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occupazioneRoma, 29 dic – “L’occupazione è cresciuta interrottamente da inizio 2015, grazie soprattutto alle condizioni di favore che hanno riguardato l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato”. Questo è quanto emerge dalla nota congiunta pubblicata da Ministero del lavoro, Istat, Inps e Inail, sulla dinamica del mercato del lavoro italiano. Tradotto in cifre, ci sono cinquecentoquarantremila posizioni in più rispetto alla media del terzo trimestre del 2015. Basterebbe questo dato per rendere l’onore delle armi al governo Renzi. Il suo successore non ha, dunque, mancato di sottolineare il trend positivo. Così twitta il premier Paolo Gentiloni: “Buone notizie su crescita, contratti stabili, riduzione sofferenze bancarie Possiamo fare di più. Fiducia negli italiani e impegno su lavoro”. Basta, però, leggere interamente la nota del ministero per spegnere i facili entusiasmi.



Secondo questo report, la crescita dei contratti di lavoro a tempo indeterminato è stata principalmente determinata dagli sgravi contributivi per tutto il 2015, ridotti poi nel 2016. La crescita tendenziale dell’occupazione (+1,1%; pari a duecentotrentanovemila occupati in più), infatti, è “quasi totalmente ascrivibile all’incremento di posizioni a tempo indeterminato, quelle registrate dall’Inps sono +457mila e tale incremento, particolarmente significativo e concentrato nei trimestri a cavallo tra il 2015 e il 2016, ha avuto effetti duraturi di trascinamento nei trimestri successivi”. Finito l’effetto della decontribuzione piena, il trend si è invertito. Tra il secondo e terzo trimestre 2016, infatti, si registrano: “Sessantaseimila occupati dipendenti in più, che a fronte degli 80mila indipendenti in meno, portano il saldo occupazionale in negativo (-14000)”.

Un altro dato che fa riflettere è quello che riguarda la disoccupazione giovanile. Cala l’occupazione per gli under 34, che segnano -55000 occupati nel terzo trimestre, mentre il tasso di occupazione sale per gli adulti di 35-49 anni e si registra ancora una crescita sostenuta tra gli over 50. In pratica, aumentano i lavoratori che, pur volendo andare in pensione, non hanno ancora maturato i requisiti per ricevere l’assegno dall’Inps. Certo, fa ben sperare il calo degli inattivi (-528000) in un solo anno. Attenzione, però a trarre conclusioni affrettate. La nota del ministero specifica, infatti, che questo dato è dovuto anche “alla riduzione complessiva di individui nella fascia di età 15-64 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione”.

Solo i voucher crescono in maniera esponenziale ed ininterrotta: nei primi nove mesi del 2016 i voucher venduti sono stati 109,5 milioni, il 34,6% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Inoltre è assai magro il guadagno di chi viene pagati con questi buoni da dieci euro lordi.  Nel documento possiamo leggere che: “I voucher incassati nel 2015 (quasi ottantotto milioni) corrispondono a circa quarantasettemila lavoratori annui full-time e rappresentano solo lo 0,23% del totale del costo lavoro in Italia. Il numero mediano di voucher riscossi dal singolo lavoratore che ne ha usufruito è ventinove nell’anno 2015: ciò significa che il 50% dei prestatori di lavoro accessorio ha riscosso voucher per (al massimo) 217,50 euro netti”.

Questi dati sull’occupazione, però, non devono stupire. Con una crescita economica misurata in decimali come si può pensare di far aumentare il numero degli occupati. Insomma, per quale motivo un imprenditore dovrebbe assumere nuovo personale se non ha niente da fargli fare? La decontribuzione, è stata una grande sanatoria per mettere in regola migliaia di lavoratori. Il jobs act, dunque, è stato un fallimento? Finora sicuramente: Sì. Comunque, attendiamo con ansia di comparare i dati sull’occupazione del 2015 con quelli del 2016.

Salvatore Recupero

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