Vittorio Veneto, 21 ago – Quasi un miliardo e mezzo di fatturato, 6mila dipendenti su 48 sedi sparse in tutto il mondo, una riconosciuta e consolidata leadership nel settore dei rivestimenti architettonici in vetro e acciaio. Sono i numeri di Permasteelisa, “multinazionale tascabile” veneta – nel suo portafoglio, fra le altre realizzazioni, la gigantesca facciata del nuovo Campus Apple di Cupertino – che si appresta, ultima di una lunga serie di aziende italiane, a cambiare proprietà e ad imparare a parlare cinese.

permasteelisa architetturaDal Veneto, in realtà, Permasteelisa si era già spostata qualche anno fa. In Giappone, a voler essere precisi: correva l’anno 2011 quando l’azienda, fondata nel 1973 da Massimo Colomban (che nel 2002 aveva passato la mano ad alcuni manager per dedicarsi ad altro, come ad esempio la poltrona di assessore alle partecipate nella giunta Raggi – incarico che ha lasciato dopo pochi mesi) fu ceduta al conglomerato giapponese Lixil. Oggi la svolta: dal Sol Levante a Pechino, con la cessione del 100% delle quota alla cinese Grandland. Un colosso che opera nello stesso settore, fattura quasi 10 volte tanto ed è considerata fra le 500 aziende cinesi più influenti nell’ambito del design architettonico.

Grandland pagherà Permasteelisa 467 milioni di euro, una quotazione in deciso ribasso rispetto ai 570 pagati da Lixil non più tardi di sei anni fa per una società che da tre anni non chiude un bilancio in utile e nell’ultimo esercizio ha registrato una perdita di 45 milioni di euro, in “miglioramento” rispetto ai 53 di rosso del 2015 ma non abbastanza – nonostante le commesse, ultima in ordine di tempo quella per la progettazione e costruzione degli esterni dell’ambasciata Usa a Londra – per allontanare le difficoltà. “La forma organizzativa – spiegava, non più di un anno fa e a giustificazione delle problematiche gestione, il fondatore dell’azienda – è sbagliata . Ora è piramidale. Un’azienda come Permasteelisa non può essere gestita dalla poltrona. Bisogna conoscere il mestiere”. E non basta per questo un cavaliere straniero, di qualsiasi colore esso sia.

Filippo Burla

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