimi due anni, vengono ospitati con vitto alloggio e libertà di movimento ormai sostanzialmente tutti coloro che arrivano nel nostro paese, che fuggano da guerre o meno.
Inutile sottolineare che al momento si sta molto meglio in un albergo o in un residence o in struttura destinata all’accoglienza, e che quindi come scritto sostanzialmente tutti, appena arrivati in Italia, chiedono asilo o protezione internazionale, a prescindere dalla provenienza e dalle effettive condizioni nel loro paese. Quelli che una volta conoscevamo come clandestini, sono quindi ormai tutti presunti profughi, in attesa che la loro domanda, per quanto pretestuosa, venga dopo molto – i tempi negli ultimi 2 anni si stanno allungando a dismisura – accolta o respinta. Anche nel secondo caso non lasceranno il nostro paese, se non per una sistemazione da loro preferita in Europa, ma questa è un’altra storia ancora.
Basta dunque a questo punto togliere il “presunti”, ed ecco che i clandestini non esistono più nel nostro vocabolario. Rimangono i profughi. Sono sempre loro, ma suona molto meglio.
Cristiano Coccanari

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1 commento

  1. Il problema va preso di petto. Inutile giocare con le parole, in un determinato territorio non si ammettono stranieri in massa.
    A meno che non si voglia seguire l’esempio altruistico di pre-colombiani e pellerossa, chiaro.

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