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Roma, 2 mag – Enrico Letta ci è tornato da Parigi come acclamatissimo segretario Pd, Fedez ci è salito sul palco del concertone del primo maggio, obiettivo: ddl Zan (e ius soli). La battaglia della sinistra arcobaleno, declinata dalla rediviva alleanza giallofucsia, con il M5S schieratissimo con il cantante dopo l’attacco alla Lega, è soltanto all’inizio. I giallofucsia (Italia Viva compresa) infatti vogliono che il ddl Zan sia approvato anche in Senato il prima possibile. E’ una questione della massima urgenza, dicono. Non a caso Letta in persona ha obiettato (su Facebook) che la pandemia non può essere la scusa per non difendere i diritti civili, a partire da quelli degli immigrati e dei gay. Infatti i due fronti – legge contro l’omotransfobia e cittadinanza agli immigrati – sono collegati: sono le due priorità della sinistra. E i compagni hanno mobilitato tutti, ma proprio tutti, per amplificare il loro disegno iper ideologico, spacciandolo per battaglia di civiltà e di democrazia. Quindi non è che la sinistra “riparte da Fedez” perché non ha leader con abbastanza seguito. Ma piuttosto Letta e gli altri giallofucsia sfruttano anche il marito della Ferragni per rendere “trendy” un disegno di legge liberticida.



Fedez al concertone rilancia il ddl Zan (e i giallofucsia esultano)

Non a caso Fedez dal palco della festa dei lavoratori – abbandonati dalla sinistra e che hanno ben poco da festeggiare dopo oltre un anno di lockdown, chiusure e restrizioni – ha parlato di ddl Zan (attaccando la Lega). Non a caso i dem e i 5 Stelle – che hanno piazzato sulle poltrone della Rai quei dirigenti ora accusati di tentata censura in un evidente cortocircuito della sinistra – sfruttano la querelle Fedez-Capitani per dire che a maggior ragione il ddl Zan va approvato quanto prima. Il succo insomma – che poi è l’ordine di scuderia – è fare pressione per sbloccare la legge in Senato. Legge che – lo ricordiamo – è un bavaglio per la libertà di espressione e un cavallo di Troia per indottrinare i ragazzini in classe con la teoria gender (oltre che per legittimare il diritto – che diritto non è – all’utero in affitto per le coppie gay).

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Ius soli e ddl Zan: da quando è arrivato Letta il Pd non parla d’altro

Da quando è arrivato Letta, il Pd non parla d’altro: ddl Zan e ius soli. Per Enrico il parigino sono le due battaglie da vincere per uscire dal medioevo italico che lui fustiga dall’alto della sua esperienza all’estero. Dopo il comizio-pistolotto di Fedez di ieri, poi, anche i 5 Stelle (Conte in primis) si sono schierati con il marito della Ferragni, contro ogni censura. Oltre al danno la beffa, dunque. Visto che il ddl Zan sì che è una forma di censura, contro la stragrande maggioranza dei cittadini, che dovranno stare attenti a come parlano in materia di famiglia e altre questioni altrettanto delicate.

Un ddl per vietare agli italiani di poter contestare che i gay abbiano diritto a pratiche inumane come l’utero in affitto

Il ddl Zan serve a equiparare i diritti dei gay con quelli di chiunque altro, su tutti i fronti. E’ questa l’operazione della sinistra arcobaleno in atto: altro che disoccupati e imprese in ginocchio. Ecco perché Fedez, gli altri influencer che pensano “che fa fico”, i comici, attori e cantanti di sinistra, Letta, Conte e tutti gli altri non si fermeranno. Perché hanno sposato l’ideologia gender e la battaglia dei diritti Lgbtq+, che poi, a stringere, sarebbe il divieto per gli italiani di poter contestare che i gay abbiano il diritto a pratiche inumane come l’utero in affitto. Il tutto con la scusa dell’omofobia e della discriminazione.

Una legge che non serve agli italiani

Una legge imposta da un gruppo di potere per difendere una minoranza che tutto è tranne che indifesa. Il dato politico dunque è che nonostante la pandemia, la crisi economica scatenata dalle restrizioni imposte per mesi e mesi, i giallofucsia continueranno a martellare con il ddl Zan. Obbligo del “centrodestra di governo”, come si autodefiniscono Forza Italia e Lega, unitamente a Fratelli d’Italia, che è però all’opposizione, è dunque ostacolare questo disegno. Numeri alla mano, peraltro, questa legislatura non dovrebbe riuscire a far passare la legge. A maggior ragione che, come ripete a ogni piè sospinto il senatore leghista Pillon, il ddl Zan non è una legge voluta dagli italiani. Non è una legge che serve agli italiani: i reati in questione sono già severamente puniti e ai bambini – siamo sicuri – non interessa niente dell’ideologia gender.

Adolfo Spezzaferro

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6 Commenti

  1. Siamo nella m, economia in ginocchio e ci occupiamo di queste s.zate e diamo voce ad un non artitista (per fortuna l’arte è altra cosa) e ad uno pseudo catto comunista che di fatto fa lo stalinista

  2. Più scende la parabola di Grillo più fanno salire quella di Fedez. O si è capaci di smascherare, fermare culturalmente, scientificamente e tecnicamente la strumentalizzazione di stati patologici in divenire, oppure tutto diventerà utile a dividere e così facendo continuare a dirigere in mala fede. Chi sta male non è contento…, lo fanno diventare contento. Dobbiamo migliorare nella comunicazione verso chi soffre e/o abbattere chi ci gioca sopra (il giocar sui sentimenti!).
    Si pensa davvero che nel 2021, vivere di sole apparenze, drogarsi, essere omosessuali-masochisti passivi, addirittura trans conflittuali, sia il massimo a cui aspira un essere?! E’ un travaglio che cerca i veri perché, non il contentino social-legale…

  3. Ogni simile ama il suo simile. A chi poteva stare tanto a cuore una legge per coccolare gli invertiti?

  4. A quanto pare Fedez ha un figlio che già da piccolo sembra femminiello:

    https://www.tio.ch/people/gossip/1502734/fedez-figlio-leone-gioca-bambole

    e quindi a maggior ragione Fedez fa propaganda pro LGBT, ma alla stragrande maggioranza degli italiani non gli frega una cippa fritta che lui sia contento del suo figlio femminiello, imporre anche agli altri che lo debbano essere è un’operazione di ingegneria sociale altamente distopica, chissà da dove proviene……..

  5. letta i sinistracci sinistrati hanno bisogno degli agit prop e della psy ops dei socila che di fatto occupano manu militari avendo assoldato i tecnobalordi webmaster finanziati dalla open foundation di giorgetto di ungheria

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