Verona, 8 feb – Ha fatto scalpore e avuto successo la mobilitazione, partita dai social, per salvare il pandoro Melegatti. Ora che il Natale è passato e la Pasqua inizia a intravedersi in lontananza, è il momento di salvare le colombe. Per farlo, c’è da scommetterci, partirà un’altra campagna di sensibilizzazione all’acquisto del dolce dell’azienda in crisi. Ma prima di acquistarle, le colombe vanno prodotte.
E per produrre le colombe un ingrediente fondamentale è il lievito. Alla Melegatti il lievito madre lo tengono in vita dal 1894. Come ogni elemento prezioso, anche del lievito ci si deve occupare con attenzione, amore e molta cura. Lo si deve nutrire, idratare, reimpastare ogni giorno, e lo si deve mantenere a una temperatura costante. Così, per non compromettere il futuro dell’azienda a livello qualitativo e per garantire la fragranza dei prodotti da loro sfornati, i dipendenti hanno deciso di vegliare a turno sul lievito. Nonostante l’azienda sia chiusa.
Quando sembra ormai fallito l’accordo con il fondo maltese Abalone, che si dichiara pronto a proseguire nell’impegno assunto per la campagna natalizia ma a patto di diventare socio di maggioranza, sullo sfondo si apre una nuova speranza. Il trevigiano caffè Hausbrandt ha già fatto pervenire al Tribunale un milione di euro suddiviso in quattro assegni da 250mila euro per finanziare la campagna pasquale. Pare anche che in seguito Hausbrandt abbia intenzione di portare a compimento la procedura di ristrutturazione del debito (o di concordato preventivo) per poi procedere all’acquisizione della storica società. In questo modo Melegatti rimarrebbe italiana.
Ma la sopravvivenza della Melegatti passa anche dal lievito. Lo sanno bene i dipendenti, che nonostante lo scoramento per le promesse disattese dall’azienda hanno deciso di tenere viva la preziosa materia prima senza ricevere alcun compenso. Lo fanno gratis. Non c’è sciopero o cassa integrazione che tengano: il lievito va tenuto in vita. Anche se le macchine per la produzione delle colombe, che sarebbero dovute essere accese a gennaio, sono ancora spente.
Anna Pedri
 

2 Commenti

  1. Un altro pezzo di paese che va alla malora, un’altra impresa oramai fallita…….. cinque anni di schifosa dittatura piddina,10 miliardi di euro spesi per la feccia africana e non un euro speso per tentare uno pseudo salvataggio di questa storica realtà dolciaria……. grazie europa.

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