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Roma, 18 giu – Ormai il posto se l’è guadagnato (o “guadambiato” come direbbe lui). Lassù, tra i vari Vauro, Oliviero Toscani e Saviano, nell’Olimpo del radicalchicchismo tricolore c’è anche lui: Chef Rubio. La sua frenetica attività social anti salviniana e pro diritti per tutti, merita evidentemente un riconoscimento. Chi lo segue sui social si sarà accorto che da qualche mese “il re dello street food” spinge sull’acceleratore dell’antirazzismo e del buonismo, un po’ per promozione del suo libro appena uscito “Mi sono mangiato il mondo” e un po’ per convinzione. Solo un paio di giorni fa però è riuscito a guadagnarsi un minimo di ribalta, mettendosi in coda anche lui sulle polemiche contro Salvini e il respingimento dell’Aquarius.
Matteo Salvini, guarda che situa che t’amo acchittato ieri sera a Milano vicino casa tua”, ha scritto su Facebook Chef Rubio pubblicando sulla sua pagina ufficiale una foto insieme ad alcune cuoche siriane. “Grazie a tutti i presenti, a chi ha reso possibile l’incontro e chi continua quotidianamente a schivare come un pugile alle corde ignoranza, razzismo e xenofobia. Nessuno è illegale, e l’Italia è de chi la calpesta. #stayhuman #lacucinadizaatar”. Insomma alla fine Rubio è un Saverio Tommasi solo più coatto e cazzarone, perché al di là dei tatuaggi e della fisicità da ex rugbista, alla fine i concetti politici sono da boldrinismo di primo livello: generica lotta all’ignoranza, xenofobia, razzismo, qualche frasetta pro Ius Soli e hashtag impegnati. 
Cioè per capirci Chef Rubio è uno che ti dà il “buongiornissimo” su Facebook e ti dice “è ora di svegliarci e opporci a odio, indifferenza e pregiudizi con umanità, partecipazione e sostegno” condendo con i vari hashtag #stayhuman etc. E pensare che anche in alcuni ambienti “identitari” c’era chi aveva visto nell’ex conduttore di “Unti e Bisunti” una sorta di eroe popolare, capace di ridare valore alla cucina locale in contrapposizione alle derive stile Masterchef. Invece lui è il testimone di Amnesty International che ci sensibilizza sul bullismo e l’omofobia, auspicando la censura sui social, che se la prende con il blogger Luca Donadel “colpevole” di smontare le bufale sull’immigrazione e di collaborare con Il Primato Nazionale
Proprio sul post di Instagram in cui attacca Donadel si spinge ad una forma di antifascismo “soft”. “Ahahahah rega’ ve giuro che se ce se mettemo tutti insieme de tigna li ricacciamo nel silenzio in cui so rimasti per cinquant’anni e se pijamo al posto loro tutta la brava gente che stanno infamando. Sui social c’hanno 5 amici in croce, nella vita reale manco la madre li riconosce, non sanno l’italiano e non capiscono quando li trolli. Ve prego non v’abbattete, sono niente e il niente scompare co’ n’attimo”. Perché a dispetto dell’aria stradaiola che farebbe pensare a connessioni con la sinistra antagonista, il nostro Gabriele Rubini sembra invece sempre molto attento a mantenere una linea politica “sostenibile” sul piano commerciale, insomma un Saviano de’ noantri appunto. Non sembra avere né rivendicare connessioni con il mondo dei centri sociali romani (lui è di Frascati), come succedeva in passato con i Valerio Mastrandrea o gli Elio Germano della situazione, antifascisti militanti dichiarati.


Insomma Chef Rubio è uno che in questi giorni su Instagram grida alla “dittatura” e dà del “pirla” a Salvini, che solo sporadicamente ad esempio attacca CasaPound (lo ha fatto una volta sempre su una storia di Instagram a proposito di un centro di accoglienza vicino Frascati) o Forza Nuova, dove ripubblicando uno striscione contro Balotelli ha commentato “eh però alle vostre donne piace eh?”, giocando sul solito stereotipo dell’africano superdotato. Ecco non vi fate ingannare dall’aspetto: Chef Rubio è solo un Roberto Saviano più tatuato (o una Selvaggia Lucarelli coi baffi).
Davide Di Stefano



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3 Commenti

  1. Tipico coglionoide comunistoide sinistro e simil- piddino……….un grande statista……… si strozzi con l’unto di una pantegana padana………auguri.

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