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Sesta e ultima puntata dell’inchiesta sui rapporti fra Corsica e Italia. Le precedenti puntate:



Roma, 23 lug – La Corsica di oggi è scarsamente popolata (poco più di 300.000 abitanti totali, 35 per kmq), di cui 26.000 cittadini stranieri (8% della popolazione, più della metà dei quali maghrebini). L’isola sconta una spiccata marginalità economica, territoriale e culturale rispetto al resto dello Stato Francese, cui appartiene da quasi 250 anni. Dal punto di vista economico, la Corsica è ultima in Francia sia per PIL totale che per PIL medio per abitante (inferiore di oltre un quinto –  20.000 Euro contro quasi 26.000 Euro – rispetto alla media francese). Il tasso di disoccupazione è ben più elevato della media nazionale (16% contro 12%). I settori economici prevalenti sono l’agricoltura, l’allevamento e il turismo, mentre le uniche industrie di esportazione sono la birra e la componentistica aeronautica.

I collegamenti stradali e ferroviari interni sono pessimi (la ferrovia Porto Vecchio-Bastia è stata addirittura soppressa, per cui gli unici collegamenti su rotaia sono quelli tra Ajaccio, Bastia e Calvi), mentre i collegamenti aerei (sei aeroporti civili) e navali (principalmente da Ajaccio, Bastia, Isola Rossa e Bonifacio verso i porti francesi di Marsiglia, Nizza e Tolone e i porti italiani di Savona, Porto Torres, Livorno e Santa Teresa di Gallura) sono più frequenti nella stagione turistica. In Corsica esiste anche l’aeroporto militare di Solenzara, base strategicamente molto importante per la presenza dei cacciabombardieri dell’aviazione militare francese, oltre che numerosi poligoni di esercitazione nel resto dell’isola.

La principale differenza tra Corsica e Francia rimane però la profonda alterità linguistica e culturale della prima rispetto alla seconda, solo in parte colmata da quasi 250 anni di francesizzazione forzata. L’autonomia regionale, che pur tra tante difficoltà è stata faticosamente e progressivamente ampliata con le riforme del 1975, del 1982, del 1991 e del 2002, è la cornice indispensabile per il recupero dell’identità corsa, che passa necessariamente attraverso l’ufficializzazione della lingua autoctona dell’isola. Il nazionalismo corso dispiega ormai una forza politica ragguardevole. I nazionalisti corsi dal 2010 controllavano già 15 seggi (di cui 4 i radicali di “Corsica Libera” e 11 i moderati di “Femu a Corsica”) sui 51 dell’Assemblea Regionale Corsa, la cui maggioranza di centro-sinistra controllava il governo regionale (Consiglio Esecutivo della Corsica), presieduto da Paul Giacobbi del “Parti radical de gauche”. Il 13 dicembre 2015 i nazionalisti corsi di “Femu a Corsica” hanno conquistato la maggioranza relativa (24 seggi su 51) dell’Assemblea della Corsica e il governo regionale dell’isola. Sono nazionalisti corsi anche gli ultimi due sindaci della città di Bastia, Gilles Simeoni e – dal 2015 – Pierre Savelli. Laurent Marcangeli, sindaco dell’altra grande città, Ajaccio, è invece espressione del partito “Union pour la Majorité Presidentielle” (UMR) di centro-destra.

Il 17 maggio 2013 l’Assemblea regionale della Corsica ha votato la co-ufficialità della lingua corsa con quella francese, anche se il Ministro Manuel Valls si è affrettato a dichiarare che il Consiglio Costituzionale dichiarerà incostituzionale questa delibera. Il 13 dicembre 2015 è stato il giorno storico del ballottaggio elettorale con cui la coalizione “Pè a Corsica”, composta dai movimenti “Femu a Corsica” e “Corsica Libera”, ha conquistato per la prima volta nella storia la guida della “Collettività Territoriale di Corsica”. Gilles Simeoni di “Femu a Corsica” viene nominato presidente del Consiglio esecutivo della Corsica, mentre Jean-Guy Talamoni di “Corsica Libera” diviene presidente l’Assemblea della Corsica.

Negli ultimi 25 anni, comunque, dalla Corsica si sono levate diverse voci in favore di una rivalutazione della lingua italiana come lingua colta dell’isola e di una ripresa dello storico legame culturale e linguistico intercorrente tra la Corsica e la “terraferma” italiana. Tra queste iniziative si segnala la rivista “A Viva Voce”“La sola rivista in italiano scritta da Còrsi”“Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa” animata da un gruppo di studiosi isolani che si propone di utilizzare, al posto del corso o in supporto ad esso, la lingua italiana come lingua colta. E’ stata inoltre avviata una collaborazione tra l’Università di Corte e l’Università di Pisa, che organizzano insieme convegni e attività culturale tese a riallacciare l’antico legame tra le due sponde del Tirreno. Ancor più recentemente è apparso “Corsica Oggi” sito di “notizie e attualità còrsa” interamente in lingua italiana, che “vuole essere un’occasione per riprendere il filo che da sempre lega la cultura italiana e la Corsica”. Come si può leggere sul sito, Il còrso non ha che da perdere allontanandosi dall’italiano. Rischierà di francesizzarsi e snaturarsi sempre di più. Già oggi parole come “u tuvagliolu” (il tovagliolo) sono spesso sostituite da una parola mutuata dal francese, in questo caso “a servietta”. Crediamo invece che lo studio e l’uso della lingua italiana accanto al còrso e al francese possa essere uno dei sostegni per permettere alla lingua nustrale di sopravvivere e rifiorire. E allora proviamo ad usarlo, e vedremo quante somiglianze ha con la lingua corsa. Può aiutarci a preservare la nostra identità, e può essere occasione di arricchimento culturale e di opportunità economiche, vista la vicinanza geografica dell’Italia e all’importanza del suo turismo verso l’isola”.

E’ auspicabile che il popolo corso, che attraverso le sue rappresentanze politiche sta svolgendo una meritoria battaglia per la difesa e la promozione della lingua autoctona, possa presto riabbracciare anche la lingua italiana che appartiene indissolubilmente alla sua storia e recuperarla come lingua colta tradizionale dell’isola, da utilizzare a fianco del Còrso nelle scuole, nella televisione, nella stampa, nel teatro e nella letteratura, quale strumento indispensabile per la conservazione della stessa identità della Corsica.

Luca Cancelliere



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