Roma, 9 lug – La decisione del Tribunale di Agrigento di non convalidare l’arresto della “capitana” Rackete, anche a distanza di qualche giorno, quando sembra ormai placata la tempesta mediatica, continua a far sorgere serie perplessità. Anche perché, proprio quando si spengono i riflettori, si possono percepire meglio i termini della questione, che rappresenta un ingombrante precedente per il futuro. Osservando la vicenda dal punto di vista giuridico, l’ordinanza, anche se confrontata con le miti richieste della Procura, presta il fianco a molteplici critiche.

Non convalidare l’arresto, una scelta discutibile

Già la decisione di non convalidare l’arresto, è provvedimento piuttosto raro nella prassi, poiché sconfessa in radice l’operato delle forze dell’ordine. Al di là di tale elemento di colore, poi, si potrebbe discutere sulla scelta di prestare tanta fiducia alle dichiarazioni della stessa indagata o di non tenere in considerazione la scelta del capitano, pure rilevante per la valutazione della situazione di emergenza che si è creata a bordo della nave, di decidere, di propria iniziativa, quale fosse il porto sicuro verso il quale dirigersi, disattendendo le indicazioni ricevute.

Tutti aspetti che, come detto, destano perplessità, ma che, nel nostro ordinamento, ben possono – o, almeno, potrebbero essere corretti – con le impugnazioni che il codice prevede per contestare i provvedimenti giudiziari. E’, dunque, compiendo un ulteriore passo o inquadrando la situazione in una prospettiva più ampia di quella che dischiude l’analisi del singolo episodio, che si disvelano le problematiche più complesse, che, a prescindere dal caso concreto, possono determinare ancora criticità. Ora, ad esempio, diviene sempre più stringente la necessità di fare chiarezza sul potenziale conflitto tra l’obbligo di soccorso che sussiste in capo al comandante di ogni nave e il diritto degli Stati limitare l’accesso al proprio territorio marittimo.

Casi come quello della Sea Watch 3 possono ripresentarsi e il problema non può essere certo risolto dando prevalenza assoluta al primo. La soluzione si colloca in una posizione intermedia, nel contemperamento tra i due interessi. Dunque, se gli Stati sono tenuti a garantire il diritto di soccorso dei naviganti per la tutela della loro integrità fisica, conservano altresì il potere di esercitare tale obbligo entro i limiti ritenuti necessari per “la pace, il buon ordine e la sicurezza” nazionale. E, in questa ottica, il comandante che – attivatosi per il salvataggio di immigrati clandestini – ignori o aggiri le indicazioni e gli ordini delle autorità statali compie senz’altro un abuso.

La lesione alla sovranità nazionale

Ma la tematica più delicata, che costituisce il vero punto critico, è la lesione della sovranità nazionale che si è consumata. Lo sbarco della Sea Watch 3 nel porto di Lampedusa, infatti, rappresenta, in maniera più plastica e inequivocabile, il conflitto tra l’autorità dello Stato italiano e una organizzazione non governativa, che opera nel Mediterraneo battendo bandiera olandese.

La scelta di entrare in acque territoriali italiane, la decisione di insistere, nonostante anche la Corte europea dei diritti dell’Uomo avesse respinto il ricorso della Ong, e, infine, la decisione di attraccare ad ogni costo, testimoniano la ferma volontà di forzare l’indirizzo che lo Stato italiano ha assunto in materia di immigrazione. Dunque, è proprio in quest’ultima prospettiva, che l’ordinanza del giudice agrigentino può creare più gravi complicazioni per il futuro, qualora altri capitani decidessero di emulare il gesto della Rackete.

Associazione Rocco

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6 Commenti

  1. .mandare ” l’agrigentino” & c, ha fare il coltivatore in una isoletta scogliosa, disabitata..circondato da famelici squali…e con un cappelletto di paglia per il sole cocente…

  2. La “sovranità” di uno Stato è quella che è voluta dal Popolo Sovrano. Persino Umberto, il famoso “Re di Maggio” ebbe a dire: “La Monarchia o è un simbolo caro, o non è nulla.”. Lo stesso vale per la Sovranità Nazionale. Quando il Popolo Italiano assaltera’ la “Bastiglia” , le sedi del potere di un infima minoranza che difende ben altri interessi, schiacciando e conculcando quelli del Popolo Italiano, facendo chiaramente capire che potrà esserci solo giustizia sommaria per i “Barabba” e per i nemici della Patria, istituzionalizzati e non, sedicenti “intellettuali” e pennivendoli o “linguivendoli” tout court, “Soloni” e sicofanti televisivi & radiofonici, variegate faune di personaggi “governativi” e non governativi, etc., etc., allora le due parole: “Sovranità Nazionale” cominceranno a significare qualcosa di concreto.

  3. Andiamo davvero bene se la nostra sovranita’nazionale può essere messa in crisi da nemmeno 50 profughi poveri cristi mezzo annegati affamati e disidratati, e poi vogliamo addirittura mettere in prigione chi ha salvato questi pericolosi invasori,in pericolo non c’è la patria che non ha alcun significato ormai, ma la nostra umanità è le nostre coscienze

  4. Soccorrere i bisognosi eleva l’empatia umana.
    Rispettare la sovranita nazionale un dovere.
    Difficile bilanciare le due cose.
    La capitana può sempre navigare verso Gaza e affrontare il blocco navale di Israele diventando così un eroins.

  5. Figurarsi! Quella raccattanegranti preferisce essere una troia viva, celebrata, coccolata e ricca piuttosto che una vera eroina! Per lei è stato come girare la scena di un film! Tutta fuffa e finzione. Rischio praticamente inesistente. E i Gonzi che la acclamano e la santificano! Anzi! Più scodella merda, meglio è! I santi, i martiri e gli eroi, quelli VERI, sono morti. E con modalità che nessuno si augurerebbe di dover subire sulla propria carne! Non è certo il caso della nostra navigante contaballe. ” Io sono BONGO-BINGO! E nel culo te lo spingo! E io sono carola! E ti prendo in parola!”. Questo è il massimo dell’ “eroico martirio” che sarebbe disposta a subire…..

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