Roma, 20 mar – Il recente arresto di Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, ha messo in grande imbarazzo il M5S. Tanto che Luigi Di Maio in persona ha prontamente provveduto a espellere dal movimento il fiduciario del sindaco Virginia Raggi. Non era mai successo prima che i pentastellati cacciassero un loro iscritto senza passare dalla commissione dei probiviri. E però il caso De Vito è effettivamente di quelli che possono scuotere alle fondamenta la credibilità di un partito. Arrestato per corruzione nell’ambito delle indagini sul nuovo stadio della Roma, De Vito ha infatti sconfessato in un sol colpo tutta la linea del «cambiamento» professata dalla Raggi. E, per di più, lo ha fatto tradendo il paradigma dell’«onestà» tanto caro ai sedicenti paladini dell’anti-casta.

L’antifascismo nel cuore

L’indignazione è ovviamente forte, sia nella base grillina sia tra gli oppositori del M5S. Il movimento, dopo l’atto d’imperio di Di Maio, non sta perdendo tempo nel prendere le distanze da De Vito, ma difendendo comunque la Raggi. Da Fico a Toninelli, tutti stanno infatti facendo quadrato attorno al sindaco di Roma. Eppure il presidente dell’assemblea capitolina era uno dei fedelissimi della Raggi e del suo nuovo corso. In particolare per ciò che riguarda la riscoperta dei «valori dell’antifascismo», la scelta ideologica sostenuta a spron battuto dal primo cittadino di Roma, a partire dalla toponomastica. L’estate scorsa, infatti, De Vito aveva giustificato così la decisione di non intitolare una via a Giorgio Almirante: «Roma è orgogliosamente antifascista. Mai più toponimi a chi ha aderito alle idee del “disciolto partito fascista” o a teorie sulla razza. Nello Statuto inseriremo con maggiore chiarezza i valori che ispirarono la nostra democrazia, in omaggio alla storia della nostra città».

 

Tu quoque De Vito

Ma oltre alle prese di posizione sull’antifascismo, l’ormai ex militante grillino, attualmente agli arresti, si era distinto anche per una feroce polemica anti-Pd sul fronte della corruzione, dopo che i dem romani erano stati travolti dall’inchiesta di Mafia Capitale e dalle dimissioni del sindaco Marino. Tanto che in queste ore che sta girando in rete un video elettorale, risalente al 2016 e pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui De Vito afferma solennemente che, con la vittoria del M5S alle imminenti elezioni comunali, «colpiremo per la prima volta sprechi e corruzione». Insomma, il ragazzo predicava bene ma razzolava male. Troppo male.

Valerio Benedetti

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